“La scelta”, quei cittadini che salvarono ebrei e antifascisti

Il libro sarà presentato sabato 27 gennaio 2018 alle ore 17.30 presso la biblioteca di Luvinate

auschwitz interno shoah (per gallerie fotografiche)

Un diario ritrovato, le parole del padre ripercorse, il desiderio di lasciare una traccia di quegli anni drammatici, la volontà di favorire, ogni giorno, una scelta, insieme ai giovani di oggi. Saranno questi alcuni dei temi trattati alla presentazione in anteprima del libro “La Scelta” in occasione del Giorno della Memoria, in programma per sabato 27 gennaio 2018 alle ore 17.30 presso la Biblioteca di Luvinate.

IL DIARIO RITROVATO – L’architetto luvinatese Elena Brusa Pasqué ripercorrerà così la testimonianza del padre Sergio raccontata attraverso le pagine del diario ritrovato: dal ’43 al ’45 la famiglia Pasqué, in collaborazione con Calogero Marrone, lavorò per salvare ebrei e antifascisti in fuga verso il Varesotto. Alla redazione del testo hanno lavorato alcuni ragazzi di Varese e Luvinate, che saranno presenti all’incontro e che firmeranno il libro.

LA SCELTA” – “La scelta la fecero i miei famigliari, Marrone e don Rimoldi e pochi altri in quegli anni di guerra salvando gli ebrei. La scelta è stata anche compiuta dai miei figli, mia nipote e i loro 7 amici varesini e luvinatesi che per alcuni mesi nel 2017 si sono incontrati per scegliere i brani da inserire per il libro. E’ un bellissimo pezzo di storia – sottolinea Elena Brusa Pasqué – che parte dal diario di mio padre scritto all’età di 20 anni e che oggi spero di poter consegnare alle future generazioni”.

“CASELLA POSTALE 1848” – “Per oltre 18 mesi mio padre in Canton Ticino divenne la “casella postale 1848”, un giovane ventenne che portava la posta, in bicicletta, dall’Italia ai rifugiati e ai partigiani e viceversa. Fu aiutato per la parte italiana da mia nonna Santina che per questo motivo fu tradita da una vicina di casa, arrestata e messa in prigione dai tedeschi e lei, nota maestra elementare di Casbeno, venne salvata dal suo alunno che faceva il traduttore per i tedeschi e che tradusse in modo diverso le sue parole ardite e coraggiose. Il soprannome di mio padre -si legge in alcuni passaggi del testo, che verranno anche esposti durante l’incontro- fu proprio San Francesco, per il suo legame con Don Carnera e l’oratorio di via San Francesco a Varese, e con questo nome teneva i collegamenti con i partigiani e molti preti del Canton Ticino e ticinesi molto sensibili che lo hanno aiutato”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 gennaio 2018
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