Latino e informatica: un ricercatore di Gallarate premiato con l’ERC

La passione per i testi classici e l'incontro con Padre Busa sono le ragioni della carriera di Marco Passarotti insignito del prestigioso premio europeo ERC del valore di 2 milioni di euro

Marco Passarotti

Venti minuti per vincere la scommessa di una vita intera. È quello che è accaduto a Marco Passarotti, classe 1975 nato a Gallarate, che ha vinto uno dei prestigiosi ERC, finanziamenti attributi dalla Commissione europea per progetti di ricerca di alto valore qualitativo. E il campo di studio del ricercatore gallaratese è indubbiamente nuovo e particolare: il trattamento automatico della lingua latina.

« Ho studiato al classico Pascoli di Gallarate – spiega il dottor Marco Passarotti – un liceo che è stato una vera rivelazione. Studiare latino e greco negli anni dell’adolescenza offre occasioni uniche di crescita personale. Gli strumenti che si ottengono sono una macchina potentissima per imparare a interpretare se stessi, le proprie ambizioni e aspirazioni».

Sulla strada di Marco, però, non ci sono stati solo Cicerone, Tacito, Euripide o Sofocle: « Ho avuto la grande fortuna di conoscere, sin dalla mia adolescenza, uno studioso illuminato, uno dei più quotati studiosi di “linguistica computazionelae” al mondo: padre Roberto Busa che lavorava anche all’Aloisianum di Gallarate. Era un amico di famiglia ed è stato un mentore e un punto di riferimento. Se oggi sono arrivato sino a qui è stato grazie a lui. Al momento della scelta universitaria dopo il liceo, mia madre mi portò a colloquio da lui sperando che mi indirizzasse verso medicina dissuadendomi dalla mia volontà di proseguire gli studi antichi. Lui mi chiese cosa volessi fare e io gli risposi “Lettere classiche”. Lui guardò in alto poi mi fissò e rispose: “Bravo. Ma comprati un computer e impara a trattare i dati”. Quello è stato il suggerimento che mi ha aperto la strada».

Marco Passarotti, nonostante i suoi 42 anni, è considerato ancora un “giovane ricercatore”: « Grazie a questo premio diventerò professore e potrò ottenere una maggiore visibilità. Fare il ricercatore in Italia è difficile: si vive di piccoli finanziamenti, sempre con il dilemma di poter andare avanti. Io dirigo, con Savina Rainaud professoressa di filosofa del linguaggio, all’Università Cattolica di Milano il centro di ricerca “CIRCSE” che è la prosecuzione del gruppo messo in piedi da padre Busa. A questo gruppo arriveranno 2 milioni di euro di premio ERC»

Marco Passarotti ha vinto l’ ERC Consolidator Grant (https://erc.europa.eu/news/erc-2017-consolidator-grants-results), tra i premi più prestigiosi che un ricercatore possa ottenere a livello mondiale . In genere le menti italiane ottengono grandi soddisfazioni ma raramente questi studi e fondi arrivano nei laboratori italiani: «A questa tornata, sono solo tre gli italiani ad aver vinto il grant nell’area SH (Social Sciences and Humanities). Io sono l’unico linguista. Il mio progetto vuole valorizzare quanto fatto ad oggi (in giro per il mondo) nel campo delle risorse linguistiche e del trattamento automatico della lingua latina».

Ottenere finanziamenti cospicui non è certamente facile: « Il mio progetto è frutto di anni di studio e ricerca. Prima di capire dove muoverti devi conoscere bene il contesto e analizzarlo: da quell’indagine si possono ottenere spunti di innovazione da cui partire. Partecipare impone rigore, competenze e conoscenze: non basta l’intuizione. Poi le soddisfazioni sono sempre poche: si ottiene l’asso di cuori dopo aver accumulato decine di due di picche…. Però quando arriva è una enorme soddisfazione».

In parole semplici, il lavoro, che l’equipe del dottor Passarotti farà, sarà quello di individuare un paradigma che possa mettere in correlazione le enormi quantità di raccolte linguistiche latine sparse nel web ( corpora, lessici, dizionari, grammatiche) : « Un tempo la linguistica computazionale era sconosciuta. Oggi ha rivoluzionato il nostro mondo: pensate a com’è cambiata la ricerca su Google, a Siri, al paradigma per semantic-web usato da fb. Io sono un linguista, ma ignorare gli sviluppi dell’informatica è da spocchiosi. Occorre aprirsi al mondo e accettare le contaminazioni che portano a nuovi sviluppi. Noi andremo a definire un modo che permetta a tutti questi strumenti di collaborare attraverso un paradigma “Linked data” che metta in correlazione».

Per ottenere un ERC occorre scrivere bene il progetto, che viene vagliato da una prima commissione per scremare solo idee e curricula potenzialmente più interessanti. Supera questo step circa il 20% dei concorrenti. Quindi la presentazione di una quindicina di pagine viene vagliata da una seconda commissione. Se promossi ( passa circa il 13%), allora si è invitati a Bruxelles dove un panel di 20 esaminatori ti interroga in venti minuti. Arrivare al 24esimo piano di quel palazzo è stata l’emozione più grande mai provata dal ricercatore di Gallarate: «In quel corridoio leggi i poster che dicono “Diamo vita alle migliori idee del mondo”: per un ricercatore è stare nell’Empireo. Quando sono stato chiamato, la tensione si è sciolta immediatamente. Mi sono sentito a mio agio perché stavo parlando di qualcosa in cui credo profondamente, su cui ho speso energie perché davvero penso di poter contribuire a migliorare il mondo. Ho pianto leggendo l’email che mi annunciava il premio. Lacrime di emozione e gioia : con i miei collaboratori ci siamo abbracciati increduli».

Ora il dottor Passarotti, che diventerà professore, deve costruire la nuova squadra: « Ottenere un ERC è un prestigio enorme anche per l’ateneo perché aumenta nel ranking, attira nuovi cervelli, entra in un circuito positivo. Ed è per questo che veder vincere così tanti italiani che rimangono all’estero è una perdita enorme per l’università italiana. Questo premio non è solo un assegno ma un attestato mondiale di valore».

Quei venti minuti a Bruxelles hanno cambiato per sempre la vita del “giovane ricercatore”: « Questo premio lo dedico ai miei genitori che hanno sempre creduto in me nonostante la vita di grandi rinunce. Alle mie nonne. A padre Roberto Busa che mi ha ispirato e alla mia fidanzata Alice».

Da domani per Marco comincia una fase nuova: « Il premio deve essere uno  stimolo per il mio settore perché si apra all’informatica, alla tecnologia ma anche all’inglese. Oggi la linguistica computazionale è una competenza molto richiesta. Io attualmente ho un corso all’Università di Pavia e altri atenei iniziano a proporre questa docenza che offre a interessanti opportunità».

Con Marco Passarotti il latino si avvia a vivere una seconda vita.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 11 gennaio 2018
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