Il lavoro è reale, la comunicazione genera il vuoto

Inaugurata all'Università Bocconi la mostra di Giovanni Nicolini "Dalla osservazione del mondo alla contemplazione della comunicazione"

Avarie

È stata inaugurata all’Università Bocconi, nella sala ristorante di via Sarfatti, la mostra di Giovanni NicoliniDalla osservazione del mondo alla contemplazione della comunicazione”. Il tema è quello del lavoro nelle varie declinazioni sperimentate da Nicolini. Nella mostra ci sono infatti sei sequenze, una selezione di opere realizzate dal 1985 a oggi. Ci sono le esperienze condivise con le maestranze nei luoghi del lavoro, in particolare in alcuni stabilimenti di Modena (1985) e di LØdz in Polonia (1990) dove lo spazio della fabbrica ha accolto, in concomitanza, un intervento murale di Sol Lewitt. C’è anche un pezzo di Varese nella mostra di Nicolini che presenta il lavoro svolto sul territorio varesino con il distretto rurale in collaborazione con Luisa Broggini, Massimo Crugnola e altri nuclei familiari impegnati nella agricoltura tradizionale.

Per spiegare le ragioni che hanno ispirato la mostra, Nicolini cita il filosofo francese Edgar Morin. «In un suo antico saggio osservava sottilmente che per contemplare l’arrivo del treno o l’uscita degli operai dalla fabbrica  sarebbe stato  sufficiente andare in una stazione o nei pressi di uno stabilimento. Ma così non è andata e come si faceva ressa alle porte del Salon Indien del Grand Café di Parigi a fine ‘800, ancora oggi le contenute mitologie personali, e ancor più quelle collettive, si determinano nello stupore  incondizionato procurato dal rispecchiamento della realtà. Per queste vie il senso delle cose e la vita stessa paiono rianimarsi ed esistere solamente nel fissarsi sulle immagini, pittoriche, fotografiche, filmiche o espresse dalle reti, stimate “più vere della natura, più ricche della vita stessa” pare quindi avverarsi la condizione in cui all’osservazione del mondo e a una sua soddisfacente conoscenza è subentrata la remissiva contemplazione di una comunicazione sempre più satura, contraddistinta da contenuti vuoti e da  una profusione di immagini in cui non c’è nulla da vedere. Una limitazione a cui forse è possibile opporsi persino con la pratica di una pittura disincantata e intimista, quasi illustrazione naturale e puntuale di ogni pagina del diario quotidiano».

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L’installazione del Distretto rurale al Chiostro di Voltorre di Gavirate (Varese), anno 2010

Nel 2004 Einaudi pubblicò “Contro la comunicazione”, un saggio di Mario Perniola, docente di estetica all’Università “Tor Vergata”, in cui si analizza il rapporto che c’è o, meglio, che non c’è tra la realtà e le sue rappresentazioni massmediatiche. «La comunicazione – scrive Perniola – è l’opposto della conoscenza. È nemica delle idee perché le è essenziale dissolvere tutti i contenuti. L’alternativa è un modo di fare basato su memoria e immaginazione, su un disinteresse interessato che non fugge il mondo ma lo muove».

È chiaro che Nicolini con questa mostra si pone un obiettivo:  costruire una comunicazione diversa. È una ricerca che per l’artista continua da una vita, ma se per Perniola deve essere l’estetica a orientare lo sguardo di chi comunica  («Il giudizio di gusto è disinteressato»), per Nicolini l’estetica non può essere disgiunta dalla dimensione etica del lavoro.

Che cosa ne sarà del lavoro con l’industria 4.0? A questa domanda è forse ancora troppo presto per rispondere, ma Nicolini ha l’urgenza dell’artista che ricerca.

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La mostra, organizzata da Isu Bocconi, sarà visitabile dal 15 gennaio al 9 marzo, con ingresso libero dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 gennaio 2018
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