L’ospedale di Varese tradito dalla politica

Il ricordo di Carlo Ballerio sulla storia del monoblocco fa riemergere responsabilità precise sulla situazione difficile che vive oggi la sanità cittadina. Le riflessioni di Pier Fausto Vedani

monoblocco ingresso

La lettera-documento del dott. Carlo Ballerio è stata una forte testimonianza su alcune vicende dell’ospedale di Circolo.

Una lettera inattesa, di rara attendibilità , che fa uscire da riserbo e silenzio quasi ventennali una persona che a Varese ha avuto notevoli ruoli politici e amministrativi prima di mettere la sua professionalità a disposizione di un importante gruppo della nostra regione.

Carlo Ballerio infatti negli anni 70 era nella prima squadra di Comunione e Liberazione voluta dagli elettori a Palazzo Estense e dalla quale è uscito per diventare sindaco Pippo Gibilisco dopo che Mario Ossola, in carica dal 1964, aveva rinunciato, era il 1978, al mandato di primo cittadino.

Oltre a esprimere valutazioni, il dott. Ballerio ha affermato di voler ricordare l’alto profilo dei vertici ospedalieri , il presidente Trombetta, il segretario Salvatore e il direttore sanitario prof. Bignardi impegnati negli Anni 90 nella ricerca di un modello d’avanguardia per un nuovo ospedale.

Un grande lavoro preparatorio il loro, bene puntualizzato e ricordato da Carlo Ballerio che vi aveva preso parte: egli avrebbe lasciato l’ospedale di Circolo avendo la carica di vicesegretario generale.

Il progetto per il nuovo Circolo si ispirava nelle linee generali a quello tedesco di Augsburg , allora il più recente in Europa, che meglio recepiva le esigenze di Varese e del suo territorio.

Tanto lavoro, più di due anni,, sarebbe stato buttato nel cestino dalla Regione Lombardia che nel frattempo aveva preso saldamente in mano il potere sulla sanità. Dimenticandosi tra l’altro che la nuova legge del 1968 sugli ospedali come soggetti pubblici non aveva eliminato la possibilità di avere collaborazione da una risorsa importantissima come le comunità locali. Se Trombetta avesse avuto la laurea poteva essere confermato presidente.

Come i ras di Milano invece abbiano lavorato al loro progetto è sotto gli occhi di tutti: davvero triste la realtà odierna di un ospedale spennato come l’attuale Circolo ridotto a 475 posti letto e con una Facoltà di medicina e chirurgia ridimensionata. 

Un sistema assistenziale così compresso colpisce duramente sul piano sociale e culturale il nostro territorio e non poteva non attirare l’attenzione degli organismi di controllo. E’ accaduto infatti che il sindacato dei medici abbia richiamato la direzione generale dell’ospedale al rispetto di una norma europea, inflessibile e indiscutibile e come tale da applicare rigorosamente, se si vuole evitare pesanti sanzioni. La norma non permette di far lavorare i medici più di 38 ore alla settimana : se la norma non viene applicata interviene l’ufficio del lavoro che invierà i carabinieri per i previsti rigorosi controlli: sulla base del loro rapporto verrà presa una decisione. Potrebbero esserci tempi cupi per i responsabili della sanità perché il richiamo del sindacato dei medici alla direzione del Circolo non ha l’aria di essere bonario ed è ormai noto che la corsa della politica ai tagli della nostra sanità provoca problemi a più livelli . E inoltre smentisce i propagandistici annunci di successi nella “riforma alla lombarda” tanto strombazzata.

Oggi infatti non abbiamo ancora il Del Ponte completato ed efficiente come era stato sbandierato, reparti del Circolo spesso in emergenza– cioè convivono con la criticità- infine medici e infermieri che al territorio risparmiano una loro lotta con sistemi pesanti solo perché la vera controparte sono gli ammalati.

Con malinconia ricordiamo anche noi Trombetta, Salvatore e , Bignardi. E ringraziamo Carlo Ballerio rimasto coerente nel tempo, cioè sempre dalla parte di una comunità ben meritevole dell’attenzione del mondo politico.

E’ comunque giusto e doveroso ricordare che i governi che si sono succeduti a Roma sono sempre alla caccia di quattrini e hanno scoperto che la sanità non è uno dei più importanti servizi ai cittadini, ma una risorsa e hanno iniziato a tagliare i finanziamenti alle regioni.

Anche la grande sanità di Emilia Romagna è stata massacrata , ma nel fedelissimo impero del PD i cittadini si sono ribellati davanti a decisioni che ritenevano ingiuste e diminuivano la portata dell’assistenza.

A Varese ci sono state attenzione e reazione per diverse problematiche, si sono formati anche comitati, ma ha colpito l’atteggiamento distaccato della politica che non solo ignora la portata dei problemi ,ma pretende anche l’applauso per suoi interventi che non superano il livello del rattoppo e fanno perdurare i disagi.

Manca poco più di un mese alle elezioni e nessuno dei due più importanti squadroni in lizza ci mette la faccia. Forse contano tutti sulla proverbiale pazienza del nostro elettorato, ma l’esperienza negativa fatta con la Lega ci ha ribadito che non bisogna mai aprire la porta agli sconosciuti: possono essere anche brava gente, ma in politica questo non basta. 

Chissà se si farà avanti qualcuno. Si accettano solo persone e programmi credibili.

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Pubblicato il 31 gennaio 2018
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