Marco Zoppi: responsabilità medica e tutela del patrimonio familiare

Si ha responsabilità medica quando un operatore sanitario per errore od omissione cagiona un danno ad un paziente.

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Cos’è la responsabilità medica

Si ha responsabilità medica quando un operatore sanitario per errore od omissione (errore diagnostico, errore terapeutico, omessa vigilanza, etc.)cagiona un danno adun paziente.

La materia è stata recentemente oggetto di un’importante riforma normativa ad opera della Legge 24 dell’8 marzo 2917 (cd. Riforma Gelli), che ha definito confini certi in tema di responsabilità penale dei medici e distinto tra responsabilità civile contrattuale delle strutture mediche e responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 del Codice Civile) dei professionisti.

A tutela dei pazienti danneggiati, la riformaha introdotto l’obbligo di assicurazione a carico di tutte le strutture sociosanitarie,siano essepubbliche o private,affiancandolo all’obbligo già previsto per i professionisti dal D.P.R. 137/2012 del 7 agosto 2012 e successive modifiche del D.L. 69 del 21 giugno 2013.

Responsabilità medica e tutela del patrimonio familiare del professionista

Tralasciando altri aspetti più squisitamente giuridici, oggetto del nostro approfondimento è la posizione di rischio dei professionisti medici e l’analisi di possibili soluzioni strategiche a difesa del patrimonio familiare,nel caso di futura responsabilità civile medica.

Parola all’esperto di trust: Marco Zoppi

Ne parliamo con il dott. Marco Zoppi, esperto di trust, un istituto giuridico di antichissima tradizione (deriva dal sistema giuridico di common law) ma che solo di recente ha iniziato a farsi strada nell’ordinamento italiano.

Dott. Marco Zoppi, perché i medici sono più esposti al rischio di azioni giudiziarie rispetto ad altri professionisti?

“La medicina, pur essendo una scienza, lavora e si evolve su basi statistiche. Questo accade poiché ogni essere umano è unico e ne consegue la non univocità delle risposte agli interventi terapeutici.

E’ essenzialmente questo il motivo per il quale i medici, molto più di altri professionisti, sono soggetti al rischio di azioni giudiziarie da parte dei loro pazienti.

Negli ultimi tempi i contenziosi in materia di responsabilità medica sono aumentati in modo esponenziale. Secondo il Tribunale di Roma, negli ultimi 5 anni, le denunce nei confronti dei medici hanno registrato un incremento del 300%. C’è quindi un rischio crescente per i professionisti del settore”.

Dott. Marco Zoppi, a fronte di questo rischio crescente, i medici come proteggono il loro patrimonio familiare?

“Tradizionalmente, i medici, per proteggersi, hanno esclusivamente sottoscritto polizze assicurative, senza per altro essere stati messi nelle condizioni di comprendere esattamente i limiti di questi contratti.

Ad oggi, con l’aumento del contenzioso medico, questi limiti sono venuti allo scoperto, modificando sostanzialmente la sensibilità del medico nei confronti della protezione offerta dalla polizza stessa”.

Se le assicurazioni non bastano, allora è necessariorivolgersi a nuovi strumenti che consentano una tutela adeguata, lei che cosa consiglia?

“La nostra esperienza internazionale sulla protezione dei beni da futuri potenziali creditori(il dott. Marco Zoppi è fondatore e CEO DI Global Capital Trust, un’importante trust company svizzera con sedi anche ad Hong Kong ed in Lussemburgo, ndr), ci mette nelle condizioni di affrontare il problema del rischio professionale medico sotto una nuova luce estremamente innovativa, con un approccio assolutamente più tutelante rispetto a quello assicurativo.

Il problema di un eventuale risarcimento per causa medica, deve essere affrontato secondo noi a monte, ovvero mettendo sotto protezione tutti i beni della famiglia del medico, attraverso la particolare caratteristica offerta dall’istituto del trust nella segregazione dei beni.

Il trust, per semplificarlo, può essere immaginato come una sorta di cassetta di sicurezza virtuale, dove il medico dispone quei beni che vuole proteggere da vari eventuali futuri creditori. L’importante perché il trust possa tenere nel tempo e abbia in sé la forza della segregazione, è rispettare alcune importanti caratteristiche. L’operazione di conferimento deve essere fatta in bonis, cioè in un momento non sospetto; il trust deve avere un trustee differente dal disponente, ovvero non deve essere un trust autodichiarato e deve essere assolutamente discrezionale e irrevocabile”.

Dott. Marco Zoppi, oltre al beneficio dato dalla segregazione, il trust offre anche altri vantaggi al professionista che decida di conferirvi i propri beni?

“Il conferimento di immobili in trust, per esempio, sconta la tassa di donazione e successione che è una delle imposte più competitive presenti ad oggi nel nostro Paese. In linea diretta padre e figlio, l’imposta è del 4% calcolato sul valore catastale dell’immobile, con un catasto che ad oggi non è stato ancora aggiornato, e quindi con valutazioni molto competitive. Inoltre, beneficia di un’importante franchigia di un milione di euro a beneficiario: questa situazione, però, non durerà a lungo perché l’Europa ha già richiesto più volte all’Italia di adeguarsi almeno alla media europea che, per la tassa di successione, è il 25% senza franchigia.

Conferendoun immobile in un trust oggi, quindi, e sfruttando la vantaggiosa leva fiscale successoria, mettiamo nelle condizioni il beneficiario, alla scadenza del trust stesso, di poter ritirare l’immobile senza dover pagare nessuna tassa ulteriore.

Per queste ragioni, il trust si candida ad essere lo strumento migliore sia per la protezione dei beni della famiglia del medico, che per un’ordinata pianificazione successoria”.

Grazie dott. Marco Zoppi per aver discusso con noi di un tema tanto delicato quale quello della responsabilità professionale medica e per averci guidato in questo primo percorso conoscitivo dell’istituto giuridico del trust e delle varie opportunità offerte dal suo oculato impiego.

“Grazie a voi per l’ospitalità e buon lavoro”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 gennaio 2018
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