Il piccolo Andrew coccolato dalla sua comunità

Una coppia di richiedenti asilo ha battezzato il proprio figlio durante una vera e propria festa della paese che li ha accolti

Festa a Castello Cabiaglio

Quando il timore lascia il posto all’accoglienza si riescono a realizzare grandi cose. Chi pensa agli immigrati solo come a un problema non vuol capire che in realtà basta poco per compiere passi significativi per il bene di tutti e per un’autentica integrazione.

Ne è la prova il battesimo di un piccolino di due anni, nigeriano, dai grandi occhi neri, vivace e incontenibile, avvenuto il 7 gennaio a Castello Cabiaglio.

I suoi genitori, richiedenti asilo internazionale, desiderosi di battezzare il loro bimbo, avendo avvertito il calore e l’apertura della comunità cabiagliese, si sono determinati a farne richiesta.

Tutti i presenti alla cerimonia, insieme ai rappresentanti del Comune, della parrocchia e di Agrisol, hanno pregato e si sono commossi, testimoniando la gioia, ma nello stesso tempo comprendendo la responsabilità per l’ingresso nella loro comunità di questa piccola creatura, icona di tutti quei bimbi che stanno arrivando da lontano e chiedono dignità e diritti.

I due giovanissimi genitori, provenienti dalla Nigeria, sono ospitati in un appartamento della parrocchia di Castello Cabiaglio, con l’appoggio e il sostegno sia dell’Amministrazione Comunale, sia della comunità parrocchiale, sia di Agrisol Servizi, la cooperativa braccio operativo della Caritas Comasca.

La Comunità parrocchiale di Castello Cabiaglio, guidata dal suo parroco, don Enrico Molteni, è da sempre disponibile e generosa nel dare accoglienza a giovani africani, sapendo che accogliere è molto di più di ospitare.

Si può ospitare senza essere accoglienti. Accogliere infatti significa mettere a proprio agio e dare pari dignità a chi ci sta davanti. Significa entrare in una relazione fraterna. Significa comprendere e farsi comprendere. Significa rispondere con amore al proprio fratello.

E’ una storia positiva quella di Lovely e Alex, dove si intrecciano sofferenza e tanto calore. Si vogliono bene, vogliono costruirsi una nuova vita in Italia e lo dimostrano anche nell’amore che riversano sul loro piccolino, che comincia già a dire qualche parola in italiano.

E’ arrivata in Italia prima lei, poi l’ha seguita il marito e sono in seguito riusciti a ricongiungere le loro vite, grazie anche all’impegno degli operatori della cooperativa Agrisol, che si è occupata di loro dal loro arrivo in Italia.

Oggi il piccolo va alla scuola materna di Castello Cabiaglio. La mamma fa la sarta e il papà lavora in un negozio. Non ha ancora un contratto fisso, ma si sta impegnando: spera così, dopo il periodo di prova, di ottenere un posto di lavoro definitivo e spiccare finalmente il volo verso quella nuova vita tanto agognata.

Sono stati fortunati Lovely e Alex perché sulla loro strada, quando sono arrivati a Castello Cabiaglio, hanno trovato persone che sono andate loro incontro, si sono interessate a loro e li hanno introdotti poco alla volta nei diversi luoghi e iniziative della comunità. Così oggi si sentono parte attiva della vita del paese.

La richiesta del Battesimo è, quindi, anche un vero messaggio di accoglienza e di integrazione, che ci ricorda che siamo tutti uno e ognuno di questi migranti è nostro fratello. L’impegno fondamentale dell’essere comunità per i Cabiagliesi è stato proprio quello di farsi carico, di prendersi cura di questo bambino, della sua famiglia, della loro vita e della loro storia perchè persone in tutto e per tutto simili a noi, fratelli e sorelle di un mondo nuovo che siamo chiamati a costruire. Fanno parte di noi, della nostra storia, della nostra vita.

(a cura di Cesira Colli, Agrisol)

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Pubblicato il 08 gennaio 2018
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