“Proteggetevi da Facebook e dal digitale”

Andrea Boscaro, esperto di mondo digitale riflette sulla nostra attuale condizione e arriva alla conclusione: "Promuovere il digitale" credibilmente quindi significa aiutare noi stessi e gli altri a "proteggersi dal digitale"

smartphone

In occasione delle vacanze di Natale mi ero ripromesso di utilizzare meno il cellulare ed in particolare di consultare in maniera meno assidua i social media così da poter dedicare più tempo ai miei familiari ed anche a me stesso.

Un po’ per rendermene conto, ho dunque scaricato una app (Qualitytime) per contare quanto tempo stessi dedicando alle diverse piattaforme social e, dopo qualche giorno, forse complici anche visite ai parenti e passeggiate invernali, sono riuscito a praticare il tanto agognato “digital detox”.
In questo periodo “offline” ho potuto approfondire aspetti che mi hanno fatto guardare al digitale in chiaroscuro, non come un cambiamento da promuovere tout court – cosa che io faccio per lavoro da tanti anni – ma come un fenomeno da cui imparare anche a proteggersi, almeno per gli elementi distorsivi che presenta.

In quegli stessi giorni peraltro, neanche a farlo apposta, si celebrava il primo sciopero all’interno del polo logistico piacentino di Amazon e raccomandare una maggiore “consapevolezza digitale”, al di là delle rivendicazioni delle parti in causa, significa anche educare tutti noi a conoscere e a rispettare il grande lavoro che sta dietro quei tempi e quelle spese di spedizione che pretendiamo ogni giorno più ridotti.

Ecco, “educare al digitale”, è questo il punto. Tanto noi adulti che i ragazzi e le ragazze più giovani: essi certamente hanno un uso fluido della Rete, ma nello stesso tempo ne fruiscono in qualche caso inconsapevoli della persistenza con cui ciò che condividono possa essere letto e guardato, a distanza di anni, al di fuori del contesto e in una forma talmente pubblica da poter influenzare il loro futuro: pensate ai tanti casi in cui si decide di non assumere qualcuno dopo averne visto il profilo Facebook.

Una maggior conoscenza del “dietro le quinte” ed un conseguente uso accorto di Internet aiuteranno pertanto a condurre una vita serena, lontana da sirene che talvolta, poichè online, ci appaiono “virtuali” e quindi non esistenti (pensiamo al gioco d’azzardo online praticato da 1,8 milioni di italiani) o dalle bolle informative rappresentate da tanti gruppi Facebook dove non trova spazio un’opinione che non sia gridata o frutto di notizie distorte e fabbricate ad-hoc.

Ciò che infine più mi stupisce è quanto si sia passati velocemente – in pochissimi anni – dalla opportunità di comprendere l’uso della Rete come strumento di lavoro, di informazione, di relazione e di comunicazione personale alla più urgente necessità di adattare le nostre competenze per salvaguardare il posto di lavoro o per difendere la nostra impresa. Oggi in Italia oltre il 20% delle ricerche di lavoro sono di difficile reperimento e molte riguardano per riallineare le nostre professioni e di orientare i più giovani a prepararsi per lavori che oggi nemmeno esistono: di qui il grande “piano industriale delle competenze” che dovrà tradursi in un orientamento scolastico più efficace e capillare ed in un approccio personale alla formazione continua più incisivo.

“Promuovere il digitale” credibilmente quindi significa aiutare noi stessi e gli altri a “proteggersi dal digitale” e tale opera di consapevolezza penso che sarà un compito necessario all’interno delle famiglie, delle scuole e dei luoghi di lavoro.

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Pubblicato il 18 gennaio 2018
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