Il rifiuto è la nostra forza. Riciclare è l’imperativo dell’industria tessile

Un progetto a livello europeo con CentroCot come capofila e Unione Industriali come unico partner italiano. Luisa Minoli (area ricerca di Univa): «L’obiettivo è favorire l’approccio all’economia circolare»

Economia generiche

«Tutta la nostra storia si basa su un rifiuto. Un tessuto pensato per un’azienda, ma poi scartato, che rischiava di diventare un rifiuto industriale. Alfredo Grassi nel 1934 decise di riutilizzare quel materiale, aprendo così il primo reparto di confezionamento nella sua azienda» e il resto è storia. A parlare è Mariagrazia Vittori, direttore generale dell’impresa di Lonate Pozzolo specializzata nella progettazione e realizzazione di abbigliamento da lavoro ed equipaggiamenti per la protezione personale. Il filo rosso che collega la Alfredo Grassi e gli scarti di lavorazione è l’economia circolare e, nello specifico, il progetto ENTeR – Expert Network on Textile Recycling. 

LA CIRCULAR ECONOMY E IL PROGETTO ENTER
Facciamo un passo indietro: si parla di circular economy, in ambito industriale, quando si fa riferimento ad un sistema economico in grado di potersi rigenerare da solo. Partendo dalle materie prime, fino ad arrivare al riuso dei cosiddetti materiali di scarto. Motto dell’economia circolare è “il tuo rifiuto, la mia materia prima”. In questo contesto è stato sviluppato per il settore del tessile-abbigliamento il progetto ENTeR, approvato nella seconda call del programma Interreg Central Europe dell’Unione Europea, che vede il Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento (CentroCot) di Busto Arsizio capofila di un partenariato composto da centri di ricerca e associazioni di imprese/cluster del settore tessile, appartenenti a cinque Paesi europei: Italia (Lombardia), Germania (Sassonia), Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia. Unico partner italiano del Progetto è l’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. «Obiettivo di ENTeR è favorire l’approccio all’economia circolare nelle aziende tessili. Nello specifico facilitare e sostenere il riciclo e il riutilizzo degli scarti tessili, con lo scopo di salvaguardare le materie prime e prevenire il consumo di risorse non rinnovabili», spiega Luisa Minoli, Responsabile Area Ricerca, Innovazione e Qualità dell’Unione Industriali, nel corso della presentazione del Progetto che si è svolta a Busto Arsizio. Con lo scopo di sviluppare servizi innovativi per le imprese, conoscendone necessità e bisogni, ENTeR si propone la promozione di un approccio unitario alla circular economy, mediante lo sviluppo dell’offerta di servizi innovativi comuni da parte dei centri di ricerca e delle associazioni coinvolte nell’Europa Centrale e in Italia. Come? Attraverso la creazione di un’agenda strategica (strumento di orientamento delle policy per il territorio), un training formativo per le imprese, lo sviluppo di una piattaforma online per favorire lo scambio di materiali tra realtà diverse e last but not least la creazione di un centro tessile virtuale, che mette a fattor comune le competenze dei centri tecnologi dell’Europa Centrale in tema di gestione degli scarti tessili. E anche attraverso l’identificazione e lo studio di casi pilota che, nel concreto, realizzano approcci alla sostenibilità aziendale, con risultati tangibili. Come nel caso, per l’appunto, della Alfredo Grassi.
foto: da sinistra Marco De Battista (Unione Industriali), Mariagrazia Vittori (Alfredo Grassi), Omar Maschi (CentroCot), Paolo Ghezzo(CentroCot) e Luisa Minoli (Unione Industriali)

UN APPROCCIO ALLA SOSTENIBILITÀ: ALFREDO GRASSI 
«Per la nostra azienda l’economia circolare è la sfida del futuro. È stata approcciata da vari anni sia a livello di gestione ambientale, sia a livello di prodotto con certificazioni ecologiche e l’utilizzo di fibre e tessuti riciclati oppure riciclabili – racconta  Vittori –. Siamo certificati “Cradle to Cradle” (dalla culla alla culla), con una linea di prodotto completamente biocompostabile e ad agosto 2017 è nata una startup dal nome Grassi 10k che si ripropone di utilizzare materiali, tessuti e capi usati e riproporli nel mondo del fashion».

LE PROBLEMATICHE DEL RICICLO NEL TESSILE 
Tuttavia l’analisi dei casi pilota, che verranno identificati sul territorio per testare la validità del progetto ENTeR, servirà non solo a mettere in luce le buone pratiche adottate da alcune realtà, ma soprattutto delineerà le problematiche legate al riciclo nel mondo del tessile. «Lo studio delle difficoltà riscontrate dalle aziende tessili in tema di riciclo servono per comprendere a fondo quali siano i problemi che deve affrontare chi vuole lavorare nella sostenibilità. Queste problematiche sono di tipo logistico, tecnico, materico, sociale e ovviamente economico», racconta Omar Maschi, ricercatore area progetti di CentroCot. 

L’ECODESIGN PER RIPROGETTARE PROCESSI E PRODOTTI 
Altri esempi di applicazione dell’economia circolare arrivano da brand famosi, che hanno messo in pratica i principi dell’ecodesign, riuscendo a ridurre in maniera significativa gli sprechi nel ciclo produttivo. «L’economia circolare si prefigge di chiudere un cerchio. Se prima si aveva una linea concettuale che partiva dalle materie prime e si chiudeva con i rifiuti, oggi non è più così e dobbiamo fare in modo che ci sia una continua simbiosi tra questi fattori – spiega Paolo Ghezzo, ricercatore  area progetti di CentroCot –. L’ecodesign interviene in questa fase e prevede diverse strategie, che tentano di coinvolgere le questioni di natura produttiva e quelle culturali. Un esempio di applicazione di queste tattiche è la Clever Little Bag lanciata da Puma nel 2010: un ripensamento del packaging delle scarpe che ha portato alla riduzione del 60% dei consumi dei materiali. Il tutto semplicemente sostituendo la classica scatola in cartone con una borsa in poliestere che può essere riutilizzata».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 gennaio 2018
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