Un’unica certificazione in campo aerospaziale: docenti europei al lavoro

L'Istituto Ponti è impegnato con altre scuole dell'Unione per individuare i percorsi scolastici che portino a una certificazione unica nel campo della manutenzione degli aeromobili

isis ponti fotovoltaico aereo

Ciò che non fanno i politici, lo realizzano gli insegnanti. I percorsi didattici europei sono ancora distanti. Decenni di confronti e programmi Erasmus non sono ancora riusciti ad azzerare le differenze tra curricula formativi, tantomeno, le competenze e abilità conseguite nei diversi ordinamenti.

Per superare questo limite, si è messo in gioco un pool di insegnanti di scuole a indirizzo tecnico nel campo aerospaziale. Si tratta di docenti provenienti da scuole italiane, francesi, belga, tedesche e finlandesi.

Lo scorso anno, i rappresentanti dei diversi paesi, una scuola selezionata per Stato, si erano ritrovati a Gallarate: l’Italia è infatti rappresentata dall’Istituto Ponti. Si discussero le basi di una programmazione condivisa per poter arrivare a fornire certificazioni congruenti a quanti studiano da manutentori di aeromobili.

Partendo dalle specifiche richiesta dall’ente europeo EASA, i docenti si sono ritrovati nei giorni scorsi a Liegi per concludere il lavoro di confronto: entro marzo la scuola capofila della Germania stilerà il progetto Erasmus+ che dovrebbe essere approvato entro giugno così da farlo partire dal settembre prossimo: « In questo momento – ha spiegato Antonio Perrucci , vicepreside del Ponti, volato a Liegi insieme al docente Dante Capoccia – La nostra difficoltà è fornire certificazioni spendibili in tutta Europa ai nostri ragazzi. Anche gli stage all’estero sono limitati per via di questa diversità di didattica. Vogliamo arrivare a dettare linee comuni per fornire agli studenti le competenze riconosciute in tutti i paesi dell’Unione».

Per tre anni, le scuole lavoreranno per uniformare i percorsi formativi: una volta individuato il percorso, lo si proporrà al proprio ente certificatore nazionale per la validazione che, di fatto, lo renderebbe riconoscibile anche negli altri paesi partner: « Il campo aerospace pone dei vincoli molto rigidi – ha commentato Perrucci – Per questo stiamo lavorando in pool, per adeguare i nostri percorsi a regole già decise e richieste. In Italia adegueremo la parte di curriculum autonomo che la legge delega a ciascun istituto. Ciò che mancherà lo realizzeremo con attività extracurricolari».

A distanza di decenni, l’Unione europea è ancora lontana dall’adeguare i suoi profili educativi, necessari alla mobilità dei lavoratori. Dal basso parte ora un nuovo movimento che spera di superare le barriere che ancora persistono.

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Pubblicato il 12 gennaio 2018
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