«Nessuno dovrebbe partorire col mal di denti»

Dino Azzalin è appena tornato dal suo ultimo viaggio in Africa dove, insieme ai volontari CUAMM, ha aperto uno studio odontoiatrico “made in Varese”. Ecco il suo racconto (e la tirata d'orecchie a chi parla di "razza bianca")

Quando non indossa il camice, impugna una penna. Quando sveste i panni del medico e del poeta, prende un aereo e vola in Africa.
Dino Azzalin non ha bisogno di presentazioni: chi lo conosce sa che è un “personaggio”, sotto molti punti di vista.
Medico dentista, spende molto del suo tempo facendo volontariato in Africa.

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Dino Azzalin e l'ambulatorio odontoiatrico nell'Ospedale di Tosa 4 di 4

Durante il suo ultimo viaggio, a gennaio, ha fatto da “tutor” ai medici africani che ora cureranno anche i denti: «Ogni volta che torno dall’Africa quello che mi dà più fastidio è dovermi rimettere le scarpe – racconta sorridendo Azzalin-. Sì, chiudere i piedi al buio e stretti da due pareti di cuoio è davvero triste e crudele: in un’altra vita devo aver vissuto da queste parti. In Italia mi chiamano l’africano bianco  da queste parti invece, the bishop of dentist (il “santone” dei dentisti ndr)».

Tutto è iniziato nell’inverno del 2015, quando per la prima volta suo figlio Riccardo ha deciso di accompagnarlo in una delle tante missioni in Africa: «Allora ero ancora in carica come presidente CUAMM-Varese organizzazione ONG che opera in Africa da 60 anni, con progetti sanitari dell’ “Ultimo miglio” per il miglioramento della salute materno infantile e l’assistenza al parto nel Continente nero».

L’ospedale di Tosamaganga è una bella realtà rurale a 500 km da Dar Es Salaam in Tanzania, dove i sanitari locali sono affiancati da medici italiani e specializzandi che lavorano per il CUAMM, nel progetto “Prima le mamme e i bambini” rivolte alle donne africane per un parto protetto e sicuro.

«Ho fatto visita anche allo studio dentistico dell’ospedale e l’ho trovato di una povertà desolante sia di beni strumentali sia di materiali odontoiatrici.  Mentre mi trovavo li è arrivata una ragazza poco più che una bambina in procinto di partorire e che, in preda a un terribile mal di denti, mi implorava di fare qualcosa. Guardai la bocca e con Edwin Kayuga il collega africano non potemmo far altro che toglierle un molare molto cariato, quasi senza anestesia, e con molto dolore. Ed è ancora mia convinzione che con un minimo di attrezzatura avremmo potuto salvarlo. Qualche ora dopo partorì il suo bellissimo bambino, ed era così felice che mi disse, che preferiva mettere al mondo un figlio piuttosto che morire dal mal di denti.
E così “partorii” anch’io la mia idea: qualche giorno dopo nel viaggio di ritorno da Tosa dissi a Don Dante Carraro, direttore nazionale di CUAMM, che se partorire con dolore era una punizione divina, farlo anche con il mal di denti era una vera maledizione. Bisogna porre rimedio».

Dino Azzalin e l'ambulatorio odontoiatrico nell'Ospedale di Tosa

Dopo una lunga riflessione ha preso forma il progetto, e qualche tempo dopo nel 2016 con l’APA, (Amici Per l’Africa) associazione di dentisti, odontoiatri, igienisti, odontotecnici, assistenti alla poltrona, CUAMM e APA è nata un’inedita joint venture della solidarietà.

«I fondi sono stati raccolti essenzialmente con una generosa collaborazione tra CUAMM (Doctor with Africa) -Varese, APA-Onlus, l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Varese e una donatrice privata varesina.
Così tra giugno e agosto 2017, coi dentisti e assistenti volontari APA e gli espatriati CUAMM, abbiamo provveduto all’acquisto a Dar El Salaam di un nuovo studio dentistico completo, di fabbricazione brasiliana, e il rinnovo dell’ambulatorio odontoiatrico nell’Ospedale di Tosa dove è stato installato.
Così nel gennaio 2018 è partita l’attività dello studio odontoiatrico nuovo e fiammante “made in Varese”, finalmente attrezzato e in grado di poter eseguire le cure per una odontoiatria di base (otturazioni, devitalizzazioni, igiene orale e una piccola chirurgia oltre che le estrazioni). Io mi sono dedicato quasi esclusivamente a fare formazione del personale locale» .

Dino Azzalin è convinto che gli sforzi umanitari vadano sempre di più verso la direzione dello sviluppo e la formazione nei Paesi a basso reddito, una soluzione per arginare le migrazioni di massa.
«E’ nostra convinzione che là dove c’è la guerra, la carestia, l’odio razziale, non ci sia sviluppo, ma la fuga sui barconi. Desidero ringraziare, oltre  mio figlio, quanti del CUAMM hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto, sono tanti e senza di loro non sarebbe stato possibile arrivare dove siamo oggi».
E poi un’ultima riflessione legata agli eventi degli ultimi giorni e alla campagna elettorale in pieno svolgimento nel  nostro paese.
«Sono rientrato il 17 gennaio, a Varese faceva un freddo strano -conclude Dino – apro il giornale, e leggo delle esternazioni politiche sul rischio della sparizione della razza bianca. Sorrido, perché alla fine siamo tutti figli di un meticciato in continua evoluzione, perché noi veniamo tutti da lì, dal lago Turkana. Il mio sogno è che non si parli più di razze, ma di giustizia sociale e che il riscatto del Continente Nero sia alle porte di una nuova civiltà che nessun proclama di isteria politica potrà mai fermare.
E sogno che finalmente il salario di un africano sia uguale a quello di un europeo: vedrete che così spariranno anche i barconi. Nessuno fugge da un paese dove c’è la pace, la civiltà, il progresso, e soprattutto dove non c’è la guerra.

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Pubblicato il 02 febbraio 2018
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