A piedi e senza soldi, girerà l’Italia barattando il suo lavoro

In tasca pochi soldi, voglia di camminare e di lavorare per mantenersi il viaggio. La scelta di Andrea, 24 anni, giardiniere, pronto a partire "workaway"

Avarie

Il 20 aprile non farà freddo, alla brutta in viaggio si potrà cominciare a dormire in tenda, mangiare qualcosa e rimettersi in cammino il mattino dopo. E se i soldi mancano, per compiere il giro costiero di tutt’Italia – 2600 chilometri – a piedi, poco male: basterà rimboccarsi le maniche, e barattare alcune ore di lavoro per una notte a casa di qualche nuovo amico.

Lavorare in giro, lavorare lontano: workaway vuol dire questo, un sistema per muoversi a piedi, conoscere gente e fare cose, come andava di moda dire qualche anno fa.

Oggi Andrea Vanoni, varesino di Sant’Ambrogio, 24 anni, sarebbe già pronto. «Ma, appunto per questioni meteo, aspetto primavera inoltrata – racconta – . Ho già preso contatti per le tappe liguri, poi si vedrà».

Zero problemi, prendersi la vita per come arriva, in leggerezza. Imparare a conoscere le persone e magari chissà, il pretesto per apprendere anche i segreti di qualche altro lavoro.

Avarie

«So far di tutto, specialmente lavori manuali – racconta Andrea – , posso lavorare la terra come aiutare un’anziana a far la spesa, fare il baby sitter o curare cani. L’ispirazione m’è venuta dopo il Cammino di Santiago, che ho fatto l’anno scorso. Ma è da quando sono piccolo che mi è sempre piaciuto “girare”, andare, scoprire».

Trenta, quaranta chilometri al giorno, magari andandoci giù calmi se il tempo è brutto. Cinquecento euro in tasca, per cominciare. 
Ma…i tuoi genitori cosa dicono?

«Loro e i miei amici, mi danno un po’ del matto. Ma è una cosa che voglio fare, a cui tengo molto, e la farò».
Partirai “leggero”, quindi? «Abbigliamento tecnico, da trekking, tenda, qualcosina da mangiare e man mano che mi sposto il cibo lo prenderò sul posto. Nello zaino tre cambi, scarpe di scorta e cambio per la notte. Stop».

E poi? «E poi farò un diario per raccontare quello che succede durante il giorno. Un blog, o qualche post su Facebook, così tutti sapranno dove sono e cosa faccio: un’oretta al giorno per scrivere la voglio trovare».

Andreaontheroadblog

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 13 febbraio 2018
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