Da Somma alla Francia, rischia di morire sulle Alpi

Dopo mesi d'inattività in Italia, un 23enne ivoriano ha ripreso la marcia verso il suo sogno, la Francia. Si è ritrovato in una bufera di neve

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È partito da Somma Lombardo con in testa una cosa sola: la Francia. Il paese che sognano molti emigranti dell’Africa nera, che parlano francese, che spesso hanno qualche compaesano, se non un familiare, che abita nell’exagon. Nel punto più duro, però, ha rischiato di morire: perso in una bufera di neve, mentre tentava di passare il valico montano che coincide con la frontiera da “bruciare”.

Protagonista un 23enne ivoriano, partito dal Centro di Accoglienza di Somma Lombardo nei giorni scorsi. “Allontanamento volontario”, che inizialmente pare non abbia fatto scattare allarme (succede: i migranti hanno tempo due notti prima di dover rientrare, pena la perdita dell’assistenza). Nelle scorse ore però una operatrice del Centro ha ricevuto una chiamata disperata di aiuto:  il 23enne si trovava “sulle Alpi piemontesi” e insieme ad altri due connazionali era finito nel bel mezzo di una bufera di neve (foto d’archivio: migranti soccorsi a Bardonecchia).

La donna si è presentata ai carabinieri di Busto Arsizio e da qui è scattato dunque l’allarme, concentrandosi sulla zona di Bardonecchia, quella da cui era partita la chiamata. Le ricerche sono state condotte dai carabinieri della cittadina di confine, nonchè dagli operatori del Corpo nazionale del soccorso alpino. Alla fine i tre migranti sono stati individuati in territorio francese: qui sono stati soccorsi da operatori transalpini e portati in salvo in una struttura sanitaria della Republique. Sono ora ricoverati a scopo precauzionale, non in pericolo di vita.

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La rotta attraverso le Alpi è molto battuta dai migranti (vedi qui), che di frontiere ne passano molte, nel loro viaggio verso la destinazione finale, molto spesso la Francia o l’Europa del Nord. A Bardonecchia, come a Ventimiglia e nel Cuneese, sono anche attive associazioni di volontari internazionalisti che  aiutano i migranti nel loro percorso, sfidando in particolare le autorità francesi (e alcuni di loro sono finiti sotto processo). Forniscono cibo e indirizzano al momento opportuno verso i sentieri che attraversano le montagne. Sono a volte gli stessi sentieri dove passavano anche gli emigranti italiani, quando andavano in Francia per lavorare, clandestinamente: l’ultimo italiano – l’ottasettesimo – morto espatriando per cercare lavoro era un fornaio toscano, precipitato da una scogliera a Ventimiglia. Era il 1962.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 13 marzo 2018
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