Il carcere di Busto torna a scoppiare “ma i diritti umani sono rispettati”

I detenuti sono 450 a fronte di una capienza di 240. Ma dalla condanna per trattamento inumano tante cose sono cambiate e dal carcere rassicurano: "Garantiamo 3 metri quadri a testa e più ore d'aria"

Le novità del carcere di Busto Arsizio

E’ di nuovo emergenza sovraffollamento per il carcere di Busto. I detenuti della struttura hanno toccato quota 450 a fronte di una capienza che è quasi la metà: 240 persone. Una situazione che riporta al 2013, quando l’Italia venne condannata per trattamento inumano anche per la situazione che si era venuta in via per Cassano, e che quindi ha spinto l’eurodeputata Lara Comi e il neo consigliere regionale Angelo Palumbo ad un’ispezione.

IL SOVRAFFOLLAMENTO

Nonostante i numeri siano gli stessi di 5 anni fa, ora la situazione viene ritenuta meno grave. «Con i lavori di questi anni abbiamo aggiunto due sezioni e in questo modo la capienza è passata da 197 e 240 unità», spiega il direttore Orazio Sorrentini. Un sovraffollamento che quindi è meno grave rispetto al passato anche perché «i detenuti rimangono più tempo fuori dalle loro celle» andando nelle stanze «quasi solo per il tempo della notte». Quello delle celle rimane però il grosso problema: la legge dice infatti che ogni detenuto deve avere a disposizione tre metri quadri di spazio, senza però precisare se nel computo bisogna considerare solo lo spazio calpestatile o se aggiungere anche quello occupato dal mobilio e dal bagno. In questo vuoto legislativo a Busto si garantiscono i 3 metri quadri minimi «bagno e mobili inclusi».

Per quanto riguarda la vigilanza secondo Sorrentini «a livello di polizia penitenziaria l’organico tutto sommato è sufficiente, nonostante manchino alcuni ruoli». Avere tanti detenuti aumenta comunque la probabilità di aggressioni agli agenti e nonostante i casi registrati nei mesi scorsi il direttore spiega che «in questo inizio di 2018 la situazione sembra essere nettamente migliorata». Quella che è davvero sotto stress è l’area educativa: «qui avremmo davvero bisogno di un maggiore numero di operatori per fare al meglio il lavoro di rieducazione».

ITALIANI E STRANIERI

Dei 450 detenuti della struttura più della metà hanno una condanna definitiva da scontare (257 persone, il 60% del totale) mentre gli italiani sono 187 (40%). La nazionalità straniera più presente è quella dei marocchini (66) seguiti da tunisini (38) e nigeriani (23).

Numeri che portano l’eurodeputata Lara Comi a ritenere che «se facessimo rientrare nei rispettivi paesi gli stranieri avremmo risolto il problema del sovraffollamento e avremmo più spazi per i delinquenti italiani». Comi spera quindi che «il prossimo governo si impegni a siglare accordi con i Paesi di origine» anche perchè «i detenuti con i quali ho parlato non vogliono rientrare spontaneamente; dicono che qui si sta bene».

carcere busto

I PROBLEMI DELLA STRUTTURA

In effetti negli ultimi anni sono stati effettuati tanti interventi per migliorare le condizioni di vita dei detenuti. «Abbiamo visto delle enormi disparità che ci sono tra chi è detenuto e chi qui ci lavora» dice Angelo Palumbo citando ad esempio «la presenza di nebulizzatori per rinfrescare i detenuti durante l’estate mentre per alcuni spazi degli agenti non hanno neanche l’aria condizionata». A questo si aggiunge la retribuzione per alcuni dei detenuti che lavorano «che in alcuni casi arriva a 900 euro netti al mese».

C’è poi un problema strutturale più complessivo di tutto il carcere: l’umidità. Quando nel 1984 sono stati costruiti gli edifici -dalle sezioni fino alla caserma della polizia penitenziaria- è stata fatta l’improvvida scelta dei tetti piatti. Una soluzione non ideale che ora presenta il conto con infiltrazioni parecchie zone degli edifici ma per la quale all’orizzonte non si prevedono interventi.

di marco.corso@varesenews.it
Pubblicato il 09 aprile 2018
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore