Elicottero caduto in Valceresio, si va verso il patteggiamento

Chiuse le indagini, udienza da fissare. L’area del disastro ripristinata senza costi per le casse dello Stato

Elicottero caduto - le foto dei soccorsi

Pena su richiesta delle parti: tecnicamente nessuna ammissione di responsabilità, ma il pilota dell’elicottero caduto in Valceresio nell’autunno del 2016 chiederà il patteggiamento.
Le indagini della Procura di Varese, pm Massimo Politi, sono chiuse e la data dell’udienza non è stata ancora decisa.

IL FATTO – Nel primo pomeriggio del 19 novembre 2016 un elicottero AW109 di colore nero proveniente dall’aeroporto di Lugano Agno cadde schiantandosi nei boschi tra Bisuschio e Arcisate. I passeggeri dell’elicottero vennero individuati nel tardo pomeriggio vicino alla del Monte Rho e recuperati da un elicottero della Rega, dopo essere stati raggiunti via terra dagli uomini del soccorso alpino. Nello schianto morì Stefania Fendoni, una quarantenne della provincia di Sondrio, mentre rimase ferito, oltre al pilota, anche l’imprenditore svizzero Giovanni Mahler, 71 anni, ex marito di Fiona Swarosky, la regina dei cristalli.

LE INDAGINI – L’indagato per il reato di omicidio colposo è Roberto Grazioli, 58 anni, che quel pomeriggio, ai comandi del mezzo avrebbe effettuato un errore andando a sbattere contro la boscaglia, in un momento di forte nebbia e pioggia.

L’indagine tiene conto anche delle relazioni tecniche dei periti, che hanno controllato lo stato del mezzo e i piani di volo.

IL RELITTO – Il relitto dell’elicottero non rimase a lungo nel bosco: venne recuperato il 22 dicembre del 2016 e i rottami della sciagura aerea spostati dalla località Passo del Vescovo, nei pressi del Monte Minisfreddo, fino ad una località pianeggiante di Arcisate, nei pressi di una ex cava. Da qui venne prelevato e portato in un hangar demaniale e successivamente restituito alla proprietà, dal momento che i periti incaricati dalla Procura esclusero un difetto di funzionamento dell’elicottero: si sarebbe trattato di errore umano.
Di particolare importanza la tecnica effettuata per riportare a valle i frammenti prodotti dall’impatto al suolo: è stato necessario, per una ditta specializzata, rimuovere l’amianto presente nella carlinga ed evitare il contatto col carburante disperso – potenzialmente esplosivo – così da rimuovere i frammenti nel bosco e ripristinare le condizioni ambientali precedenti all’impatto. Si è trattato di un’operazione a costo zero per le casse dello Stato, grazie all’intervento dell’assicurazione del velivolo interpellata dalla Procura per eseguire l’intervento.

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Pubblicato il 05 aprile 2018
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