La città inutile: i luoghi dismessi ancora in attesa

Da aprile 2010 gli "Ultimi mohicani" cercarono di occupare per ben tre volte aree dismesse nel Gallaratese. A distanza di qualche anno, siamo andati a vedere che fine hanno fatto gli edifici e a che punto siamo

Madonna in Campagna generiche

Era successo tutto in un anno, tra aprile e dicembre. Tre tentativi di occupazione, su tre edifici dismessi, grandi aree ex-industriali o fabbricati più piccoli: nel 2010 tra Gallarate e dintorni si aggirava il fantasma degli “Ultimi mohicani”.

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Murata la palazzina di via Porraneo 4 di 7

Temuto collettivo anarchico che voleva impiantare un centro sociale ma che rivendicava la contestazione anche delle scelte urbanistiche: volevano uno spazio per «fare riflessioni sul tema dello sfruttamento del territorio», a una sfilata di Carnevale s’inventarono anche un dissacrante, raffazzonato carro allegorico sulla città del cemento.

Al di là delle modalità con cui il problema fu sollevato, che fine hanno fatto gli edifici che erano stati occupati? Allora – tutto iniziò ad aprile, appunto – le occupazioni fulminee e gli sgomberi animarono un po’ di dibattito, sul futuro di quella città inutile che sono le aree dismesse, lasciate nel degrado in attesa del momento propizio per investirci, di una quadratura del cerchio degli interessi immobiliari diversi, di una ripresa del mercato.

via Pacinotti Gallarate
L’area delle Officine Fs vista dal ponte della Mornera, con i capannoni più moderni realizzati nel Dopoguerra

Partiamo dunque dalle ex Officine FS di Gallarate, via Pacinotti, quartiere Madonna in Campagna, dove l’occupazione fu “lampo”, durata pochissimo. I capannoni (in parte edifici storici risalenti al 1905) erano dismessi già da tredici anni, oggi lo sono da venti, giusti giusti. Di fatto il grande complesso è diventato anche un’abitazione di fortuna: ci sono stati innumerevoli sgomberi, c’è stato qualche incendio, è morto un senzatetto. La Variante al Pgt di Gallarate targata centrosinistra aveva ipotizzato una riqualificazione dell’area con diverse funzioni (mentre stoppava le edificazioni su terreni “vergini”), ma l’intenzione si è scontrata con i tempi lunghi della proprietà, il Gruppo FS, che anche in altri contesti ha dimostrato di voler massimizzare il guadagno sulle sue proprietà (acquisite un secolo fa, giova ricordarlo, a servizio di interesse collettivo). Nel frattempo le FS hanno anche semi-demolito gli interni di alcuni stabili del complesso, per renderli «inabitabili» per i senzatetto. E ora? Nel percorso di Variante ipotizzata dal centrodestra viene ribadita l’importanza delle «rigenerazione» delle aree ferroviarie dismesse, c’è stato un convegno di Legambiente con partecipazione dei vertici dell’immobiliare del Gruppo Fs, ma per ora non c’è ancora una ipotesi concreta.

Insomma, in via Pacinotti è cambiato poco. Tornando al 2010, dopo il tentativo di aprile, “i mohicani” tornarono alla carica a ottobre. Questa volta trasferendosi in un contesto diverso: il paese di Cardano al Campo, dove occuparono un grande stabile affacciato sulla collina, un tempo sala da ballo di lusso e poi balera.

edera occupata sgombero
Il grande fabbricato di via Porraneo durante lo sgombero degli occupanti a ottobre 2010: lo spazio era stato ribattezzato Edera Occupata

Quella fu l’esperienza più “longeva” del gruppo, visto che durò per sedici giorni, con uno sgombero finale che impegnò decine di agenti di polizia. L’edificio era ben noto agli abitanti del paese (il “san pedar” era un luogo di ritrovo un tempo popolare) e si trovava in una zona – la costa della collina affacciata sulla brughiera verso Malpensa –  dove c’erano diversi edifici abbandonati e giardini incolti. Molti vicini avevano storto il naso di fronte all’ipotesi di avere concerti punk di fianco a casa, molti avevano condannato, ma c’era pure chi aveva sperato che l’occupazione sbloccasse un po’ l’abbandono della zona: più che nella rivoluzione, qualche vicino sperava nella liberazione dai topi che albergavano nei giardini pieni di erbacce.

Il sindaco di allora, Mario Aspesi, ricordò che c’era un progetto di recupero da parte del proprietario, il “caso” agitò un po’ le acque nelle file del centrosinistra cardanese al governo della cittadina: la Casa del Popolo – pur mettendo in chiaro che non era d’accordo «con il metodo» – scrisse che l’occupazione sollevava «problemi e domande di varia natura», su «gli spazi a disposizione dei giovani, l’uso del territorio, la cementificazione non solo per Cardano ma per il territorio del Gallaratese» (a Cardano si era già costruito moltissimo e ancora oggi c’è molto invenduto). A distanza di sei anni non si è però mosso nulla, conferma anche il sindaco di Cardano Angelo Bellora. «Anzi: c’è stato un piccolo smottamento: poca roba, ma che dice che l’area si sta degradando un po’» spiega il primo cittadino.

Generico 2018
Il grande edificio del “San Pedar” e il pratone sottostante, estate 2015

Dopo un timido tentativo di entrare di nuovo nel “san pedar” a fine ottobre, l’ultima occupazione del “caldo 2010” avvenne a dicembre e fu fermata sul nascere, risolta da Comune e polizia nel giro di due ore, con ventuno denunce. In quell’occasione il collettivo anarchico occupò la ex fabbrica Stere, sulla via d’accesso a Cardano venendo da Gallarate, un’ampia palazzina con uffici e abitazioni, dietro cui stavano i capannoni. Ancora oggi è dismessa, all’esterno non è cambiato nulla.

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L’ex Stere ai tempi dell’occupazione-lampo del dicembre 2010

All’ex Stere però c’è stato anche un passaggio importante, seppur invisibile: l’area era infatti bloccata all’interno di una procedura di fallimento al tribunale di Busto Arsizio, ma a febbraio 2018 è stata acquistata all’asta da un’immobiliare della zona. «Abbiamo già avuto un incontro, presenteranno un progetto e valuteremo la proposta da punto di vista urbanistico» spiega ancora il sindaco Bellora. «Il Pgt prevede uno sviluppo residenziale, metà in edilizia libera e metà in convenzionato o housing sociale, sulla base di una convenzione che però è tutta da definire. L’acquisizione deve essere ancora confermata, ma – al di là di cosa farci in futuro – c’è un aspetto positivo indubbio: «Ci è stato detto che vorrebbero partire con la bonifica del cemento amianto, che costituirebbe un miglioramento importante» conclude il sindaco.

Cardano al Campo generico
I capannoni dismessi dell’ex Stere, coperti da tetti fatti di lastre di cemento amianto

Il paradosso degli edifici occupati, poi, è che in tutti e tre i casi si parla di aree relativamente centrali di Gallarate e Cardano: ancora in attesa di una riqualificazione, dopo anni in cui i due abitati si sono allargati molto, con interi nuovi quartieri sorti nelle zone periferiche, su terreni un tempo non edificati. E se gli obbiettivi dei Mohicani erano rivoluzionari, intatto rimane il problema di una sfida molto più limitata, riformista: far crescere le città senza ulteriore consumo di suolo, recuperare le aree dismesse, risolvere problemi ambientali, creare una città più sostenibile. Alla fine, forse, sarebbe già una rivoluzione questa, almeno in Italia.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 05 aprile 2018
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