Maxi-frode fiscale, due imprenditori ottengono il dissequestro dei beni

Soddisfazione per l'avvocato Busignani che ha chiesto e ottenuto dal tribunale del Riesame l'annullamento del provvedimento

Tribunale Varese

Lo scorso 6 marzo il Gip del Tribunale di Busto Arsizio ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Nicola Rossato e ha sequestrato numerosi beni mobili e immobili ad alcuni imprenditori coinvolti in un’indagine della Guardia di Finanza di Gallarate per frode fiscale.

Secondo gli inquirenti grazie a false fatture e ai relativi crediti inesistenti, le società coinvolte si assicuravano un vantaggio competitivo significativo, potendo fare offerte più convenienti di quelle dei competitori sul mercato.

L’evasione fiscale calcolata è di circa 25 milioni di euro. Tra gli indagati, sei sono stati oggetto di ordinanze di custodia cautelare: un consulente fiscale e un’altra professionista gallaratese con cui collaborava sono finiti in carcere, due imprenditori tra Bergamo e Brescia sono ai domiciliari, altri due (tra cui una donna) sono sottoposti all’obbligo di dimora.

I giudici del Tribunale del Riesame di Varese, invece, hanno smontato una parte del lavoro fatto dai colleghi di Busto Arsizio e hanno dissequestrato 4 immobili appartenenti ad una coppia di imprenditori di Gallarate: si tratta di due quote di altrettanti immobili, di due immobili interi e del capitale sociale.

Il difensore Fabrizio Busignani ha sostenuto che né il pm né il Gip hanno in alcun modo giustificato la presunta impossibilità di procedere al sequestro diretto, dando conto dell’impossibilità di reperire nel patrimonio delle deiverse persone giuridiche beni costituenti il profitto del reato, compresi quelli eventualmente frutto dell’immediato reimpiego del denaro certamente suscettibili di confisca diretta.

Busignani, infine, esprime anche la sua soddisfazione per il dissequestro ottenuto: «Si trattava di una palese ingiustizia – spiega il legale – il provvedimento era semplicemente illegittimo. I miei assistiti stanno chiedendo di essere ascoltati dal pm sin dalla prima perquisizione che risale al 2015».

 

 

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 aprile 2018
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