“In nessun ospedale ci sono i problemi che abbiamo a Varese”

La prossima settimana si rinnovano le rappresentanze sindacali nel comparto pubblico. I candidati della Fials, che tre anni fa fece il pieno di voti, sono molto critici verso l'Asst Sette Laghi

Fials Tucci e De Santis

La prossima settimana, dal 17 al 19 aprile, si rinnovano le rappresentanze sindacali del settore pubblico.

All’ospedale di Varese è la Fials il sindacato “da battere”, quello che, all’ultima consultazione tre anni fa, prese oltre 500 preferenze superando tutti gli avversari « In questi tre anni, però – spiega Francesco Tucci, delegato aziendale – abbiamo incontrato moltissime difficoltà. Non ci ha aiutato il contesto generale con le normative e la nuova proposta di contratto sul tavolo. Non ci aiutato l’entrata in vigore della Legge 23 della Lombardia che ridisegna l’intero modello socio sanitario. Ci hanno spuntato tutte le armi e ridotto progressivamente le risorse economiche sul piatto».

La Fials non ha mai accettato, e intende contrastare, la preintesa sul contratto collettivo siglato a Roma: « Di fatto, quegli 85 euro di aumento non sono altro, tra tasse e tagli, poco più di un caffè al giorno. In questo modo, però, si va a sanare, legalizzandole, tutte le situazioni anomale di straordinari e riposi saltati . Il lavoro diventa sempre più faticoso, le condizioni stressanti a fronte di nessun riconoscimento».

Alle problematiche nazionali si sommano quelle squisitamente aziendali: « L’Asst Sette Laghi continua a comportarsi come se fosse ancora l’Azienda ospedaliera Macchi – chiarisce Tucci – Non si è fatto nulla per integrare il nuovo personale di Tradate e quello degli ex distretti Asl. In compenso non sono ancora state pagate le festività lavorative del 2017: chi ha lavorato a Natale, Pasqua, primo dell’anno, ecc non ha guadagnato un centesimo in più. Noi abbiamo chiesto all’azienda di sanare quelle situazioni sulla base dei vecchi rapporti che esistevano prima della riforma, per il 2018, invece, se ne riparlerà appena avremo chiare anche le nuove normative il contratto. Per ora non abbiamo avuto risposta».

Da tempo, quindi, ai tavoli tecnici non si raggiunge un’intesa che permetta di dare riconoscimenti agli operatori: « Il grosso problema è che noi vediamo cosa succede nelle altre Asst e non capiamo come mai a Varese le cose vadano diversamente. Non esiste in altra realtà ospedaliera lombarda una situazione critica come la nostra».

Il pensiero va immediatamente al pronto soccorso ma il malcontento è generalizzato: « Si parla di nuovo personale ma nella gran parte dei casi si è trattato di stabilizzazioni: personale che già lavorava in reparto con contratti a tempo determinato. La qualità del lavoro peggiora sempre di più, i carichi aumentano».

Nei reparti l’organizzazione è sempre al limite: « Fanno sempre conto sulla nostra professionalità e attenzione al paziente – commenta Daniela De Santis, infermiera al Del Ponte e candidata Fials – sanno che non lasciamo i pazienti in difficoltà, tantomeno i colleghi. Ma passi una o due volte, qui è ormai la normalità lavorare due o tre ore più del proprio orario, soprattutto di notte quando siamo in due a gestire 39 letti». 

Per i lavoratori del Del Ponte c’è anche il problema del parcheggio che costringe ad arrivare sempre con largo anticipo per la caccia al posto: « Il malcontento è altissimo. Ci si sente in gabbia: non viene più riconosciuta le mobilità e la gente arriva a licenziarsi – commenta Tucci – I lavoratori si sentono sfruttati e sentono che l’azienda non li sostiene. Noi speriamo in un intervento del Governatore Fontana: lui ha amministrato questa città, conosce i problemi dei suoi ospedali. Invochiamo un suo intervento per migliorare una situazione che pare non avere uguali in Lombardia. Il timore è quello di perdere l’eccellenza e di trasformarci in un ospedale di serie B».

Nel suo programma la Fials promette impegno costante nella salvaguardia delle posizioni contrattuali per avere i giusti riconoscimenti, oltre al miglioramento delle politiche di welfare aziendali che dovrebbero portare a una migliore conciliazione dei tempi lavorativo con quelli famigliari.

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Pubblicato il 13 aprile 2018
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