Poco conosciuti ma preziosi: i corsi ITS sono il futuro

A Ville Ponti si è parlato dell'alta formazione tecnica post diploma. In Lombardia sono 18 le fondazioni che coprono tutte e sei le aree strategiche per il paese

ITS

Sono 93 le fondazioni in Italia dedicate all’alta formazione post diploma. Diciotto si trovano in Lombardia, una regione che crede in questo nuovo percorso professionalizzante, pensato per rispondere alle richieste di specializzazione crescente dell’industria.

Il canale degli istituti tecnici superiori è relativamente recente: ha meno di dieci anni anche se la sua ideazione avvenne con la Riforma della Scuola del Ministro Moratti. Poi venne introdotto con la Riforma Gelimini e vide concreta applicazione con il Governo Prodi: « Qualsiasi governo, di qualunque orientamento ha sempre ritenuto che questo canale fosse necessario per la formazione dei giovani » ha commentato Angelo Candiani, presidente della Fondazione Lombardo mobilità sostenibile che ha sede a Somma Lombardo.

Con un tessuto produttivo importante, la Lombardia in particolare è attenta a un percorso formativo che, ancora oggi, fa fatica a decollare: il problema è esclusivamente di conoscenza e comunicazione. Per promuovere i percorsi di alta formazione post diploma biennali, alle Ville Ponti si è tenuto un convegno che ha visto le quattro fondazioni del territorio, insieme alle imprese e alle associazioni di categoria, innanzitutto gli Industriali e la Camera di Commercio, oltre agli studenti che hanno scelto uno dei corsi suddivisi nelle sei aree indicate dal Ministero e che oggi permettono di formare 29 diverse figure lavorative.

A fare gli onori di casa Paolo Bertocchi, consigliere provinciale con delega all’Istruzione che ha ricordato come Villa Recalcati sia partner in ben 3 delle 4 fondazioni che operano in provincia: « Gli iscritti sono 274 con un tasso di occupazione media dell’83%».

Le potenzialità di questo canale, spesso complementare al percorso accademico, sono ancora molto ridotte se in Germania, che ha una tradizione storica, gli iscritti sono 900.000 mentre in Italia sono 11.000.

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Angelo Candiani ha ricordato la sua scommessa, fatta 10 anni fa, che oggi può dirsi vinta se la Fondazione di Case Nuove è riuscita a costruire una rete con le aziende che da sole assorbono il 93% dei ragazzi in uscita: « A livello europeo, inoltre, questa formazione ha un’inquadratura spendibile in ogni paese perché assicura il V livello, mentre con la laurea triennale si arriva al VI e con la magistrale al VII».

Il vero valore di questo percorso, però, sta nell’età dei suoi studenti: una larga fetta di neo diplomati  (35,6%) anche se è quella della fascia 20-24 anni la più popolosa ( 45%) senza dimenticare il 10& della fascia 25-29 e il 9,3% degli over 30: « Direi che questi percorsi sono la miglior risposta ai “neet”, giovani con un diploma che non studiano o lavorano. Qui tanti ragazzi hanno ritrovato voglia e motivazione».

Il segreto sta proprio nella parola “professionalizzante”:  più di un terzo del percorso si svolge in azienda attraverso gli stage. Sono momenti in cui azienda e lavoratore si confrontano su nuove basi, come ha confermato Giacomo Frigerio, responsabile del personale di Reti spa, azienda tecnologica che non trovava personale formato e che con questi corsi ha individuato la giusta risposta alle proprie esigenze. Stesso discorso per Moreno Rovello, titolare dell’omonima azienda specializzata nel legno, coinvolto nella fondazione Red nel campo delle biotecnologie in edilizia e risparmio energetico.

Convinti della bontà formativa di questi corsi post diploma sono gli Industriali. Tra i maggiori sostenitori c’è Giovanni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il capitale Umano che era presente al convegno per ribadire l’interesse per un settore strategico nella crescita del paese: « Nei prossimi 5 anni mancheranno 280.000 figure del made in Italy in settori chiave come la chimica, la meccanica, la moda, l’agroalimentare. Tutta la partita dell’Industria 4.0 richiederà competenze e abilità speciali che andranno create con adeguate risposte del mondo della formazione. Gli ITS sono fondamentali ma sono ancora troppo poco conosciuti da studenti e famiglie: occorre investire in comunicazione. La provincia di Varese è tra i territori più industrializzati d’Europa: per questo motivo il tema della formazione diventa essenziale per mantenere livelli di competitività». 

Per Brugnoli uno dei limiti di questi percorsi è il nome: « Sarebbe forse opportuno chiamarli “Smart Accademy” per arrivare a convincere i nostri giovani. L’occupazione giovanile media europea è del 41% in Italia del 17%. C’è un cortocircuito che rende poco occupabili i nostri giovani. Gli Its sono una risposta concreta».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 aprile 2018
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