«Ma quali truffe, la wedding planner stava restituendo i soldi»

Parla la difesa della domma arrestata nei giorni scorsi e accusata di essersi intascata gli anticipi delle prenotazioni

Il matrimonio di Miriam e Roberto

Manette mentre stava prendendo anticipi per la realizzazione di un matrimonio: la notizia della agente di viaggi del centro di Varese specializzata anche come wedding planner (organizzatrice di matrimoni con annesso viaggio di nozze) ha attirato l’attenzione dei media, ma su come sono andati i fatti la difesa della diretta interessata ha la sua versione.

«Il Giudice delle indagini preliminari (Gip), pur convalidando l’arresto (eseguito di iniziativa dalle forze di polizia per una unica ipotesi di truffa commessa in flagranza) non ha accolto la richiesta avanzata dal Pm che chiedeva di applicare all’indagata la misura cautelare degli arresti domiciliari, accogliendo viceversa la domanda della difesa», scrive l’avvocato milanese Marco Mainini.

«Il che significa che il Gip a seguito della udienza di convalida ha ritenuto flebili i gravi indizi di colpevolezza e pressoché assenti le esigenze cautelari. Peraltro nonostante nell’articolo si dia per assodato il compimento di svariate truffe, le imputazioni non sono state ancora ad oggi formulate ed il processo deve ancora iniziare, pertanto l’ipotesi della serialità delle truffe è frutto, per il momento, del racconto di parte di taluni clienti insoddisfatti che si sono determinati a sporgere denuncia».

«Alcuni di costoro – conclude il legale – avevano inoltre pendenti trattative in sede civilistica seguite da legali appositamente nominati e pertanto documentalmente comprovabili, per la restituzione di quanto dovuto per i disservizi occorsi con la Agenzia della mia assistite, la quale, in ragione di ciò, nega qualsiasi addebito di carattere penale, avendo sempre rappresentato la propria piena disponibilità al raggiungimento di accordi transattivi, come un qualunque imprenditore in momentanea difficoltà economica, nella più assoluta trasparenza e buona fede. Ritengo che non possa configurarsi una truffa ogniqualvolta qualcuno lamenti un danno economico, lasciamo quindi ai giudici decidere nelle aule di giustizia cosa sia accaduto e rispettiamo le regole del procedimento penale in corso senza “forzare” i meccanismi mediatici».

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Pubblicato il 06 aprile 2018
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