Scacchi materia scolastica? «Sì, sono educativi»

È quanto emerso nel convegno “Una buona mossa. Strategie e tattiche degli scacchi per crescere nella vita”

La grande partita di scacchi in simultanea

Interesse, curiosità e passione hanno animato “Una buona mossa. Strategie e tattiche degli scacchi per crescere nella vita”, il convegno aperto a tutti svoltosi mercoledì pomeriggio, 11 aprile, a Erba (Co) presso la sede dell’Istituto San Vincenzo in via Garibaldi 54, organizzato dall’A.S.D. Gruppo Sportivo Istituto San Vincenzo e A.S.D. Scacchistica Cerianese con il patrocinio di Regione Lombardia e Comune di Erba.

Tra le istituzioni presenti: Samuele Stucchi, Consigliere nazionale della Federazione Scacchistica Italiana, Pietro Barrera, Presidente Comitato Regionale Lombardo, il Sindaco del Comune di Erba, Veronica Airoldi, Mariella Trapletti, Coordinatore regionale per le attività motorie e sportive dell’USR Lombardia, e Laura Peruzzo, referente territoriale per il supporto dell’attività motoria e sportiva dell’USP di Como.

Il convegno ha messo sotto i riflettori gli scacchi, lo sport che, grazie alle sue enormi potenzialità, da gioco di nicchia sta diventando sempre più un passatempo per chiunque e a tutte le età, da personaggi noti come il divulgatore scientifico Piero Angela al compositore di fama mondiale Ennio Morricone, fino ai giovani che lo studiano a scuola e agli anziani che ci giocano per conservare l’agilità della mente.

In una società in cui regnano il “mordi e fuggi” e il “tutto e subito”, gli scacchi con le loro regole e le loro strategie diventano uno strumento per sviluppare, attraverso il gioco, capacità cognitive, educative e sociali. Creano un modo di pensare, aiutano a potenziare l’intuizione e le capacità gestionali in qualunque situazione, a rispettare le regole e gli altri, a misurarsi con le proprie decisioni, a esercitarepazienza e correttezza e, affrontando vittorie e sconfitte, fanno crescere.

«Come sosteneva lo statista statunitense Benjamin Franklin, la vita è simile a una partita a scacchi. Vi sono spesso obiettivi da raggiungere, concorrenti con cui competere, eventi favorevoli o sfavorevoli che, in una certa misura, dipendono dalle nostre scelte e dalla nostra volontà. Giocando a scacchi, possiamo apprendere la capacità di guardare al futuro e di valutare le conseguenze che possono derivare da un’azione», afferma Sara Pozzoli, Presidente di ASD Gruppo Sportivo Istituto San Vincenzo. «Gli scacchi insegnano a non farci scoraggiare dalle apparenze, a sperare sempre in un mutamento favorevole delle circostanze, a perseverare nella ricerca di soluzioni, a valutare cioè sempre una buona mossa».

Il convegno, coordinato dall’addetto stampa della FSI (Federazione Scacchistica Italiana), Adolivio Capece, è stato un momento di confronto e riflessione sul ruolo formativo e pedagogico di questa disciplina sportiva. Tra gli ospiti, Patrizio Pintus, psicologo dello sport e docente/formatore CONI, che ha parlato di “Scacchi: tra gioco e agonismo”: «Il gioco degli scacchi affascina e coinvolge in duelli di strategia e azione, ma anche fantasia e immaginazione. Nel fascino dei pezzi sulla scacchiera che prendono vita nella propria caratterizzazione, gli scacchi possono essere funzionali per scopi educativi, culturali, di crescita e agonismo. Sono molte, infatti, le componenti psicologiche coinvolte in questo gioco, da quelle emotive alla memoria visuo-spaziale, dalle motivazioni di prevalere nel duello alle competenze di pianificazione prospettica, dall’apprendimento alla rappresentazione del gioco dell’avversario, dal mantenimento dell’attenzione e della concentrazione alla gestione della stanchezza, se il gioco è prolungato. Un gioco dalle molte sfaccettature che possono trovare utilità ed efficacia in ambito educativo e scolastico favorendo anche l’integrazione sociale».

Alida Battistella, docente di matematica a Voghera (Pv), si è soffermata su “Gli effetti benefici degli scacchi: apporti matematici, psicologici e letterali”: «Nel gioco degli scacchi ci sono molti aspetti di logica e deduzione che possono essere applicati ad altre materie. Nel contesto della lezione scolastica non bisogna considerare gli scacchi come materia a sé stante, bensì come piattaforma su cui fare lezione in senso lato. Gli scacchi sono uno strumento di apprendimento anche di altre materie che hanno un approccio logico-deduttivo».

L’educatore e Presidente di A.S.D. Alfiere Bianco di Savigliano (Cn), Alessandro Dominici, ha presentato “Il Progetto CASTLE: una buona pratica educativa”: «Nato dall’idea di utilizzare il gioco degli scacchi come strumento pedagogico nella scuola primaria, nei tre anni di progetto, finanziato da Erasmus, ci siamo rivolti agli insegnanti sotto la spinta iniziale di tre partner in possesso di una grande esperienza in campo scacchistico e scolastico: L’Alfiere Bianco in Italia, la Deutsche Schulschachstiftung in Germania, il Club Ajedrez 64 Villalba in Spagna. Il metodo CASTLE è stato riconosciuto come buona pratica educativa dalla Commissione Europea poiché suggerisce un modello di facile impiego e vuole essere un aiuto nel cambiamento delle politiche educative degli Stati, in completa sintonia con la dichiarazione del Parlamento Europeo del 15 marzo 2012 che invita all’introduzione di “Scacchi a Scuola” nei sistemi educativi degli Stati membri».

Giuseppe Lisimberti, delegato della provincia di Milano del CRL (Comitato Regionale Lombardo), istruttore e Presidente A.S.D. Scuola Scacchi Cormano (Mi), ha analizzato “Il rapporto scuola – scacchi come è e come potrebbe essere”: «Con gli Scacchi ai nostri ragazzi, insegniamo l’autocontrollo e l’attenzione, il rispetto del prossimo, il sacrificio per un risultato, l’accettazione della sconfitta, la responsabilità delle proprie scelte e decisioni, a usare la propria testa e non quella della “maggioranza”»

«Nella mia pluriennale esperienza ritengo che per una ottimale riuscita dei Progetti Scacchi a Scuola tre sono le componenti che li determinano: i Dirigenti scolastici e il corpo docente sensibili e interessati, una proposta strutturata e credibile e le famiglie. Dove le tre componenti sono in sintonia fra loro e si aiutano reciprocamente nel raggiungimento degli obiettivi, si arriva sicuramente al successo. Gli Scacchi a Scuola devono essere fatti in orario curriculare e non negli intervalli mensa o nel doposcuola. Non si ottengono gli stessi risultati, anzi forse si stressano ulteriormente i ragazzi».

Momento clou del convegno, la testimonianza di Luca Moroni, il 17enne scacchista, Grande Maestro, Campione Italiano Assoluto e studente al liceo scientifico “Ettore Majorana” di Desio (Mb). Moroni ha raccontato come è nata la sua passione per gli scacchi, come ha iniziato a fare tornei, come questa disciplina l’abbia aiutato a scuola e a crescere, e di quali siano i suoi progetti futuri.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 aprile 2018
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