«Voglio giustizia per mia figlia, morta per droga a 19 anni»

L’appello di una madre che vuole conoscere cos’è successo una sera di due anni fa a Borgomanero dopo una notte brava

Avarie

Maria è una donna minuta con gli occhi grandi e sempre lucidi quando parla di sua figlia Alexandra, morta l’11 settembre del 2015 probabilmente a causa di un’overdose e portata in pronto soccorso nel pomeriggio dello stesso giorno quando oramai non c’era più nulla da fare.

Di quella ragazza, arrivata dalla Romania da poco tempo per raggiungere la madre che abita in un paese dell’Alto Varesotto, rimangono ora alcune foto nel cellulare, una targhetta che la ritrae come un santino portato al collo dalla madre, e qualche effetto personale riconsegnatole dai carabinieri dopo una notte di fine estate di due anni e mezzo fa.

La giovane, dopo trascorsi di droga al paese natale, arrivò in Italia per raggiungere la madre nel 2014, ma presto decise di uscire di casa e trovare un lavoro in night club della provincia di Novara. Condivideva un appartamento con una ragazza italiana, una collega. Serate fino a tardi, nel locale, e ancora quel vizio di sniffare, forse di bucarsi.

Frequentazioni brutte nel giro della coca e una serata che avrebbe dovuto essere un’uscita a quattro ma che alla fine la vide andare nell’appartamento di un uomo per passarvi la notte.

Da lì in avanti una nebbia che si infittisce sulle poche ore di vita della giovane, che probabilmente avvertì un malore a casa del conoscente, ma venne portata dal pronto soccorso già morta. I carabinieri attivarono le indagini da cui risulta una cessione di droga.

I militari hanno ascoltato la persona che stava con la ragazza. L’uomo disse di non essersi accorto di nulla, se non del fatto che la giovane era priva di conoscenza, e che dopo l’overdose la caricò in auto per portarla all’ospedale. Per i sanitari si è trattato di una morte dovuta ad “edema polmonare terminale in sospetta intossicazione acuta da sostanze stupefacenti”.

«Ma non venne fatta un’autopsia, si tratta invece di un semplice “riscontro diagnostico ospedaliero” – spiega l’avvocato varesino Gianluca Vissi, legale della famiglia – . La procura di Novara ha chiesto l’archiviazione del caso e noi abbiamo presentato opposizione. Vogliamo che su questa vicenda si vada a fondo. Vogliamo che si indaghi e si accertino le responsabilità, in primo luogo ci chiediamo perché questa ragazza di soli 19 anni sia stata caricata in auto e non sia stata invece chiamata l’ambulanza. E perché sia arrivata all’ospedale già in rigor mortis».

Ora famigliari e avvocato attendono i tempi della giustizia.

«Mia figlia, non potrà più ridarmela nessuno, lo so – dice Maria – . Ma almeno voglio sapere cos’è successo quella sera maledetta. E se c’è qualcuno che ha sbagliato, ora deve pagare».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 06 aprile 2018
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