Morti per amianto, la Cassazione riporta in appello il processo

La vicenda della Centrale elettrica di Turbigo. Dopo la rinuncia della Procura, le associazioni delle vittime hanno fatto ricorso in sede civile e ottenuto la riapertura

turbigo centrale elettrica enel

La Cassazione riapre -in sede civile – il processo per la morte per amianto di tre operai della centrale elettrica di Turbigo.

Il nodo tutto specifico del processo per la centrale di Turbigo è la rinuncia della Procura di Milano di fare ricorso in Cassazione contro le assoluzioni. Per questo una parte delle associazioni coinvolte hanno deciso di proseguire in sede civile mentre  Inail e Turbigo non hanno ritenuto di proseguire, Medicina Democratica, Associazione Italiana Esposti Amianto hanno presentato ricorso civile.

La sentenza è arrivata nella serata di martedì 15 maggio e, appunto, rinvia in appello, in sola sede civile, il processo per gli omicidi colposi di tre operai che lavorarono alla centrale negli anni Sessanta-Settanta. 

Un pronunciamento quasi inaspettato, perché in qualche modo ribalta una doppia sentenza conforme  che, in primo grado e poi (il 21 febbraio 2017) in appello, aveva assolto due dirigenti e il responsabile civile di Enel, allora proprietaria dell’enorme centrale termoelettrica.

Quasi stupita dall’esito è Chiara Misin, figlia di Oscar Misin (nella foto), operaio di Samarate scomparso nel 2012 per mesotelioma pleurico: «Anche se le vittime come eredi sono uscite dal processo, io e mia madre abbiamo assistito a tutte le udienze, in attesa della giustizia. Questa per noi è una sentenza importantissima, che seppur in civile ribalta le due sentenze fotocopia di primo grado e appello. Ci abbiamo creduto, come figlia e moglie di Oscar e anche come associazione».

«È una sentenza storica- ha aggiunto l’avvocato Laura Mara, che ha patrocinato le associazioni – che apre scenari inediti per gli innumerevoli casi aperti su tutto il territorio nazionale, e che arriva nonostante il mancato ricorso da parte della Procura della Repubblica, che invece era stata presente in tutti gli altri processi in Cassazione, che priva la possibilità di  perseguire i responsabili anche penalmente. Assenza inspiegabile, su cui occorrerà riflettere a Milano».

«Il fatto sussiste», dicono dall’AIEA: i morti di amianto di Turbigo non sono morti per caso o per fatalità e qualcuno ne ha la responsabilità e dovrà pagare, almeno in termini pecuniari: è questo il fatto nuovo che scaturisce da questa sentenza,« che ribalta ben quattro precedenti sentenze della stessa IV Sezione Penale di Cassazione, basate fondamentalmente su una sorta di “escamotage”, di cavillo giuridico e cioè che non sarebbe stato dimostrabile il momento della cosiddetta “induzione”, e cioè quando il processo cancerogenetico, per ciascuno dei lavoratori deceduti, è iniziato». Una interpretazione basata -dicono ancora da AIEA – su una accezione del tutto discutibile, ritenuta errata dalla letteratura internazionale, nonché da precisi documenti scientifici nazionali.

Per l’Associazione Esposti Amianto è un passaggio importante anche per le vicende di altre centinaia di operai morti di mesotelioma dopo aver lavorato alla Bronit di Broni- Pavia, alla Pirelli di Milano, alla Ansaldo Franco Rosi di Legnano e alla Montedison di Mantova.

 

Enel su processo amianto Turbigo

“In attesa di leggere le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione, Enel, sottolineando la conferma delle assoluzioni sul piano penale, confida di poter dimostrare l’assenza di danni per le due associazioni nel corso del giudizio di rinvio che riguarda gli aspetti civili e relativi a tre degli otto casi oggetto di causa”. Così Enel commenta il passaggio in Cassazione.
Enel “ricorda che sia il Tribunale sia la Corte d’Appello di Milano avevano pronunciato, nei precedenti gradi di giudizio, una piena assoluzione nei confronti degli imputati”. “A seguito di tali sentenze, per quanto attiene ai profili di responsabilità penale, la Procura di Milano non ha ritenuto di proporre ricorso per Cassazione. Due associazioni hanno invece proposto ricorso in Cassazione per i soli profili civilistici mentre non si sono costituiti parti civili i familiari degli ex dipendenti”.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 16 maggio 2018
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