“Aiutiamo i bimbi vittime di violenza per ricordare Chiara”

"Ridiamo colore alle loro vite" è il progetto che Openjobmetis sostiene in favore dei minori accolti e protetti dalla Fondazione Felicita Morandi. Un impegno per ricordare la bimba di 7 anni vittima di un tumore

conferenza fondazione felicita morandi con openjobmetis

«Siamo 650 dipendenti, la nostra è una grande famiglia. Cercavamo una risposta al grande dolore che stavamo vivendo e ci è sembrato naturale accogliere la proposta della presidente della Fondazione Felicita Morandi» Così la responsabile del personale di Openjobmetis Marina Schejola spiega la volontà dell’azienda di aderire al progetto “Ridiamo colore alle loro vite” per finanziare figure specializzate a disposizione dei piccoli ospiti della casa rifugio della Fondazione.

« Il 31 dicembre 2017 la piccola Chiara, figlia di una collega, è morta sconfitta da un neuroblastoma. Per due anni la bimba aveva combattuto contro questo male: come colleghi avevamo donato ferie e ore di lavoro per permettere alla madre di seguire la figlia ammalata. Il vuoto lasciato da quella morte ci ha indotto a cercare un riscatto. Ci è sembrata la miglior risposta, sostenere un’attività di aiuto ai bambini vittime di violenza nel nome di chi, quella vita, non può più averla».

Così, una mattina, parlando in aeroporto con la presidente della Fondazione Morandi Giovanna Scienza, la dottoressa Schejola ha sposato il progetto che ha trovato il plauso di colleghi e amministratore delegato.

« Stiamo parlando di bambini invisibili – commenta Giovanna Scienza – la legislazione considera le donne vittime di violenza, dà indicazioni di un percorso, valuta fondi e prospettive, ma non considera che a queste donne spesso sono legati bambini piccoli e piccolissimi. Spesso è proprio per tutelarli che le madri fanno queste scelte. Parliamo di bimbi cresciuti in ambienti spesso violenti, strappati alla propria casa e agli amici, costretti a vivere rinchiusi nel rifugio in attesa che il tribunale decida misure per la loro incolumità».

Giovanna Scienza è un fiume in piena: farsi carico delle donne vittime di violenza è complicato. Ci sono le prime risposte, quelle urgenti, ma il seguito è nebuloso: « Il sistema è come un ospedale che ha pronto soccorso e terapia intensiva ma non ha reparti». Chi viene preso in carico ha risposte per i primi 8 giorni fino a un massimo di un mese. Poi, se ci sono le condizioni, si entra in comunità, o negli alloggi di autonomia per imboccare una nuova vita: « Il sistema del sostegno si scontra contro un muro che è dato dal lavoro e dall’indipendenza economica – spiega la presidente Scienza – Viviamo in un momento difficile dove le istituzioni non possono andare oltre un minimo contributo e il privato si muove con riluttanza».

Far quadrare i conti di queste realtà è sempre un’impresa: « Provincia di Varese ci dà in comodato d’uso una sede ma non può andare oltre – schiarisce Giovanni Scienza – la legislazione riconosce 40 euro al giorno a donna ma non considera i figli. Noi abbiamo voluto offrire una risposta altamente specializzata, con figure di riferimento professionali e contrattualizzate. Siamo aperti 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno perché l’emergenza può capitare in ogni momento. I costi sono elevati ma i contributi pochi. Spesso, poi, i Comuni, con cui collaboriamo, sono in ritardo nei pagamenti. Abbiamo, per esempio, un conto aperto di 60.000 euro con un ente locale e dobbiamo rivolgerci a un legale per recuperare quei fondi che sono per noi vitali».

Attualmente, nella casa rifugio della Fondazione Felicità Morandi sono ospitate due donne e 5 minori. Dallo scorso luglio fino al mese scorso è stato dato soccorso a 25 persone.

Il progetto finanziato da Openjobmetis, agenzia per il lavoro nata in provincia di Varese nel 2001, si propone di finanziare per un anno un educatore e uno psicomotricista dedicati ai bambini per aiutarli nelle attività scolastiche ma anche in quelle ludiche e sportive. Due figure che si facciano carico delle loro solitudini e delle loro ansie per restituire un po’ di serenità.

varie varese

L’intervento di Openjobmetis, quindi, accende i riflettori sul ruolo che le aziende private potrebbero avere al fianco di un terzo settore essenziale, per risolvere problemi impellenti e urgenti, ma con finanziamenti pubblici risicati. «In provincia – come ha ricordato Adelaide Caraci responsabile della Rete interistituzionale nata in provincia e di cui è capofila il Comune di Varese – nel 2013 la rete si è costituita con associazioni e istituzioni per raccogliere i fondi e avviare collaborazioni anche con i privati che, però, ancora oggi mancano».

Le risposte alle donne vittime di violenza rimangono, quindi, legate spesso all’emergenza: « Il problema è il lavoro – sottolinea la consigliera di parità Luisa Cortese – far mantenere l’occupazione a chi ce l’ha e trovarne una per chi non l’aveva è il principale traguardo. La violenza, infatti, non è solo fisica ma spesso anche economica perché senza questa indipendenza è difficile sottrarsi al proprio doloroso destino».

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 13 giugno 2018
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