«Così trasformo gli alberi nei personaggi incantati del bosco»

La magia delle fiabe scolpita nel legno: merito di un impiegato con la passione per la scultura che usa le proporzioni di Leonardo per le sue opere alle falde del Campo dei Fiori

Le sculture del bosco incantato

La leggendaria Berta e il Guardiano della foresta sono sorvegliati dalla vipera che dorme sul sasso.

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Un ragno aspetta la presa tra due rami e una signora immobile, perché anche lei di legno, porta ancora il “cappotto” che le nasconde il viso: «Oramai è pronta, tra poco si svelerà. E diventerà anche lei ospite della foresta».

Il bosco delle fiabe esiste, e per molti bambini di Cocquio Trevisago è proprio dietro casa, a Cerro, frazione a sua volta di Caldana, piccolo borgo immerso in rigogliose selve castanili.
Ed è proprio il castagno la materia prima, che viene fatta vivere dalle mani esperte di Sergio Terni, 42 anni di Cocquio Trevisago, impiegato di giorno, falegname la sera e nel tempo libero, ma per passione.

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«Sto di fronte al computer tutto il giorno, lavoro in un’azienda della zona e qualche anno fa, durante una vacanza in Valle D’Aosta conobbi un artigiano del legno che mi fece appassionare alla tecnica di scolpire da tronchi d’albero delle figure umane, ma anche di animali che popolano il bosco».

Questo maestro ha un nome e un cognome, si chiama Giuseppe Binel e vive e lavora a Donnas, in Valle d’Aosta, dove tiene corsi di intaglio e scultura del legno da cui riesce a ricavare veri e propri capolavori che hanno ispirato la produzione artistica di Sergio.

La prima di queste statue, il Guardiano, la si incontra alle prime falde del Campo dei Fiori nel sentiero che si dipana dal paese e porta verso il Forte di Orino: un volto spigoloso dagli occhi profondi scruta in profondità i visitatori e li avverte con un messaggio in una pergamena intagliata nel legno: “Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco”.

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«Il primo passo è la scelta delle piante da scolpire, tutti alberi morti. Ma in realtà, ancor prima c’è da risolvere la questione dei proprietari dei fondi su cui stanno i tronchi – spiega l’artista – . La montagna è come una grande torta composta da tanti spicchi che vanno verso la cima: sono le singole proprietà, e spesso è difficile sapere di chi sono e quindi chiedere i relativi permessi. Poi c’è il Parco del Campo dei Fiori, che va avvisato. Una volta completate queste formalità, si può cominciare».

La difficoltà sta nella scelta del legno: il migliore è il castagno che resiste meglio di altri alle intemperie e al tempo. Si inizia con la motosega, intervenendo sul tronco. Poi si parte con la creazione del soggetto, ma non basta lo scalpello, infatti Sergio racconta di aver seguito corsi di anatomia in Trentino proprio perché per realizzare queste sculture vanno calcolate con precisione le misure, proprio come fece Leonardo per le sue opere che sfruttano la proporzione aurea, da cui nacque l’uomo Vitruviano. Alla fine l’ultimo tocco sta nel passaggio di alcune mani di una speciale vernice ad acqua che protegge la scultura.

Mentre Sergio spiega tutto questo un paio di bambine si avvicinano e fingono spavento di fronte alla vipera che prende il sole su di un masso, poi dopo aver preso coraggio toccano gli strumenti del mestiere: diversi martelli, uno scalpello e punte di svariate misure per le diverse durezze del legno.

Sergio mostra alle piccole come funzionano i suoi ferri, sempre sotto lo sguardo impassibile della biscia dal corpo di faggio: «L’ho appena sistemata, qualcuno per dispetto l’ha staccata e buttata nel bosco», dice con un sorriso, poi saluta altre due persone in tenuta da trekking che passano, rallentano, e anche loro sorridono ai personaggi del bosco incantato.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 13 giugno 2018
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