Tra gli ultimi contadini del Basso Varesotto dove l’agricoltura è resistenza

Parte da Bottega Agricola il viaggio di VareseNews tra i contadini che si occupano dei terreni agricoli del Parco Altomilanese, ultimo baluardo a capannoni, strade e discariche abusive

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Sono rimasti in pochi ma resistono tra capannoni (spesso vuoti), strade, ferrovie e discariche abusive a ridosso dei loro campi. Più che un lavoro, quello dell’agricoltore nel Basso Varesotto, è un corso di sopravvivenza ma gli ultimi contadini non hanno intenzione di mollare quelle terre, baluardo di una cultura agricola solo apparentemente sconfitta dalla produzione industriale che ha caratterizzato il secolo scorso.

Quali sono i valori di chi, al giorno d’oggi, si occupa di agricoltura nel nostro territorio? C’è ancora qualcuno che, nonostante la vocazione industriale della provincia, ancora resiste e coltiva i campi, quelli che vediamo dalle strade provinciali e che sembrano così trascurabili, o addirittura scontati? Come funziona e perché intraprendere questo mestiere?

Per rispondere a queste domande siamo andati nel parco Altomilanese dove, come in una riserva, sopravvivono alcune aziende agricole.  Agli albori del suo sviluppo industrialel’economia della zona si poggiava sulla produzione di cotone e bachi da seta delle campagne, prodotti sui quali poi si è eretta l’imponente tradizione tessile dell’Alto Milanese. In secondo luogo, ora che i tempi sono mutati drasticamente, incontrare chi si occupa dei campi è importante per dare un senso, anche pratico, a questa scelta di vita, tra innovazione tecnologica, prospettive di business e rispetto della natura e dei suoi cicli.

Nel Parco Alto Milanese abbiamo incontrato Andrea che gestisce la Bottega Agricola. Il suo negozio è il maggiore fruitore di terreni agricoli all’interno dell’area protetta, nata, come lui ci conferma, per essere un baluardo contro la cementificazione a cavallo tra i comuni di Busto Arsizio, Legnano e Castellanza.

Sono una decina gli agricoltori che lavorano nel PAM, ai quali si devono aggiungere quelli che hanno aziende agricole esterne ma che qui hanno terreni in conduzione. La loro età media è sui quarant’anni e non mancano lavoratori della vecchia e nuova generazione. Tutti sono tenuti a rispettare le regole del Parco, ma a livello concreto il coltivatore è dotato di un’ampia discrezione in merito a come impiegare il suo terreno.

“Come Bottega Agricola, noi – ci spiega Andrea – produciamo soprattutto cereali, che vendiamo ai grossisti che si occupano di mangimi per animali, ma anche miele e ortaggi. Questo mestiere dà grandi soddisfazioni se c’è passione, ma di sola agricoltura non si vive. Contrariamente a quanto si sente in giro, riguardo ad un “ritorno alla terra” delle nuove generazioni, la realtà che vedo è molto diversa. Nella nostra zona, vuoi per la mancanza di terra o per varie dinamiche locali, si è persa la concezione dell’agricoltura come qualcosa di importante. Prima di tutto a livello ambientale, ma anche su quello dell’educazione al mangiare sano e a chilometro zero, investendo la ricchezza delle città in campagna.”

VareseNews ha deciso di approfondire le storie di chi vive la terra anche se assediato da strade e capannoni. L’idea è quella di far luce sui vari aspetti dell’attività agricola locale, dall’effetto della politica europea in questo campo ai problemi strutturali con cui ogni giorno i lavoratori devono convivere. Un modo per ripensare il rapporto tra noi e quella terra che, per abitudine, snobbiamo un po’ troppo facilmente.

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Pubblicato il 15 giugno 2018
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Eroi contemporanei ignorati dalla politica e dalle amministrazioni. Gente che ci garantisce un futuro che combatte una guerra impari verso chi ce lo sta negando a colpi di tangenzialine, capannoni e centri commerciali.

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