“Quando la mia città chiede, io ci sono”

Il regista di "Aggiungi un posto a tavola" parla della commedia musicale firmata da Garinei e Giovannini: «Nonostante i suoi 40 anni, il tema della diversità e della fatica che fanno gli uomini ad accettarla è straordinariamente attuale»

Avarie

«Quando c’è da fare qualcosa per la mia città, io mi metto a disposizione». Alberto tiene fede a un principio: la solidarietà è muta, ha bisogno solo di gesti concreti. Il regista di “Aggiungi un posto a tavola“, la celebre commedia musicale di Garinei e Giovannini  che andrà in scena sabato 16 giugno al Teatro Openjobmetis, non vuole apparire e così usa solo il nome di battesimo o lo pseudonimo Carlo Rebelvati, che poi è quello che compare sul cartellone. Qualunque sia il suo nome, ciò che conta è il risultato perché l’iniziativa servirà a finanziare il restauro del Bernascone, il campanile simbolo della città.

Alberto ha 32 anni, è un regista cinematografico che ha alle spalle collaborazioni significative. Solo per citarne alcune, come assistente alla regia era sul set di “Suspiria“, il remake del film di Dario Argento firmato da Luca Guadagnino, su quello de “Il pretore“, film di Giulio Base ispirato al romanzo di Piero Chiara “Il pretore di Cuvio”, e nel film d’azione “Europe raiders” nel ruolo di assistente alla produzione.

Alberto, allestire la commedia musicale all’aperto nella piazza di una basilica con in scena un campanile vero non rischiava di aumentare la complessità dello spettacolo?
«Piazza San Vittore era perfetta perché rendeva questo spettacolo originale e unico. Far vivere l’ambiente come scena era certamente una bellissima sfida, ma non aumentava la complessità perché la commedia musicale è per definizione complessa, in quanto c’è una parte recitata, ci sono le coreografie e la parte musicale. Questa è la ragione per cui il produttore Giacomo Mazzarino mi ha chiesto di curarne la regia. Io l’avevo già fatto (Hairspray nel 2014, ndr) e quindi ho accettato perché è il mio lavoro, ho le competenze necessarie e la conoscenza delle maestranze adatte per metterlo in scena».

Quanto ha contato questo aspetto per ottenere il via libera da parte degli eredi di Garinei e Giovannini?
«Una basilica e un campanile veri in scena non sono un allestimento così usuale, aspetto che ha inciso non poco nella decisione. E poi c’è la finalità benefica: riportare a nuova vita il Bernascone. Sabato 16 giugno verrà rappresentata in teatro perché in quella giornata c’erano altri eventi incompatibili con il nostro, ma anche in teatro rimane una commedia musicale di grande fascino».

Passare da una piazza aperta a un teatro non è semplice, soprattutto per le scenografie che vanno riadattate.
«È stato fatto un grandissimo sforzo di volontà, considerato che avevamo a disposizione solo tre settimane. E forse è questo l’aspetto che rende la compagnia “Effetti collaterali” una compagnia al limite come la definisce il direttore del teatro di Varese. Per poterla adattare al palcoscenico l’arca è stata ridimensionata, verrà smontata per farla entrare nel teatro e, una volta dentro, riassemblata».

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Le prove dello spettacolo

Prima ha detto che il regista di un musical deve parlare più linguaggi. È questa la complessità del suo ruolo?
«Il regista deve spiegare la sua visione d’insieme dello spettacolo declinandola per ogni comparto, ciò che conta è creare un percorso che prova dopo prova diventa comune. Devi parlare con la band, con gli attori e i ballerini ma l’obiettivo è sempre la visione d’insieme. Il tutto va continuamente armonizzato fino a quando non si raggiunge il punto di equilibrio e tutti vanno nella stessa direzione».

“Aggiungi un posto a tavola” è uno spettacolo famosissimo, ma sempre di 40 anni fa. Che reazione hanno avuto gli attori e i ballerini più giovani?
«Gli attori sulla trentina ricordavano le canzoni, invece gli artisti più giovani, come i ballerini, non la conoscevano, ma nel giro di qualche prova ho sentito dire: “questa spacca”. Comunque noi abbiamo introdotto degli elementi di modernità, mentre nella versione originale l’atmosfera era più bucolica. È vero, ha 40 anni, ma stiamo parlando di uno spettacolo amatissimo dal pubblico italiano che ha replicato anche a Londra e che ha segnato in modo straordinario la carriera di Johnny Dorelli. Per non parlare degli autori, Pietro Garinei e Sandro Giovannini, che hanno firmato molte commedie musicali, tutte di grande qualità, due autentici colossi della storia del teatro italiano».

Vedo che sottolinea con insistenza che si tratta di commedia musicale. Che differenza c’è con il musical?
«Spesso questi due termini vengono sovrapposti, in realtà sono il prodotto di due culture molto diverse tra loro. Il musical, quello tipico che arriva da Broadway, si basa sull’aspetto visivo dove prevale la spettacolarità. Insomma, il musical è più roboante. Invece la commedia musicale italiana ha le sue radici nell’opera e perciò è più concentrata sui testi e sulle musiche. E poi c’è l’aspetto della produzione, cioè gli investimenti, che in Italia, a differenza degli Stati Uniti, sono più contenuti. Broadway è lo zoccolo duro americano da cui provengono la gran parte delle produzioni che negli Usa stanno in cartellone anche per decenni. In Italia questo non avviene. “Aggiungi un posto a tavola” è l’eccezione che conferma la regola».

Quanto è attuale il messaggio di “Aggiungi un posto a tavola”?
«È un messaggio che arriva dritto al cuore perché parla della diversità e della fatica che fanno gli uomini ad accettarla. Il grande merito di Garinei e Giovannini è di far riflettere con leggerezza su questioni profonde, che di questi tempi non è poco. Il diverso preoccupa ma alla fine aggiungere un posto a tavola è gratificante per tutti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 giugno 2018
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