Basta ospedali inutili: la sanità ha bisogno di reti e qualità

Audizione in commissione sanità di un gruppo di medici in rappresentanza dei 73 firmatari di un appello che chiede interventi urgenti e strutturali per salvare la sanità pubblica

commissione sanità audizione 73 medici

Non è più tempo di campanili e di ospedali sotto casa. Per salvare la sanità pubblica occorre una rete pensata e gestita a livello centrale che offra soluzioni qualitativamente all’altezza con le risorse finanziarie che ci sono.

L’appello dei 73 medici del Varesotto è stato riproposto questo pomeriggio in commissione sanità della Regione Lombardia. Una delegazione dei primari firmatari è stata ascoltata dalla commissione ( una sparuta rappresentanza) presieduta da Emanuele Monti.

Come giù avvenuto durante l’incontro organizzato alla Fondazione Carnaghi e Brusatori di Busto e ribadito nel corso dellappuntamento sul nuovo ospedale unico con il Governatore Fontana, i primari delle Asst Sette Laghi e Valle Olona hanno chiesto interventi urgenti e decisivi per risolvere una situazione a volte drammatica. Estremamente difficile come nei pronto soccorso o nei punti nascita, neonatologie e pediatrie del territorio.

La dottoressa Cherubini ha ribadito, una volta di più, l’urgenza di creare un’assistenza a rete dove piccolo e grande si sostengano evitando doppioni e ottimizzando le risorse. Un appello raccolto anche dal collega della medicina di Gallarate Costantini che ha implorato l’intervento urgente di Regione Lombardia per sistemare una situazione al limite della pericolosità nei pronto soccorso: « Si intervenga per ridimensionarne il numero. Ce ne sono  3 nel raggio di sette chilometri. Non è razionale tenerli aperti tutti».
Oltre che irrazionale è anche pericoloso per le modalità di lavoro in cui sono costretti medici e personale sanitario. Occorrerebbe una direttiva centrale che desse indicazioni univoche sull’operatività dei singoli PS, aggiunge Costantini: « Attualmente ognuno lavoro in modo differente» lasciando intendere che istruzioni univoche permetterebbero di razionalizzare il campo.

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Il problema della scarsità di personale è stato rilanciato anche da altri medici come il dottor Calveri, cardiologo all’ospedale di Varese, secondo il quale una parte del problema potrebbe essere risolto dai medici in pensione da inserire con contratti  di prestazione temporanea, o come la dottoressa Pinotti, oncologa al Circolo di Varese, che ha chiesto di ampliare le mansioni degli specializzandi con la definizione, a livello regionale, degli ambiti da assegnare loro anche con carattere di urgenza.

Sull’attrattività della carriera ospedaliere sono intervenuti il primario del PS di Varese Chiaravalle e lo specialista di geriatria di Busto Bonoldi che ha chiesto l’apertura di Regione Lombardia all’assunzione di medici non specializzati in PS data la carenza di figure, seguendo l’esempio in questo senso di Bolzano.

Le critiche per problemi e inefficienze sono state fatte proprie da alcuni esponenti dell’opposizione seduti in commissione: Astuti ha chiesto a di verificare la possibilità di allargare ai non specializzati l’ingresso in PS e di aumentare le mansioni degli studenti in specializzazione. L’esponente di “Più Europa” Usuelli ha rivelato di aver rifiutato l’incarico in un piccolo presidio per gli elevati rischi di lavorare da solo in un reparto la cui attività dovrebbe confluire in un centro più grande: « Il problema – ha spiegato il consigliere medico – è l’incapacità dei politici a far capire la situazione alla popolazione» invitando inoltre i dottori a insistere con documenti per evitare che siano le logiche politiche di difesa del campanile a prevalere di fronte alla sicurezza e alla qualità.

Condivisa, tra quanti hanno preso la parola la necessità di rimettere mano alla rete regionale partendo dai punti nascita e allargandosi a tutto il sistema. I temi posti sul piatto sono di stretta e urgente attualità non solo per la provincia di Varese ma per tutto il territorio lombardo. Il Presidente Monti ha quindi chiesto di preparare un documento in cui si affrontano tutti i problemi sul tappeto in modo particolareggiato, proponendo soluzioni: « Ciò che emerge è principalmente il problema della carenza di personale, specie per quanto attiene i pronto soccorso della nostra Provincia. La regione sta cercando di fare quanto in suo potere per tamponare la situazione, mediante l’aumento delle borse di studio per le specialità e, da ultimo in ordine temporale, con l’accordo della settimana scorsa, firmato con i sindacati, che sancisce la stabilizzazione di 1000 precari del comparto sanitario.
Abbiamo consapevolezza di come ciò non sia abbastanza per risolvere i problemi odierni e futuri, legati in particolare ai pensionamenti, al numero chiuso nelle facoltà e alla carenza di specializzati in determinati ambiti. In questo senso le norme nazionali in vigore attualmente non ci aiutano, stabilendo un tetto di spesa per il personale sanitario pari a quello del 2004, con una diminuzione dell’1,4%. Su questo punto lavoreremo di concerto con il Governo nazionale perché questo paletto assurdo sia abolito, ma soprattutto nella prospettiva di portare a compimento il processo di autonomia, per avere più risorse e spazi di manovra che ci consentano di risolvere anche le problematiche emerse oggi in audizione».

«I primari intervenuti sono stati molto chiari nel presentare una situazione di vera emergenza che può mettere anche a repentaglio la salute dei pazienti – ha dichiarato al termine il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti -. Le loro proposte di intervento andranno presentate alla giunta regionale e noi chiederemo che vengano date loro risposte in tempi brevi, perché l’emergenza è ormai generalizzata. Purtroppo siamo arrivati a questo punto anche per un’incapacità della Regione di programmare in modo lungimirante l’offerta sanitaria sul territorio e questa è una responsabilità che addebitiamo alla maggioranza di centrodestra. Ora occorre un piano straordinario per superare l’emergenza e un cambio di rotta per evitare di ritrovarci a breve nella stessa situazione».

La questione tornerà al vaglio della politica già domani quando verrà affrontata dal Consiglio lombardo.

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Pubblicato il 09 luglio 2018
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