Cicci Ossola: “Un campione nello sport e nella vita”

Il commosso ricordo di Pierfausto Vedani all'amico

cicci ossola

Quando, era l’autunno del 1963, approdai a La Prealpina su invito del direttore Mario Lodi, come la totalità degli sportivi italiani conoscevo bene la tragica vicenda di Superga e il dolore immenso delle famiglie e delle città che vi avevano perso i loro campioni. Il mio rapporto personale con Cicci Ossola non era diverso da quello di qualsiasi cronista che segue le vicende di basket e calcio, molto intense qui in Lombardia: un cortese saluto a ogni “incrocio” sui campi, spesso nemmeno riscaldato dal tradizionale “tu” proprio perché ci si incontrava due o tre volte a ogni annata sportiva. Vale a dire nessuna confidenza o familiarità , solo buona educazione.
Accadde anche con Cicci Ossola che avevo visto giostrare da campione vero nelle serie inferiori del basket, ma in quella magica annata dello sport varesino,appunto il 1963 , egli guidava il Varese Calcio alla sua prima promozione in serie A.
Sarebbe stato davvero un anno mitico perché l’ Ignis avrebbe vinto il suo secondo scudetto.

Incredibile, ma Cicci ed io in 55 anni di conoscenza, trasformatisi poi in amicizia sincera, non abbiamo abbandonato l’uso del “lei” anche nello scambio di delicate notizie o di confidenze. Negli ultimi anni gli incontri non avvenivano nel suo negozio, ma lungo il percorso dal negozio stesso al fornaio dove Cicci faceva l’acquisto giornaliero. Gli incontri e la breve passeggiata sono terminati quando a vacillare è stata la mia salute e non volendo disturbare il carissimo clan degli Ossola, veramente assediato, avevo notizie da Franco Giannantoni, intimo amico di Cicci.

Oggi in questo mio ultimo saluto a Cicci desidero ricordare la serenità, l’equilibrio, la dignità di una persona, di un varesino campione nello sport ma anche nella vita per la sua onestà, la sua riservatezza, per il culto del rispetto, della semplicità, dell’attenzione al prossimo che non sempre sono dei potenti o di chi sale le scale della vita senza vertigini e ben consapevole delle responsabilità che ci si assume a ogni gradino raggiunto.

A Cicci devo molto anche in termini di formazione calcistica. Durante l’analisi di una partita mi disse che se avesse potuto giocare ancora al calcio non avrebbe più fatto il difensore perché “ in qualsiasi partita noi difensori un errore grave lo commettiamo sempre e gli avversari ne approfittano.” Da allora ho analizzato con maggior considerazione e anche studiato sudatissimi pareggi di squadre che strappavano punti a formazioni poderose.

Cicci assieme a un campione di atletica leggera come Roberto Gervasini sosteneva che lo sport professionistico era un attentato alla salute. Lo dicevano in anni in cui la chimica non era ancora affiorata prepotentemente. Il messaggio è stato spesso trascurato, ma era ed è vero.
Ancora oggi ci sono più “malattie” nella attività sportiva come la corruzione in bilanci e gestioni. Anche di questo si parlava con Cicci .E la sua anima bella, il suo amore per lo sport, l’attenzione per valori da difendere come quelli della famiglia e della gioventù mi facevano pensare a lui anche come a un tesoro culturale che non abbiamo fatto emergere nella misura necessaria. L’errore, l’inutile fallaccio in difesa l’abbiamo fatto anche noi .
Ciao Cicci, un abbraccio a te e a tutti i tuoi cari anche a nome della città che hai onorato con le tue imprese sportive e con l’ineguagliabile grandezza del silenzio dopo la gloria.

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Pubblicato il 08 luglio 2018
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Commenti

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  1. Scritto da mike

    Ero ancora ragazzino ma ricordo benissimo la coppia Ossola-Maroso in quel piccolo grande Varese dell’era Borghi che arrivò al paradiso della serie A!
    Due colonne della difesa, due signori dentro e fuori dal campo.
    Ciao Cicci, da oggi potrai ritrovare il tuo amico Peo e rimetterti a giocare …divinamente!

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