Il decreto dignità e la stretta sui contratti a termine preoccupano gli artigiani

Davide Galli (presidente): «L’incremento del costo del lavoro va nella direzione opposta rispetto al sostegno all’occupazione»

confartigianato imprese varese

«Poco più di una settimana fa la promessa: “Tocca alle piccole”. Oggi un primo provvedimento formale sul lavoro con restrizioni che preoccupano sui contratti a termine». Il doppio riferimento del presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, è alle rassicurazioni date alle Pmi dai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio in occasione dell’assemblea nazionale di Confartigianato e al “decreto dignità” varato nella serata di lunedì 2 luglio dal consiglio dei ministri su proposta del superministro del Lavoro e dello sviluppo economico: «Il giro di vite impresso sui contratti a termine rischia di riflettersi negativamente sulle Pmi e sulla ripresa che stiamo faticosamente cercando di agganciare e, inoltre, esprime una visione ingiustamente negativa di questa particolare forma contrattuale, che a nostro giudizio non rappresenta una forma di precarietà ma risponde in alcuni casi alle esigenze delle aziende e di specifiche categorie di lavoratori».

Il tutto in un contesto occupazionale rivoluzionato rispetto al passato, proiettato nel futuro a una sempre maggiore flessibilità e «da supportare, piuttosto, con regole chiare, semplici e stabili, reali politiche attive, incentivi alla formazione permanente (lifelong learning) e al welfare».

Nel merito, la contrazione a 12 mesi della durata massima di un contratto senza causali potrebbe penalizzare in prima battuta chi, ancora oggi, sente profumo di crisi e, al contempo, resta ai margini della concessione di crediti da parte delle banche. A dicembre 2017 – secondo i dati elaborati dall’osservatorio regionale di Confartigianato su dati della provincia di Varese – il 18,4% dei finanziamenti, pari a 1.411 milioni di euro, risultavano erogati a favore di imprese con meno di 20 addetti, con un saldo negativo pari a 4 punti percentuali rispetto al dicembre dell’anno precedente.

«In un periodo di ripresa non piena – aggiunge Galli – il contratto a termine risulta per molti l’unico accessibile per affrontare la sfida del rilancio produttivo senza rischiare la non sostenibilità». «Ma, alla luce delle novità, da oggi in poi tutto sarà più complesso, difficile e oneroso, in considerazione del fatto che i contratti a termine potranno durare al massimo 24 mesi (contro gli attuali 36), che i possibili rinnovi potranno essere al massimo quattro e saranno gravati da un incremento contributivo dello 0,5%».

L’obbligo dell’indicazione della causale (assunzioni temporanee e oggettive o per esigenze sostitutive; connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria; per picchi e attività stagionali) dopo il primo contratto, secondo Confartigianato,  potrebbe produrre inoltre un aumento del livello dei contenziosi. «L’ultimo dato relativo ai contratti applicati in provincia di Varese (elaborazione OsserVa, ndr) ci dice che le assunzioni a tempo determinato tra gennaio e dicembre 2017 sono state in tutto 85.493 contro le 71.236 dell’anno precedente, mentre il tempo indeterminato ha segnato un’inversione di tendenza negativa dopo il picco iniziale del Jobs Act».

«Non siamo per il precariato, ma diciamo anche che l’incremento del costo del lavoro va nella direzione opposta rispetto al sostegno all’occupazione, soprattutto per le piccole imprese, ed è questo il punto sul quale chiediamo un confronto con l’esecutivo» specifica ancora Galli. «Vogliamo crescere e alla crescita non si può porre freni, soprattutto in questo momento».

Tanto più a fronte di dati che reclamano prudenza, con il mercato interno debole e l’export meno brillante rispetto al 2017. Lo rivelano i dati del rapporto annuale 2018 presentato la scorsa settimana da Confartigianato secondo il quale, dopo l’anno record conclusosi a dicembre, le tensioni sui mercati internazionali hanno impattato sul Made in Italy, con esportazioni nel primo trimestre 2018 nei settori a maggior concentrazione di Mpmi cresciute del 2,8% contro il 6,3% del trimestre precedente.

 

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 luglio 2018
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