Goletta dei Laghi, firmato il “patto” per il Lago di Como

Presentati i risultati del monitoraggio scientifico sulla sponda comasca del Lario: tre punti su quatto indagati risultano ancora fuori legge

La greenway del lago di como

Si è conclusa la terza tappa del tour della Goletta dei laghi, la campagna di  Legambiente realizzata in collaborazione con il CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati) e Novamont e che da 13 anni attraversa l’Italia per monitorare la qualità delle acque, degli ecosistemi e dei territori lacustri. Questa mattina, alla presenza della presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto, del responsabile scientifico del circolo di Legambiente Como Enzo Tiso e dell’Ing. Annarita Polacchini, Coordinatrice del tavolo per la competitività della CCIAA, i rappresentanti della Goletta hanno presentato i dati dei campionamenti effettuati sul Lario.

«La Goletta dei Laghi ha il compito di individuare le criticità dei bacini lacustri, – spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – non solo dove sappiamo esserci maggiore afflusso di bagnanti, ma soprattutto dove intravediamo un rischio più elevato di inquinamento, la cui causa è principalmente legata all’inefficienza del collettamento fognario dei comuni interni e ai pochi depuratori presenti che non riescono a raccogliere tutte le acque reflue. A questo proposito, auspichiamo che il Patto per il Lago di Como oggi sottoscritto possa essere uno strumento utile per rilanciare un approccio più sostenibile dell’insieme delle attività che insistono nel territorio lacuale e una maggior tutela delle acque del lago».

E di una pianificazione in senso sostenibile il lago di Como ne ha davvero bisogno, a partire dalla navigazione pubblica e privata e da un sistema di mobilità costretto in arterie al limite della sopportazione. Ma anche per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, che risulta ancora inadeguata in molti comuni con significative eccezioni come nel piccolo comune di Tremezzina, che vanta una percentuale di raccolta di tutto rispetto superando il 75%.

In base a quanto è emerso dal monitoraggio scientifico – effettuato in determinati punti individuati anche grazie alle segnalazioni dei cittadini tramite SOS Goletta* – quest’anno, sulla sponda comasca del Lario, il laboratorio di Goletta dei Laghi ha evidenziato 3 punti fuori dai limiti di legge sui 4 campioni oggetto dell’indagine microbiologica. I sorvegliati speciali sono i campioni prelevati a Cernobbio alla foce del torrente Breggia, la foce del torrente Albano nel comune di Dongo, a Como presso la foce del torrente Cosia, al canale del depuratore adiacente i giardini del mausoleo A. Volta. Rientra nei limiti di legge, invece, la foce del torrente Telo nel comune di Argegno.

«Il punto presso il mausoleo di Volta, foce del Cosia, è indicativo non solo del funzionamento del depuratore, ma del sistema fognario del Comune di Como e di alcuni comuni a monte. – sottolinea Enzo Tiso, responsabile scientifico del circolo Legambiente di Como – Nel torrente Cosia e nei suoi affluenti, come quello denominato Fiume Aperto, potrebbero essere presenti scarichi non collegati alla fognatura, soprattutto per quanto riguarda i tratti interrati. Più complessa è, invece, la situazione alla foce del Bregga, torrente in cui confluiscono anche scarichi dalla vicina Svizzera e riceve le acque del Faloppia e quindi del depuratore di Ronago. Ci auguriamo che l’amministrazione di Como proceda in modo spedito verso il risanamento di questa situazione».

In base ai parametri indagati, Enterococchi intestinali ed Escherichia coli, vengono considerati come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori. Nel monitoraggio vengono prese in esame le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo lungo le rive dei laghi: queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione degli scarichi civili che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano nel lago. Quello di Legambiente è un campionamento puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali delle Ats locali, né pretende di assegnare patenti di balneabilità, ma restituisce comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni.

Per il terzo anno il lavoro di campionamento di Goletta dei Laghi ha riguardato anche il monitoraggio delle microplastiche presenti nelle acque. I dati raccolti verranno elaborati nei laboratori di Enea – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – e presentati in autunno. L’obiettivo dell’edizione 2018 è di approfondire lo studio sulla dinamica delle microplastiche nei laghi, analizzando il ruolo che questi sistemi semi-chiusi svolgono, in relazione alla presenza dei loro immissari ed emissari, che nel caso specifico dei laghi subalpini italiani rappresentano i principali affluenti del Po. Questo studio è importante anche per determinare le relazioni tra concentrazione e tipologia di microplastiche, con la presenza di differenti fattori di input, valutando il ruolo di serbatoio, ma anche di sorgente di detriti, del sistema fluviale-lacustre.

Anche quest’anno il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati CONOU è main partner di Goletta dei Laghi di Legambiente. Attivo da 34 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. L’olio usato che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 95% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. «La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi – spiega il presidente del CONOU, Paolo Tomasi – rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio non solo evita una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese».

I dati online

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 luglio 2018
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore