L’export per ora va bene. Preoccupazioni per il decreto dignità

L'indagine dell’Ufficio studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese evidenzia un'apertura d’anno positiva per il commercio estero. Comerio: «Siamo preoccupati per un mondo che cerca di tarpare le potenzialità delle imprese con gabbie protezionistiche»

univa

Gli ultimi dati provvisori disponibili sul commercio estero varesino relativi al primo trimestre 2018 mostrano una crescita dell’export rispetto a quanto registrato nel primo trimestre del 2017. L’export della provincia ha sfiorato infatti i 2,8 miliardi di euro, in crescita del 22,9% rispetto al primo trimestre del 2017. Tale variazione è dovuta principalmente al settore aerospaziale, le cui esportazioni hanno registrato il maggiore incremento in valore tra i settori, recuperando così il calo del primo trimestre del 2017. Depurata “dall’effetto aerospazio”, nel primo trimestre 2018 la variazione tendenziale dell’export varesino risulta essere stata pari a +1,9%.

Sul lato delle importazioni, Varese ha registrato una crescita del 7,6%, risultando pari a 1,6 miliardi di euro. Risultato: un saldo commerciale positivo (+1,2 miliardi di euro), ed in crescita rispetto al primo trimestre del 2017 (+52,7%). Questa in estrema sintesi quanto emerge da una rilevazione su dati Istat effettuata dall’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese.

MERCATI
Riguardo i mercati di riferimento, sono in deciso aumento, rispetto al primo trimestre del 2017, le esportazioni verso l’UE28 (+29,2%), che si conferma primo bacino di destinazione dei prodotti varesini, l’Asia Centrale (+31,6%), gli altri paesi europei non UE (+24,3%), il Medio Oriente (+24,6%) e l’Oceania (che ha visto più che triplicare l’export). Tra i paesi, la Polonia ha guadagnato un primo posto nella classifica dei mercati di destinazione dei prodotti varesini, prendendo il posto della Germania. La Polonia ha registrato un tasso di crescita molto elevato, con un export quintuplicato, determinato in parte da alcune consegne legate al settore aerospaziale. Sebbene fuori dalla classifica delle prime dieci destinazioni, è considerevole anche l’export registrato verso l’Australia (triplicato) e la Russia (+62,1%). È tornato a crescere anche l’export verso l’Europa del Nord che aveva registrato una battuta d’arresto dovuta anche alle fluttuazioni del prezzo del petrolio: Svezia +16,8%, Norvegia +170,6%.

PRINCIPALI SETTORI
In termini di composizione settoriale, con riferimento ai comparti maggiormente rappresentativi del territorio, si evidenzia che il 63% delle esportazioni ha avuto origine dal settore metalmeccanico, il 9% dal tessile-abbigliamento, l’11% dal chimico-farmaceutico e l’8% dal settore gomma e materie plastiche. 
Sotto l’aspetto della dinamica si rilevano delle differenze tra i settori analizzati, sebbene l’export di tutti i principali comparti produttivi abbiano registrato variazioni tendenziali positive.

Le vendite all’estero del metalmeccanico hanno registrato la crescita maggiore tra i comparti più rappresentativi dell’economia locale: rispetto al primo trimestre del 2017, l’export è infatti aumentato del 35,5%, mentre le importazioni hanno registrato una crescita del 9,3%. All’interno del settore si evidenziano però delle profonde differenze di risultato tra i diversi comparti. Le esportazioni aerospaziali trainano la crescita del commercio estero nel settore, risultando infatti più che quadruplicate rispetto al primo trimestre 2017; cresce anche l’export di computer e prodotti di elettronica e ottica (+12%); dei prodotti della metallurgia (+3,2%), dei prodotti in metallo (+15,6%), e degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (+3,3%); frenano le apparecchiature elettriche (-4,8%) ed i macchinari (-8,1%).

Sempre rispetto al primo trimestre 2017, il settore tessile, abbigliamento e pelletteria ha registrato un aumento delle esportazioni (+5,7%), a fronte di un’importante riduzione delle importazioni (-8,8%). In termini di export, crescono tutti i comparti: i prodotti tessili (+3,9%), gli articoli di abbigliamento (+6,3%) e gli articoli in pelle (+11,1%).

Tra i comparti produttivi più rappresentativi dell’economia locale, l’export del settore chimicofarmaceutico ha registrato la seconda maggiore variazione, rispetto al primo trimestre 2017. Il settore ha infatti visto un incremento delle esportazioni pari all’11,7%, accompagnato anche da un incremento delle importazioni (+12,4%). Riguardo i comparti che compongono il settore, mentre le esportazioni di prodotti chimici sono rimaste stabili (+0,5%), l’export dei prodotti farmaceutici è cresciuto dell’86%. Anche l’import è aumentato in entrambi i comparti, rispettivamente del 12,4% e del 12,5%.

Anche il settore gomma e materie plastiche ha registrato una variazione positiva dell’export (+2,3%) ed un contemporaneo aumento dell’import (+4,2%). Ci sono però delle differenze tra i comparti: mentre gli articoli in gomma registrano un -1,9%, le materie plastiche segnano un +2,6%. Le importazioni risultano invece in aumento sia nel comparto gomma (+3,6%), che in quello delle materie plastiche (+4,3%).

Tra i comparti più di nicchia, rispetto al primo trimestre del 2017, si è registrata una crescita delle esportazioni nel settore del legno (+17,0%), ed in quello della carta e stampa (+14,7%). In rallentamento invece il settore degli alimentari e bevande (-10,6%).

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE DELL’UNIONE DEGLI INDUSTRIALI DELLA PROVINCIA DI VARESE, RICCARDO COMERIO

Gruppo Giovani Imprenditori 2017

«L’andamento delle esportazioni è sicuramente positivo e riporta Varese sulla strada di una strutturale crescita sui mercati esteri che da sempre contraddistingue la nostra industria negli ultimi anni. Certo una crescita a doppia cifra così consistente è molto legata alle dinamiche del comparto aerospaziale, in particolare quelle che hanno riguardato la Polonia. Anche al netto di ciò, pur molto limata, la performance della prima parte dell’anno è comunque positiva. Purtroppo, però, è collocata temporalmente in mesi dove la guerra commerciale a suon di dazi era solo un pericolo e non una realtà come oggi. Ora bisogna vedere cosa succederà e quali saranno le ripercussioni sui mercati delle decisioni Usa, a cui hanno fatto seguito le contromisure Ue. Il commento secco è che non ci voleva. Per un’economia come quella varesina una politica di dazi è un danno da evitare. Come potrebbe non esserlo per una provincia che esporta ben il 45% del valore aggiunto prodotto e che ha un avanzo commerciale che solo nei primi tre mesi del 2018 ha superato il miliardo di euro? Bastano questi numeri per capirlo. Ecco perché condividiamo in pieno le preoccupazioni espresse anche dallo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Vediamo il rischio di un mondo e di nazioni troppo pronte e tentate di richiudersi in se stessi, spingendo l’economia e l’organizzazione delle imprese verso un medioevo che guarda alle dinamiche industriali con lenti ideologiche che poco hanno a che fare con la realtà e che rischiano di frenare un percorso di crescita e sviluppo sul quale eravamo riusciti con fatica a incamminarci. I danni potrebbero essere incalcolabili. Gli effetti, contrari a quelli voluti. E anche a livello interno cresce la soglia di attenzione delle imprese per provvedimenti, come quelli contenuti nel “Decreto dignità”, che colpiscono le delocalizzazioni. Andrebbe anche bene, ma prima bisogna porsi una domanda: che cosa si intende per delocalizzazione? Ogni investimento estero produttivo di un’impresa italiana è delocalizzazione? Anche quelli che si fanno per presidiare i mercati esteri per vendere in loco beni che altrimenti non sarebbero venduti e la cui crescita comporta anche aumenti di livelli occupazionali in Italia? A Varese? E il modello tutto italiano di multinazionale tascabile legato a tante nostre, anche varesine, medie imprese che fine fa?»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 luglio 2018
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