“Lo sgombero del campo sinti costerà caro alle casse del Comune”

L'intervento del Pd cittadino solleva anche la questione del destino dei minori e degli anziani presenti al campo e che finirebbero in carico al Comune

Campo sinti

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Pd di Gallarate sulla vicenda delle famiglie sinti che abitano il campo di via Lazzaretto 50 a Gallarate. Il sindaco Cassani ha annunciato l’intenzione di sgomberare l’intero campo tra un mese circa (nella foto: lo spostamento del modulo delle Acli, che lì tenevano il servizio doposcuola)

Nella vicenda del campo Sinti si fa un gran parlare di legalità e di norme da applicare.

Il PD Gallarate crede fermamente rispetto delle regole, senza distinzione di colore di pelle o etnia. Ma in questo caso temiamo che la volontà di far rispettare le leggi c’entri poco, qui c’è una gigantesca photo-opportunity che il sindaco non vuole farsi scappare. Selfie con ruspa: Cassani, immaginiamo, non starà nella pelle. Ma quanto costerà questo gesto di propaganda?

Non parliamo dei costi umani, che probabilmente al sindaco e alla lega non interessano.

Parliamo del fatto che mentre 15 famiglie, 57 minori, 25 bambini, alcuni anziani, alcuni ultraottantenni perderebbero la loro casa, il resto dei gallaratesi non guadagnerebbe nulla. Anzi, si troverebbe a dover pagare di tasca propria questo ennesimo atto di propaganda di un sindaco che pensa solo alla propria carriera politica, costruita a farsi forte di fronte ai deboli. In questo caso, i Sinti gallaratesi.

Quando si ritroveranno senza un tetto sopra la testa dopo uno sgombero che avrà mobilitato ingenti risorse umane ed economiche, queste decine di persone non potranno rivolgersi ad altri che ai servizi sociali dello stesso Comune che li ha messi sulla strada senza fornirgli possibili alternative (affermare che possono far domanda per una casa popolare è pura ipocrisia: i bandi sono chiusi ormai da anni e questa amministrazione continua a rinviarne l’apertura; e anche se facessero domanda sappiamo che il patrimonio immobiliare pubblico non sarebbe comunque in grado di assorbire tutte le richieste).

Intanto, però il comune sarebbe obbligato a prendere in carico la cura dei minori e degli anziani (ricordiamolo ancora: i Sinti sono italiani e gallaratesi): si sarà consultato il sindaco con il suo assessore ai servizi sociali, che dovrà scegliere se destinare i minori a comunità protette (costo, fino a 120 euro al giorno per bambino; 43’800 all’anno, cifre complessive nell’ordine dei milioni di euro), o se affittare appartamenti dove sistemare le mamme e i bambini dei diversi nuclei famigliari (una soluzione forse più economica, ma parliamo comunque di centinaia di migliaia di euro all’anno).

O forse il sindaco pagherà di tasca propria i costi di questo sgombero? Ne dubitiamo, probabilmente Cassani spera che, una volta sgomberato il campo i Sinti abbandonino la città nella quale abitano da più tempo di molti degli attuali residenti.

Noi crediamo che di fronte a questo problema l’approccio da adottare debba essere diverso.

I Sinti abitano in quel campo in forza di una concessione comunale. Nulla vieta che questa concessione possa essere rinnovata. Non stiamo parlando di una enclave impenetrabile, né una fonte di preoccupazioni per l’ordine pubblico.

Se vi sono abusi edilizi, si dia la possibilità alle famiglie di mettere mano agli interventi non autorizzati demolendo o sanando se possibile quanto realizzato. Le associazioni che già affiancano gli abitanti del campo per altre questioni possono farsi garanti di un percorso per riportare il campo nell’alveo della regolarità amministrativa.

Si continui ad aiutare i minori a progredire nel proprio corso di studi. La scuola e l’istruzione sono le uniche leve che abbiamo per consentire una maggiore integrazione di queste persone. Un lavoro lento, che può dare i suoi frutti in là nel tempo. Inutile citare il numero di bocciature o le assenze: quello all’istruzione è un diritto della persona, e se le famiglie non riescono a sostenere i propri figli in questo cammino, di nuovo tocca all’Ente pubblico, per legge, il farsi carico del rispetto dell’obbligo scolastico. L’accompagnamento dei ragazzi da parte di volontari in questi anni ha dato buoni risultati, difficile non scorgere un miglioramento scaturito dal loro operato. Ha senso interrompere questo lavoro? Pensiamo di fare un favore a questi bambini e questi ragazzi gettandoli in una situazione di precarietà assolutamente maggiore rispetto a quella attuale?

Non ci illudiamo che il sindaco ceda al buonsenso. Il suo obiettivo, lo ripetiamo, è il selfie con ruspa, costi quel che costi. I Sinti sono solo un danno collaterale di una guerra agli ultimi e a chi se ne occupa, i prossimi obiettivi sono già inquadrati. I penultimi di oggi siano avvisati.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 luglio 2018
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