Madre irreprensibile o spietata assassina. Chi è la vera Melina Aita?

Davanti alla Corte d'Assise per l'omicidio di Antonino Faraci sfilano l'amante della donna, tenuto segreto per molti anni, e il figlio Vito che l'ha descritta come una donna caritatevole

Omicidio a Somma Lombardo (inserita in galleria)

«Mia mamma si toglierebbe il pane di bocca per darlo a chi ne ha bisogno». Vito Faraci, figlio di Melina Aita imputata per la morte del marito Antonino Faraci, descrive così la donna che l’ha messo al mondo e che è a processo davanti alla Corte d’Assise con l’accusa di aver organizzato l’omicidio insieme a due tunisini, attualmente latitanti.

La definizione data da Vito Faraci, su domanda della difesa rappresentata dall’avvocato Pierpaolo Cassarà, sembra giustificare il rapporto che la donna aveva con alcuni giovani stranieri in difficoltà e che gravitavano attorno alla famiglia Faraci.

Uno era il fidanzato della nipote (un giovane tunisino che i Faraci tennero in casa durante gli arresti domiciliari), l’altro è Bechir Baghouli, amico del primo e imputato latitante insieme Slaeddine Ben H’Mida come esecutore dell’omicidio, consumato in quel tragico pomeriggio del 12 aprile 2014 in una villetta di via Briante a Somma Lombardo.

L’accusa ha portato al tavolo dei testi anche l’amante storico di Melina Aita, un imprenditore col quale aveva lavorato per quasi 20 anni. L’uomo ha confermato la relazione sessuale con la donna che, poi, si sarebbe interrotta nel momento in cui viene a sapere della morte violenta di Antonino Faraci per poi riprendere come amicizia dopo qualche tempo.

L’obiettivo dell’accusa era quello di mettere in luce la doppia vita di Melina Aita che in casa e con la famiglia – come ha confermato lo stesso figlio Vito che non era a conoscenza dei tradimenti della madre – era una donna irreprensibile, legatissima al marito Antonino, sempre presente per i figli mentre fuori dalle mura domestiche aveva relazioni extraconiugali che aveva sempre tenuto nascoste, compresa quella che la Procura ha ipotizzato potesse esserci tra lei e Bechir Baghouli.

Tutto il processo, infatti, ruota intorno al rapporto tra Melina e Bechir che gli inquirenti avevano ricostruito attraverso l’incidente probatorio nel quale alcuni amici del tunisino latitante avevano parlato di una relazione sessuale tra i due e dell’uso di sostanze stupefacenti da parte di entrambi. Per la difesa, invece, si trattava solo di una persona che Melina aveva aiutato qualche volta dandgli dei soldi.

Il porcesso riprenderà a settembre con l’esame di altri familiari di Melina.

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di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 17 luglio 2018
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