Maria Teresa Gonzalez Ramirez al Festival di Arte di Ptuj

La manifestazione in Slovenia è giunta alla sedicesima edizione e presenta la mostra con artisti internazionali

Arte - Mostre

L’artista messicana, ma varesina d’adozione, Maria Teresa Gonzalez Ramirez, è tra i protagonisti del sedicesimo Festival di Arte Contemporanea di Ptuj in Slovenia, che inaugura oggi e sarà visitabile fino al 9 settembre.

L’artista presenta l’installazione inedita site specific in legno, ferro, cannucce in plastica e lampadine grandi in ceramica diversi colori, all’interno della mostra internazionale collettiva “Fragile” curata da Marika Vicari e Jernej Forbici al Monastero Dominicano.

Per la prima volta le installazioni, sculture e video di Ai Weiwei, Banu Cennetoğlu, Polona Demšar, Federica Ferzoco, Maria Teresa Gonzalez Ramirez, Masbedo, LALOBA, Anna Crescenzi&RenataPetti, Mladen Miljanović, Andrea Morucchio, Boštjan Novak, Artsiom Parchynski, Giuseppe Piscopo, Patrizia Polese, Santiago Sierra, Rósa Sigrún, Andrea Tagliapietra, Alice Zanin dialogheranno tra loro sulla fragilità dell’arte, della materia, dell’uomo, delle sue relazioni e del nostro futuro.

Maria Teresa Gonzalez Ramirez nata a Città del Messico nel 1967, vive e lavora a Varese. Nel 1996 nasce la sua vera passione e lascia tutto per abbracciare l’Arte. Le opere di quest’artista vivace e dinamica sono oramai presenti in spazi pubblici e collezioni private sia in Italia che all’estero. Cambia la materia, cambia il profilo, la forma, ma il tema permane a sottolineare la forte valenza che la Luce ha nel pensiero di quest’Artista. La Luce, icona ricorrente, a volte ironica, ma sempre punto fermo di riflessione nella ricerca artistica della Gonzalez viene rappresentata non solo con vere e proprie lampadine, ma ora anche con ricostruzioni in altri materiali, oppure rimangono solo tracce di essa che forano anche i materiali più resistenti. L’Artista lascia trasparire quindi una maturità artistica che nel tempo sembra abbandonare sempre più il legame con l’oggetto materiale per proiettarsi in una dimensione più concettuale senza mai però lasciare questo segno oramai personale ed unico che contraddistingue il suo lavoro. Le sue opere sono l’essenza di quello che vede il suo occhio, di ciò che sente il suo cuore e degli odori che cattura l’olfatto. Il suo lavoro non può stare quindi dentro a misure prestabilite, ma rompe gli argini come un fiume in piena e si spande ovunque di tutto ciò che incontra per trasformarlo in Arte.

di erika@varesenews.it
Pubblicato il 06 luglio 2018
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