Il nome Insubria era parte del destino della nostra Università

Jorge Salerno Uriarte, già direttore della clinica cardiologica di Varese, racconta una storia inedita sulla scelta del nome dell'ateneo varesino

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Ho letto con grande interesse l’articolo apparso in data odierna su Varese News dal titolo: Renzo Dionigi: “Ecco perché fu chiamata Università dell’Insubria” e vorrei commentare questo ottimo e molto opportuno articolo aggiungendo alcune note assolutamente inedite che mi sembra giusto rendere note per amore di verità.

Sono Jorge Salerno-Uriarte già direttore della Clinica Cardiologica di Varese convenzionata con l’Azienda Ospedaliera di Circolo della città, giunto a Varese all’inizio dell’Anno Accademico 1996-1997 provenendo dall’Università di Pavia (allora la Facoltà di Varese era la 2a Facoltà di Medicina dell’Università di Pavia). Siccome alla 2a Facoltà di Pavia presso Varese c’era assoluto bisogno di un Cardiologo Clinico che potesse assolvere agli inscindibili compiti del medico universitario clinico inerenti didattica, assistenza e ricerca ad essa intimamente legata, e per volere dello stesso Prof. Dionigi,  e della Facoltà tutta, accettai il trasferimento da Pavia a Varese. Nei primi cinque anni dopo il mio trasferimento, non essendo disponibile a Varese il reparto assistenziale, la facoltà stipulò una convenzione “ad personam”, che mi consentì di espletare le mie funzioni primariali alla Mater Domini di Castellanza (VA) organizzando in quella sede quello che tuttora è un apprezzato Reparto di Cardiologia. Dal giugno 2002  fino all’ottobre 2017 svolsi per 15 anni, con grandi soddisfazioni, le funzioni assistenziali primariali presso la Cardiologia dell’Ospedale di Circolo di Varese.

E veniamo all’aneddoto che ci riguarda. Correva l’anno 1997, ero già a Varese e come d’abitudine spesso mi recavo a Pavia dove risiedeva parte della mia famiglia. Un  fine settimana passeggiavo nei borghi della Vecchia Pavia con l’amico, Angelo Stella, varesotto, nato a Travedona Monate, anche lui docente universitario, non di Medicina, ma di Storia della lingua italiana presso l’Università di Pavia, e si discuteva come abitualmente di molteplici problematiche e dei più svariati argomenti. Un tema che mi inquietava era come si sarebbe potuta chiamare la nostra Università (a quel tempo si dava già per certa l’autonomia da Pavia); la denominazione della nascitura Scuola Universitaria, gemmata da Pavia come  ricordava il Prof. Renzo Dionigi, non poteva intitolarsi «di Varese« e neppure «di Como», e neppure sommare i nomi delle due capitali provinciali «di Varese e di Como» o «di Como e di Varese»? La tematica era di grande interesse anche per il Prof. Stella,  proveniente dalla stessa Università di Pavia.

Abbiamo cominciato ad analizzare e divertirci con diverse possibilità: da  escludere per svariati motivi «Università dei Laghiг, no, e non solo per l’omonima autostrada. «Maggiore», per il lago Maggiore di Vittorio Sereni e Piero Chiara, no, in quanto potevamo offendere altre sedi universitare, per esempio quella di Milano, e così via: «del Verbano e del Lario», a parte l’ordine, faceva ancora acqua.

A un certo punto, è sembrato ovvio e naturale (ci si poteva e doveva arrivare da subito, come certo avranno fatto altri) pensare di chiamarla «Università dell’Insubria». Era una strada, forse una scappatoia, per partire da lontano e di lato, tenendo conto che gli Insubri (Celtici Gallici) vissero in quelle terre prima della conquista romana. Abitavano non solo parte della Lombardia ma anche parte del Piemonte e della Svizzera Italiana. Per noi poteva essere quella dell’Insubria una denominazione storico-regionale indovinata, ma anche ispirata dalla consapevolezza di una certa lateralità, che doveva perfezionarsi e crescere sulle proprie radici.

Questo ricordo, di avere sfiorato, in silenzio o al più sottovoce, la felicissima consacrazione di Renzo Dionigi (che agli Insubri ha dedicato appassionate pagine) e del ministro Berlinguer, dice – senza convocare coincidenze curiose o altri aspiranti compartecipi nella poligenesi del nome – che il sigillo Insubria era davvero imposto dalla nostra piccola che si provava ancora una volta a essere Storia.

Nessuno di noi aveva però tenuto conto che gli Insubri sono stati i fondatori di Mediolanum, attuale Milano, e avevamo escluso “maggiore” per un riguardo alla capitale. Un divertimento o una strizzatina d’occhio del destino.

Questo racconto conferma che il nome Università dell’Insubria, è nato, da più parti, da più soggetti, corroborando in tal modo la valenza del termine che supera le più tradizionali denominazioni legate alle città sede di Università.

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Pubblicato il 14 luglio 2018
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