Ofo: “A Varese l’amministrazione era pronta, la città un po’ meno”

L'eco dell'abbandono delle biciclette gialle a Varese non si è ancora spento: molti i commenti sulla loro "dipartita", ma finora non da parte della società. Abbiamo fatto qualche domanda Marco Menichetti, manager di Ofo Italia

Generico 2018

(nella foto: una bicicletta Ofo “riportata” in piazza Monte Grappa qualche giorno dopo l’abbandono di Varese da parte della società cinese)

L’eco dell’abbandono delle biciclette gialle a Varese non si è ancora spento: i lettori ci segnalano ancora “avanzi” di Ofo in provincia e le domande sulla loro presenza e sulla loro “partenza” dalla città non si placano.

Molti anche i commenti – da parte della politica e della “società civile” – sulla loro “dipartita”, ma finora non ci sono stati ancora commenti da parte della società.  Ci abbiamo provato noi, con qualche domanda a Marco Menichetti, manager di Ofo Italia.

L’abbandono di Varese da parte di Ofo è una questione particolare o fa parte di un progetto più ampio?

«Non è un caso isolato. Nella realtà la questione è anche piu che nazionale: in questo momento infatti c’è una indicazione precisa da parte dell’azienda a livello europeo, quella di concentrarsi sulle città maggiormente impegnative ma che sappiamo che ci porteranno risultati positivi, compreso quello del ritorno sugli investimenti fatti. Sostanzialmente, sulle grandi città. Una indicazione netta, che ha fatto frenare molte trattative: noi per esempio stavamo per lanciare Torino, la partenza delle bici era proprio prevista nel mese di giugno. Ma ci siamo fermati anche li. Non si tratta di una ritirata, ma di una frenata, per poter affrontare le cose per bene. In questo momento, per quanto riguarda l’Italia siamo fermi su Milano, più precisamente Milano città: all’inizio pensavamo di allargarci ai comuni della prima fascia dell’Hinterland, ma in questo momento anche questo progetto è sospeso. Funziona così in tutta Europa, dove tendenzialmente siamo dappertutto, ma ormai tutti concentrati sulle grandi città. Milano al momento come mobilità siamo al top europeo e mondiale, quindi non ci muoviamo, ma ci fermiamo li. In Inghilterra, per esempio, siamo già presenti in diverse città, ma mi aspetto anche in quel Paese concentrino il servizio solo sulle grandi città».

In questo quadro, Varese come si colloca?

«Il caso Varese è un po’ a se stante: in parte rientra nella strategia del concentrarsi su Milano, ma rientra anche nel concetto di sperimentazione con cui tutto è partito fin dall’inizio. Siamo venuti a Varese per vedere come avrebbe funzionato il nostro servizio in una città che avesse dimensioni diverse da quelle per cui era originariamente previsto. In particolare si trattava non solo di una città di 80mila abitanti, quindi piccolo-media, ma anche “confinante” con Milano, quindi poteva valere anche come sperimentazione della città allargata: per questo avevamo stabilito una squadra e dei costi dedicati.
Nei mesi di sperimentazione abbiamo anche valutato se si sarebbe potuto andare verso il pareggio economico: non avevamo intenzione di arrivarci materialmente in questi mesi, intendiamoci, volevamo solo capire se c’era una tendenza ad arrivarci, ma purtroppo non è stato così.
Dopo i primi tempi, infatti, il trend è andato in direzione opposta: c’erano sempre meno paganti, forse perchè in una città piccola il passa parola funziona bene, e i trucchi per evitare di pagarla l’avevano scoperti in tanti… Non ci preoccupano i vandalismi, quelli li mettiamo sempre in conto fin da subito. Diciamo però che se tutti quelli che l’hanno usata l’avessero pagata, avremmo tirato delle conclusioni diverse. Sottolineo che quella che effettuiamo su Varese, però, è solo una sospensione del servizio, non un’esclusione: la logica è di ripartire con basi diverse e altre strategie, concentrandosi innanzitutto a consolidare il servizio nelle grandi città. Certo, se vi dicessi che Ofo tornerà in città tra qualche mese, vi direi delle bugie…»

E il rapporto con le amministrazioni?

«Varese, ma anche Gallarate e Busto Arsizio con cui eravamo in trattativa, sono state tre amministrazioni davvero attente e collaborative nel supportare il servizio: con colori diversi ma con lo stesso entusiasmo. Di Varese poi lo posso affermare in maniera piu specifica, perché abbiamo collaborato materialmente e siamo stati molto vicini per mesi; ma c’era piena disponibilità anche da parte delle altre. Ed è stato per il bene stesso dell’amministrazione di Busto Arsizio che abbiamo deciso che in questo momento non ce la sentiamo. Anche perché l’intervento alla fine è tutto sulle spalle nostre, anche dal punto di vista economico, ed è meglio concentrare tutte le risorse, anche mentali, sulle grandi città».

Qual è il bilancio sull’esperienza varesina?

«Varese ha dimostrato di essere pronta come amministrazione. In termini di città più in generale, c’è stata qualche difficoltà in più. Sia dal punto di vista strutturale, come strutture per i ciclisti, sia di preparazione dei cittadini alla novità, sia per la maggiore possibilità, viste le dimensioni più piccole, di un “passaparola” di atti impropri».

Avete dei numeri?

«Stiamo facendo ora un consuntivo. Per ora posso dire che il primo mese c’erano numeri molto interessanti, ma alla fine si sono ridotti a un decimo, anche all’inizio della buona stagione: perché nel frattempo si è consolidata la parte impropria rispetto al pagamento. Ribadisco, questi ragionamenti non sono stati fatti semplicemente puntando al pareggio, ma in un’ottica di investimento: non voglio apparire che ci stiamo dando delle scuse, era scontato che inizialmente non ci fosse un ritorno».

Infine: molti lettori ci segnalano diverse OFO in giro, cosa rispondiamo? A chi si rivolgono le segnalazioni?

«Fino all’altro giorno la cooperativa stava ancora operando per recuperare le bici visibili e quelle segnalate: tra l’altro il gruppo di lavoro che lavorava su Varese era splendido, abbiamo trovato una cooperativa davvero straordinaria (è Naturcoop, ndr) quindi sono certo che avrà fatto tutto il possibile per recuperare il recuperabile. Dall’inizio di questo mese, però, Varese è diventato un comune come tutti gli altri non serviti da Ofo: mi aspetto che ci siano comunque alcuni casi in cui “misteriosamente” riappariranno dopo qualche tempo, e immagino anche situazioni delicate, o posti non raggiungibili normalmente. In ogni caso, le segnalazioni possono essere fatte tramite app o mail ufficiale e noi ci premureremo di recuperarle. Qualche giorno fa, per dire, siamo andati a recuperarne alcune a Bergamo. Si possono segnalare, eventualmente, anche alla polizia locale, con cui contiamo di mantenere un rapporto». Se ne vedete in posti “strani” la mail per segnalarle è : cs_it@ofo.com

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 03 luglio 2018
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    La Lega l’ha buttata in caciara politica (sempre colpa dell’amministrazione).
    Il varesotto si è dimostrato il classico opportunista più furbo, il piangi e fotti, italiano che immancabilmente rimarrà senza servizi visto la sua propensione innata al ladrocinio.
    Vabbè, è stato bello…benvenuti a Varese e addio da Varese.

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