Con i piedi a mollo nella playa fluvial

Da Ponferrada a Villafranca del Bierzo e poi si allunga a Pereje. Il gruppo ormai di sette procede spedito verso O Cebreiro previsto per domani

Cammino Santiago Villafranca

Ci eravamo lasciati con la promessa di dormire almeno fino alle 6 e partire poco prima delle sette. È andata a finire come sempre. Intorno alle 5 e un quarto qualcuno ha iniziato ad alzarsi, seguito subito dopo da un altro e alle 6 eravamo già fuori dall’ostello. 

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Ponferrada ci resterà nel cuore per un’accoppiata vincente notevole. Il San Nicolás de Flue dipone di oltre cento posti letto e noi abbiamo dormito tutti in una stanza, definita la suite soprattutto dopo la pessima struttura del giorno prima. Inoltre, abbiamo cenato a La mengia, un bar ristorante segnalatoci dagli hospitaleros per il buon cibo e l’accoglienza. Non dicevano il falso e lo abbiamo scoperto anche dalle ottime recensioni di TripAdvisor. 

L’ostello è gestito da un’associazione e in questi giorni all’accoglienza ci sono Angelo da Benevento e Stefania da Torino. Fanno i volontari per un paio di settimane. Con loro Piedro da Barcellona, un simpatico ed energico signore anziano, che ci accompagna alla camera e ci spiega i servizi. 

Ottimo ostello con spazi comunitari belli è una piccola chiesa dentro nel giardino. 

Come dicevo, la partenza ancora una volta è ben prima delle sette. Si esce spediti dalla città ripassando a lato del castello dei templari e poi dopo un paio di chilometri dalla Fabrica de luz, un museo dedicato all’energia. 

La preoccupazione maggiore che inizia a farsi avanti è per la tappa successiva, la tappa regina come la chiama una delle app più popolari. Ha un senso chiamarla così non solo per l’altezza, si supereranno i 1300 metri, ma per l’importanza storica che riveste O Cebreiro per il cammino. 

Intanto però si cammina in un percorso noioso e in gran parte su asfalto. Unico punto a favore è incontrare un paese dietro l’altro e così si approfitta per fare anche una sosta in più delle altre giornate. A otto chilometri da Villafranca del Bierzo, ultima sosta, si decide di rischiare e allungare la tappa fino a Pereje. Prima dell’ultima parola ci diamo appuntamento a Villafranca. Facciamo un giro per vedere almeno di corsa il paese, una piccola spesa e poi andiamo alla playa fluvial, un piccolo spazio con un bel prato a fianco del fiume dove scorre un’acqua gelida. 

Dopo il pranzo fugace si va oltre sicuri però che ci tengano otto posti nell’unico albergue municipal che ha solo 30 posti. 

La pattuglia esce compatta dal paese, ma alla fine il gruppo si sgrana verso la metà ma tutti si percorrono quei cinque km in più senza particolari problemi. 

Una giornata particolare. Forse troppo condizionata dalla tappa successiva, ma anche questo è parte del cammino. 

Pereje è il classico borgo con venti case tutte a ridosso di un piccolo tratto di strada. Un gran silenzio interrotto solo da alcuni rumori di lavori e ogni tanto da qualche auto che transitano sulla strada regionale a qualche decina di metri dal paesino. 

Oggi lungo la strada finalmente ci siamo ingegnati anche a raccogliere frutta. Ci sono tanti alberi carichi di ciliegie e come resistere? Del resto questa zona della Spagna è nota per l’abbondanza di questo alimento. 

Non mi piace iniziare a pensare al count down, ma in diversi stanno già progettando i rientri. In realtà sono io quello che ha già le date fissate. Addirittura due con due diversi voli, ma ora non ci pensiamo.  Si ragiona su tutto quello che scrivono le guide rispetto alla fiumana di persone che percorrono gli ultimi cento chilometri per prendere la Compostela. Già da oggi abbiamo notato un flusso maggiore di gente in prevalenza provenienti dall’Italia. 

Ogni tanto Fabrizio sbotta contro la Spagna perché non ci considerano visto che ci sono tante lingue e mai l’italiano. In effetti almeno sul cammino, visto che siamo la comunità straniera più numerosa, si potrebbe prestare maggiore attenzione. 

A me, devo dire la verità, lascia indifferente la questione linguistica. Qui ci si capisce senza problemi anche senza padronanza dello spagnolo. Mi ritrovo a fare spesso da interprete visto che almeno con questa lingua me la cavo bene. 

Questa mia parte Comunitaria è sempre più appagata anche perché le persone con cui cammino dimostrano molta attenzione nei miei confronti. Sento dall’altra parte un’esigenza di solitudine che ho comunque vissuto nei primi dieci giorni. Anche in questo il cammino apre riflessioni interessanti perché il senso del limite è sempre ben presente a bussare alla porta della propria esistenza. Anche con situazioni come quella di come percorrere la strada che giorno dopo giorno ti fa procedere. 

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 05 luglio 2018
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