Romani (First Cisl): “La banca deve recuperare il suo ruolo sociale”

Il segretario nazionale della First Cisl ha incontrato i delegati varesini per parlare del nuovo contratto. Se il sistema bancario vuole continuare a fare il suo lavoro, deve farlo non solo su criteri di sostenibilità economica ma anche sociale

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Un sindacalista che ai suoi delegati dice che la partita economica nel rinnovo del contratto non è la parte più importante, non solo ha coraggio ma è uno che non ha paura di perdere la sua leadership. Giulio Romani, segretario nazionale della First Cisl, nel suo discorso ai delegati varesini in vista della scadenza contrattuale di dicembre, supera di slancio la questione salariale. Non è il punto centrale, in gioco c’è molto di più: una svolta nel sistema e la realizzazione di un nuovo modello di banca. «È un’esigenza che non può essere ignorata dalle parti sociali, sindacato e Abi (Associazione bancaria italiana, ndr)» dice il sindacalista.

Il segretario della First Cisl sembra appena uscito da un corso di economia civile. Parla di «dimensione spirituale della banca», dove la redditività non è il Roe, indice che esprime i risultati economici di un’azienda, ma qualcosa che ha a che fare con le ricadute sociali, con l’impatto che una banca e la sua gestione hanno sulle persone e l’intera comunità. «L’area contrattuale a cui ci riferiamo – spiega Romani – è quella che risale al 1990 quando le banche erano pubbliche e non c’era ancora il web. Oggi  occorre un nuovo modello più inclusivo che tenga conto di quanto è avvenuto».

I pilastri  su cui poggia la rivoluzione di Romani sono due: la banca non è più un soggetto indifferente alle conseguenze del suo operato e la formazione del personale deve essere coerente con il nuovo modello. La storia recente indica con chiarezza che il sistema bancario nel suo complesso sconta un ritardo enorme rispetto, per esempio, al sistema industriale che da tempo ha imparato a fare i conti e ad assumersi le responsabilità per le sue «esternalità». Come dire: se il sistema bancario vuole continuare a fare il suo lavoro, deve farlo non solo rispettando criteri di sostenibilità economica ma anche sociale.

«Credo che la Repubblica e la sua costituzione – dice il sindacalista – siano i veri garanti di questo nuovo modello. Un fondo come Blackrock che detiene appena il 5% di Banca Intesa e arriva a malapena al 20% con un patto di sindacato, non può rigettare un piano industriale perché non prevede dividendi.  E il restante 80% formato da piccoli azionisti non conta nulla? Ecco credo che in un nuovo modello di banca quel potere contrattuale inespresso debba trovare il modo di esprimere la sua volontà all’interno del sistema».

Romani attacca la politica di svendita degli Npl, i non performing loans cioè i crediti non performanti. Contesta apertamente le posizioni di Bankitalia rispetto al tema dei crediti deteriorati e della scissione del contenzioso bancario. «Portarli fuori dalla banca e affidarli a soggetti non regolamentati e vigilati – conclude il segretario della First Cisl – così come è stato proposto all’Abi, potrebbe creare problemi di coesione sociale perché significa consegnare quel credito e quindi le persone nelle mani di soggetti al di fuori di ogni controllo, tra cui gli usurai. Credo che in questa fase per il bene del Paese la banca debba recuperare il suo ruolo sociale attraverso una funzione di consulenza che sia la più ampia possibile».

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Pubblicato il 14 luglio 2018
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