Scoperto un De Chirico nascosto per un secolo sotto un altro quadro

Un privato ha affidato la cura dell'opera alla "The Boga Foundation". Durante il lavoro di restauro la scoperta che ristabilisce l'inizio della Metafisica: "Parigi 1911"

Parigi 1911“. È il titolo che è stato dato a un quadro di Giorgio De Chirico che è stato scoperto sotto un altro quadro, nascosto per più di un secolo. La rivelazione è stata presentata in Svizzera a Balerna lunedì 2 luglio, con la The Boga Foundation (realtà che nasce da una famiglia tradatese, nel varesotto) che ha sponsorizzato le fasi del restauro, eseguito da Chiara Colombo, e degli esami diagnostici sull’opera, eseguiti da Luigi Soroldoni. La scoperta è stata anche confermata dallo storico d’arte Claudio Strinati, già consigliere scientifico della Fondazione Isa e Giorgio De Chirico, che ha analizzato i vari elementi dell’opera arrivando alla conclusione che, adesso, ci si trova di fronte un’opera Metafisica di Giorgio De Chirico.

Il De Chirico nascosto sotto un altro quadro

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Il quadro iniziale e il restauro

Tutto è iniziato quando i proprietari svizzeri dell’opera hanno richiesto un appoggio della The Boga Foundation per lo studio del quadro. «Ci siamo trovati di fronte a un quadro che rappresentava dei mulini apparentemente di fine ‘800, firmato da un certo Coral – racconta la restauratrice Chiara Colombo –. Da una prima analisi a vista abbiamo scoperto una lacuna di un colore molto diverso dall’opera che si vedeva in superficie. Da qui è partita la ricerca anche storica per capire a cosa ci si trovasse di fronte. Abbiamo allertato il diagnosta Soroldoni e dalla prima radiografia è emersa la scoperta: un quadro totalmente diverso e completo. Con elementi che ancora non emergevano nella loro interezza, ma da cui risaltava chiaramente la componente Metafisica. È scattata una forte emozione, ma credo sia la stessa che prova un chirurgo: quando si prende in mano il bisturi deve emergere la professionalità e la freddezza. Ci sono poi voluti mesi e mesi di lavoro certosino per far riemergere quello che vediamo oggi».

L’esame diagnostico e gli elementi

«Gli esami diagnostici hanno permesso di stabilire tutto quello che è poi venuto alla luce – ha spiegato Luigi Soroldoni -. Oltre alla radiografia abbiamo analizzato i pigmenti utilizzati, per confermare che il periodo storico fosse quello ipotizzato, ovvero l’inizio del ‘900. Da un timbro sul retro della tela siamo poi risaliti a un negozio chiamato Sennelier, ancora oggi in attività, che riforniva tutti gli artisti del tempo. Il fatto che il dipinto fosse nascosto può far pensare che quest’opera, a suo tempo, non avesse un gran valore e, data la povertà dei fratelli De Chirico presenti proprio a Parigi in quel periodo, si può ipotizzare che l’autore abbia riportato la tela al negozio, per averne altre da poter utilizzare».

Il De Chirico nascosto sotto un altro quadro

Gli elementi di De Chirico

Nel quadro venuto alla luce vi sono diversi elementi che rimandano all’opera di De Chirico. Come la statua della Venere di Milo, conservata al Louvre di Parigi e simbolo per l’autore del proprio amato rapporto con la Grecia, terra dove ha vissuto per tanti anni. Oppure come il violino, simbolo del rapporto di De Chirico con la musica e con il fratello compositore, conosciuto come Savinio. Le pennellate di alcune parti del quadro, identiche alle opere di De Chirico realizzate in quegli anni. Ma anche il concetto stesso di Metafisica emerge da quest’opera: i singoli oggetti che compongono sul quadro assumono un significato diverso se combinati insieme, anche in un rapporto di volumi anomalo rispetto a quello utilizzato in quel tempo.

Il valore storico

Il valore storico dell’opera è stata confermata anche dallo storico Claudio Strinati, oggi consigliere scientifico della Fondazione Isa e Giorgio De Chirico, che posiziona il quadro emerso tra le opere di De Chirico prima della Metafisica e avvenuto durante il suo arrivo a Parigi, nel 1910-11, quando raggiunse il fratello e dove sviluppò appunto il proprio concetto di Metafisica: «Il quadro, pur non firmato, è come se lo fosse. Perché riflette tutte le esperienze, le cognizioni, le illuminazioni che il giovane maestro ha avuto in questo progressivo avvicinamento alla dimensione Metafisica, che sarà poi la quintessenza della sua arte e della sua gloria assoluta del suo lavoro». Tale valore storico sembra proprio che rivoluzionerà l’inizio della Metafisica, aggiornando anche il catalogo delle opere di De Chirico curato dalla Fondazione.

di manuel.sgarella@varesenews.it
Pubblicato il 02 luglio 2018
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