Sorprese e meraviglie lungo il cammino

Tappa semplice ma molto bella. Con alcuni passaggi di valore. Da domani finisce la pianura

Cammino di Santiago Astorga

La terra rossa sotto i piedi e sopra ancora nuvoloni neri. È il giorno degli incontri finalmente. 

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Di primo mattino sono le rane a tenere un concerto a buon volume. Dopo di loro, che tengono a bada le zanzare visto che in giro ce ne sono davvero poche, ancora le cicogne. Stavolta la scelta dei loro nidi non ricade solo sui campanili e le chiese, ma anche sui tralicci dell’alta tensione e sui ripetitori delle compagnia telefoniche. Nel giro di pochi metri se ne vedono ben sei, quasi fosse un condominio. Quando si levano in volo lo spettacolo è assicurato. 

La strada da Villavante non è il massimo. Almeno fino al fiume Orbigo dove saliamo su un notevole ponte, che dà il nome al paese. 

Si tratta di un ponte del XIII secolo che servì e serve tuttora come punto di passaggio verso Santiago de Compostela nel cammino percorso dai pellegrini. 

Volete che non ci fosse una leggenda anche qui? 

Facciamo una breve sosta per leggere le gesta del classico cavaliere coraggioso. 

“La leggenda narra che su questo ponte un cavaliere di León affrontò in un duello gli stranieri che lo volevano attraversare per sciogliere una promessa di schiavitù con la sua amata donna Leonor, per la quale avrebbe dovuto digiunare ogni giovedì e portare al collo una pensante catena di ferro. Doveva rompere 300 lance. Non ci riuscì, ma i giudici della giostra ricompensarono don Suero liberandolo dalla catena. Per questo motivo, il ponte è noto come il passaggio dell’onore: Passo Honroso”. 

Si scherza sul coraggio del cavaliere e su quello dei due più giovani pellegrini che sono rimasti a Leon inseguendo due giovani americane. Da quando ho conosciuto questo gruppo di italiani la presa in giro è uno dei motivi ricorrenti. Del resto i ragazzi un po’ se la cercano perché da una parte si lanciano in tour de force con tappe da 50 km e poi stanno lì ad aspettare ragazze conosciute per intraprendere relazioni. Un pellegrinaggio sui generis, ma “so giovaniiiii”. 

La tappa di oggi è molto varia e lo scopro subito dopo Orbigo con un sentiero che entra in un’area naturale molto bella con saliscendi dolci e che fa dentro e fuori da piccoli boschetti. Escono anche una volpe e una piccola lepre. 

Alle porte di San Justo de la Vega il paradiso. Lungo il sentiero, prima di rientrare sulla noiosa strada che porta ad Astorga, un’oasi per il pellegrino con ogni ben di Dio. L’artefice è David che da 9 anni ha scelto di vivere di povertà e accoglienza. Ha messo in piedi uno spazio di riposo per chi passa con frutta, dolci, caffè, tisane e tanto altro.  Tutto gratuito. Poi chi volesse può lasciare qualcosa come segno di riconoscenza. 

David ci tiene a dire che non è donativo: “Non ho bisogno dei soldi. Non devi sentirti in debito. Io faccio questo perché mi dà pace. Se tu sei stato bene sei libero di decidere cosa fare. Intanto vivi l’esperienza e la bellezza del cammino”. 

Aspetto la “pattuglia” che avevo distanziato cercando di capire come stessero andando le mie gambe in attesa delle tappe con veri dislivelli. Anche loro restano estasiati per l’energia che passa David. Stiamo un po’ lì a parlare con lui e poi si riparte. Un’ora e mezzo e siamo ad Astorga. 

La città è di medie dimensioni, ma è stata molto importante e lo si intuisce subito. Già da lontano si staccano le guglie della grande cattedrale. 

Arrivare molto presto, intorno alle 12, grazie a una tappa di soli 20 chilometri permette di visitare con più tempo Astorga. 

La cittadina di quasi 12mila abitanti fondata dai romani, ha avuto uno sviluppo importante e i monumenti sono lì a testimoniarlo. L’imponente cattedrale di stili diversi ma con una prevalenza di gotico tedesco. La cappella maggiore è stata realizzata da un’artista che nel Rinascimento ha vissuto a lungo in Italia suggestionato da Michelangelo tanto da venir chiamato il Michelangelo spagnolo. 

Gli altri due monumenti notevoli sono il palazzo comunale e la casa Gaudi, nato per essere il palazzo arcivescovile. 

Curioso aver intitolato la struttura al noto architetto perché in realtà Astorga avrebbe dovuto chiedergli i danni altro che riconoscenza. Gaudi infatti accettò di dar vita al progetto nel febbraio del 1887, sei anni dopo, a seguito di varie peripezie, seppur a stato avanzato dei lavori, rinunciò a proseguire l’opera. A nulla servirono i tentativi nel tempo di farlo tornare. Fino a un rifiuto definitivo nel 1905. Nove anni dopo il palazzo fu terminato. Si vede la mano e la mente di Gaudi, ma fosse dipeso da lui oggi la bella struttura sarebbe un rudere ed invece è uno spazio che merita senza dubbio una visita. 

Bella tappa, un clima strano con il sole che ha fatto capolino solo per qualche minuto, così come due gocce d’acqua. Alla fine cielo coperto tutto il giorno, ma va bene anche così perché si cammina con una temperatura perfetta. 

Da domani cambia tutto. Si inizia un vero sali scendi anche con dislivelli più marcati. Ormai a ogni passaggio nei paesi e perfino in alcuni locali, si inizia a dare il numero dei chilometri mancanti a Santiago. Il più delle volte fanno venire in mente certi cartelli stradali dove mancavano 6 km e dopo averne percorsi 2 me mancano 7, ma si sa, ogni mondo è paese. 

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 02 luglio 2018
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