Uccise il padre, condannato a 30 anni Giuliano Drammis

Lo ha deciso il Giudice dell’udienza preliminare in rito abbreviato. Previsto il risarcimento ai parenti. La parte civile: "Sentenza giusta”

Avarie

Un pestaggio in piena regola ai danni dell’anziano padre trasformato da appassionato e pimpante imprenditore ad uno stato vegetativo, in un letto d’ospedale, cui seguì la morte. Si spense così Michele Drammis, imprenditore edile di Induno Olona, alla fine di ottobre del 2017.

Per quei fatti, oggi, il figlio Giuliano di cinquant’anni è stato condannato a 30 anni di carcere, il massimo della pena per il rito abbreviato.

La sentenza è stata letta dal giudice per l’udienza preliminare Anna Giorgetti che ha considerato nell’applicazione della pena anche le aggravanti dei futili motivi e del grado di parentela fra la vittima e il suo aggressore, proprio come richiesto dal pubblico ministero Luca Petrucci.

La difesa, che non commenta, nel corso del procedimento aveva inutilmente puntato sulla condizione dell’imputato, che nel periodo in cui avvenne l’omicidio assumeva benzodiazepine, potenti psicofarmaci. Inoltre sempre i difensori di Giuliano Drammis cercarono di dimostrare che quanto avvenne la notte fra il 30 e 31 ottobre 2017 a Induno Olona fu omicidio preterintenzionale: reato consumato quando si provoca la morte della vittima come conseguenza di un’azione violenta, senza voler davvero uccidere.

Il giudice non ha creduto a questa tesi: durante i fatti l’omicida viveva in casa coi genitori in regime di carcerazione domiciliare. Litigi e continui dissapori avrebbero creato i presupposti per quella sera maledetta dove il figlio cinquantenne secondo la corte causò la morte dell’anziano padre, peraltro reduce da un’operazione di composizione di una frattura al femore.

Durante il processo, come conferma il difensore di parte civile Andrea Prestinoni, è emerso il carattere forte del padre, imprenditore di una ditta edile che alla soglia degli 80 anni andava in cantiere a lavorare nell’azienda di famiglia. Nel luglio del 2017 l’anziano aveva avuto un problema di salute legato alla frattura del femore, ma una volta ristabilitosi, già a ottobre, era regolarmente tornato al lavoro.

Il figlio oggi condannato non lavorava nell’azienda del padre, ma si occupava di preparare auto da corsa.
«Una sentenza giusta», ha commentato l’avvocato Prestinoni, accompagnando i suoi assistiti fuori dal tribunale di Varese.

Oltre alla pena detentiva di 30 anni, Giuliano Drammis è stato condannato al pagamento integrale di 170 mila euro al fratello e alla sorella, oltre a 25 mila euro allo zio – e fratello della vittima – , oggi presente anch’egli in aula e difeso dall’avvocato Jenny Cantù. L’imputato ha ascoltato la sentenza nella “gabbia” prima di venir riportato in carcere dagli agenti di polizia penitenziaria.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 12 luglio 2018
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