“La dignità del lavoro non è quella del posto fisso”

Rosario Rasizza, Ceo di Openjobmetis e presidente di Assosomm interviene a caldo sul provvedimento legislativo che riguarda il mondo del lavoro

rosario rasizza

«La “dignità” che deve essere data al lavoro, deve essere indipendente dalla garanzia di un posto fisso a tempo indeterminato». Rosario Rasizza guarda con concretezza al “decreto dignità” in esame al Parlamento.

Questa settimana sarà decisiva per il provvedimento che, dopo esser stato liquidato il 2 agosto alla Camera, è passato in discussione nelle commissioni Finanza e Lavoro del Senato e dovrà essere approvato tra martedì e mercoledì prima della sospensione dei lavori parlamentari.

Il testo è ormai noto e potranno esser fatti solo piccoli aggiustamenti. Siamo così andati a chiedere alcuni pareri a Rosario Rasizza, Ceo di Openjobmetis e presidente di Assosomm, l’Associazione Italiana delle agenzie del lavoro.

Che bilancio si può fare sul Decreto Dignità?

«Le conseguenze reali si potranno valutare solo dopo la piena attuazione della norma. Non ci piace essere pessimisti, ma certamente le prime notizie non sono rosee. Le aziende che non hanno visibilità sulla propria produzione stanno lasciando a casa i lavoratori assunti a termine, onde evitare di incorrere negli obblighi stringenti individuati dal decreto. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere nient’altro visto che solo con questo siamo arrivati all’effetto opposto del principio base di questi provvedimenti: ridurre la disoccupazione».

Qual è l’aspetto su cui bisognerebbe continuare a lavorare per assicurare dignità alle persone che lavorano? 

«La “dignità” che deve essere data al lavoro, deve essere indipendente dalla garanzia di un posto fisso a tempo indeterminato. La dignità nel mercato del lavoro deve essere garantita aumentando la capacità dei lavoratori di essere inseriti costantemente – e regolarmente – in nuove realtà aziendali. Il nostro Governo, invece, approva di fatto una norma che limita l’utilizzo della somministrazione. Pensiamo invece a ciò che sta succedendo in Francia, dove viene approvata una norma per aiutare i lavoratori a essere parte attiva di una società di competenze e non di posti fissi».

Siete delusi? Forse il problema andava visto da altre angolature?

«La limitazione della flessibilità virtuosa, così come viene definita la somministrazione in UE, non dà l’automatica certezza dell’aumento dell’occupazione! Per creare lavoro occorre aiutare chi può dare lavoro sia in materia di costo del lavoro, sia in materia di ulteriori agevolazioni per facilitare l’introduzione delle nuove tecnologie nelle aziende, sia in materia di sburocratizzazione. Perché il lavoro è tassato come se fosse un lusso? Non basterebbe aiutare gli imprenditori in questo per garantire loro la possibilità di assumere più persone? Forse non è chiaro che il bravo imprenditore non vede l’ora di tenersi stretto una buona risorsa!».

Ma in buona sostanza: cosa cambia e perché?

«Nel corso degli anni precedenti, il Legislatore ha tenuto conto in buona misura delle due diverse direttive europee: quella sul tempo determinato (n. 70 del 28 giugno 1999, ndr) e quella sul lavoro temporaneo (2008/104/CE, ndr). Infatti, i contratti di lavoro a tempo determinato e il lavoro temporaneo costituiscono due diverse tipologie di contratti che assolvono ad esigenze distinte. Il Decreto Dignità ha parificato la disciplina della somministrazione a quella del tempo determinato facendo venir meno quasi completamente la diversità dei due contratti, con il risultato di creare confusione nel mercato della somministrazione. Ma, la quasi totale sovrapposizione della disciplina del rapporto di lavoro a termine con quello della somministrazione, all’interno del Decreto Dignità, procura effetti ai limiti del paradosso quale quello di ridimensionamenti dell’occupazione.
Avendo il decreto reintrodotto le causali, a parte il potenziale consistente contenzioso che si potrà verificare e realizzare (il che significa carta, costi e lentezza in un mondo che chiede di andare sempre più velocemente), al contrario di quanto accadeva nel regime precedente, dovrà essere inserita nel contratto di lavoro che l’agenzia stipula con il lavoratore e non nel contratto commerciale stipulato con l’impresa utilizzatrice.
In base agli emendamenti approvati il 2 agosto, si chiarisce che la causale deve essere quella dell’utilizzatore, quindi a tutti gli effetti, pur non essendo obbligatorio l’inserimento di tale elemento nel contratto commerciale, chi subirà le conseguenze di un’indicazione errata o generica nel contratto di assunzione sarà l’utilizzatore.
Per quanto attiene la durata nella somministrazione ci si domanda perché non si debba consentire a un lavoratore la possibilità di effettuare, trascorsi i primi 24 mesi, un’altra missione presso un altro utilizzatore».

La soluzione quale potrebbe essere per lei?

«Ascoltare. Ascoltare le imprese che creano lavoro e magari anche noi Agenzie per il Lavoro, soggetti – è bene ricordarlo – autorizzati a operare direttamente dal Ministero del Lavoro».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 agosto 2018
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Commenti

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  1. Gianfredo Ruggiero
    Scritto da Gianfredo Ruggiero

    Questo signore ha una concezione della dignità del lavoro alquanto “padronale”. I lavoratori non sono articoli di magazzino da usare quando servono e “dismettere” a piacimento. Il lavoro precario, che tanto piace alla sinistra di governo che ne ha fatto una bandiera per compiacere gli industriali, ha portato, solo per fare un esempio, a sostituire i nostri braccianti con gli immigrati per la gioia delle multinazionali dell’agroalimentare. Immigrati sfruttati sotto lo sguardo indifferente dei politici nazionali e locali (in Puglia, dove sono avvenute le recenti tragedie che ha visto la morte degli immigrati schiavizzati, la regione è governata, non a caso, dal PD che vede, tace e acconsente).
    Gianfredo Ruggiero, circolo Excalibur

  2. Scritto da Rolo

    Forse la dignità del lavoro non dipende dal posto fisso, ma la dignità della persona in gran parte si.
    Con il posto fisso o comunque a lungo termine le persone possono scegliere se mangiare una pasta scondita e solo bollita, o non mangiare. Con la dignità del lavoro difesa dal Sig. Razzisa si è invece costretti a farlo, a saltare i pasti, a non onorare i propri impegni.

    La dignità data dal lavoro fisso evita l’umiliazione di recarsi alle mense o ricorrere ai miseri pacchi dati dall’assistente sociale spesso con la dicitura “donato dall’Unione Europea” (o simile), o alla Caritas per avere un paio di scarpe di un’altra misura….
    Se la dignità del lavoro è quella di avere un contratto per mezza o una giornata al mese, magari chiamati la mattina stessa dalle agenzie interinali che il sig. Razzisa rappresenta, allora proprio non ci siamo…

    Bello farsi intervistare e parlare di dignità con la pancia e il portafoglio pieni e potere pensare anche di dove andare in ferie, perché non intervistate qualcuno che ricorre alle agenzie interinali e la cui unica considerazione permanente, come un chiodo fisso, è quella di pensare “chissà se domani mi chiameranno…”
    Perché le agenzie rappresentate dall’intervistato non accettano solo incarichi per personale per un minimo di 15 giorni? Perché spesso per lo stesso lavoro vengono chiamate sempre le stesse persone e c’è poca, se non nulla turnazione nel personale? Perché le aziende necessitano di persone per 15 giorni alla volta o mese per mese o trimestralmente ma con durate complessive di più di un anno e non assumono direttamente con contratti a tempo determinato ma si rivolgono quasi esclusivamente alle agenzie interinali?

    “Primum vivere, deinde philosophari” dicevano i latini; il Sig. Razzisa vive e può fare della filosofia, a chi è impedito di scegliere tra il mangiare e il non farlo, ha invece poco da filosofare.

    La dignità del lavoro fisso dona dignità alla persona. Se lo ricordi Sig. Amministratore Delegato, e questo glielo dice un pensionato che non ha dato la propria preferenza agli attuali governanti, ma le acque andavano mosse perché la dignità che ne deriva è una cosa seria.

    E poi basta con il terrorismo che si perderanno posti di lavoro: se le aziende hanno lavoro gli occupati aumenteranno, se non hanno lavoro gli occupati diminuiranno in ogni caso.

    Rolando Saccucci

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