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Ore 10.59.36
Giorno
04/06/07
Varese - Cna propone l'adozione di una legislazione straordinaria con provvedimenti ad hoc, territorialmente localizzati, per recuperare il sommerso 
Come far emergere l’economia sommersa

Riceviamo e pubblichiamo

In queste ultime settimane Confindustria ha rilanciato con forza il tema del come fare ricuperare alla contabilità nazionale l’ingente importo – stimato in 500.000 miliardi all’anno – sottratto dall’economia sommersa.

Sul problema, nella sua gravità e nelle sue spropositate dimensioni, a dire il vero, la CNA c’era arrivata tre anni fa, quando presentò lo studio effettuato in materia dal Professor Meldolesi e, attirandosi le ire di Cofferati, formulò una serie di proposte che, puntando sulla leva fiscale e contributiva, miravano a creare le condizioni sociali ed economiche per far emergere gli "imprenditori del sommerso".

Alcune di quelle proposte sono state anche recepite dal legislatore, sia pure timidamente ed in misura parziale, ma il fenomeno sembra non essere stato intaccato se non in modo marginale, a conferma della prevedibile difficoltà contro cui incoccia il tentativo di redimere chi nell’illegalità talvolta sopravvive ma molto più di frequente vive e lavora tranquillo e prospera.

E, d’altra parte, se non avverte il fiato sul collo e non percepisce concretamente il pericolo che la sua attività possa venire repressa, quale convenienza ha "l’imprenditore sommerso" che non paga nulla e opera sostanzialmente senza patemi a passare volontariamente ad un regime che promette di applicargli uno sconticino del 10 % sulle imposte e di verificargli la regolarità formale di ogni suo atto ?

Questa considerazione induce a pensare che le misure fino ad oggi proposte sono, se prese una per una, probabilmente tutte valide, ma, nel contesto generale, del tutto insufficienti non solo a debellare la piaga ma anche solo a scalfirne la virulenza.

In altre parole, la lotta al sommerso non può essere condotta facendo appelli all’etica, ne tanto meno solo con provvedimenti di incentivazione, ne ritenendo valida un’unica ricetta per situazioni oggettivamente diverse.

Occorre invece una legislazione straordinaria che permetta interventi mirati senza ricorrere a modelli prefabbricati da applicare in serie e che sia rafforzata da una azione di controllo incisiva e costante.

Perché è estremamente differente l’economia sommersa del mezzogiorno da quella che, nella nostra Provincia, è alimentata dai lavoratori pubblici o dai frontalieri ed è quindi necessario emanare provvedimenti ad hoc, studiati apposta area territoriale per area territoriale, sulla base di un patto tra le Istituzioni, le organizzazioni delle imprese e quelle dei lavoratori.

Nella nostra realtà provinciale, che si sta dimostrando per tanti versi un laboratorio interessante per gli strumenti di programmazione negoziata, si potrebbe pensare di utilizzare capitoli dei patti territoriali per "concertare" l’abolizione di alcuni vincoli o l’attenuazione di alcune normative che gravano sull’impresa, nella consapevolezza che l’obiettivo dell’emersione del lavoro nero deve essere perseguito, in prima battuta, con quelle imprese che operano sulla linea di demarcazione tra i due regimi e nelle quali le variabili di costo sono sì legate al salario ma anche a tutte quelle norme difficilmente compatibili con una gestione trasparente dei rapporti produttivi.

Coinvolgendo, a fare da contraltare alle norme di incentivazione, le Istituzioni e gli Enti locali perché svolgano, per la parte che a loro spetta, una specifica e mirata attività di controllo e di repressione del fenomeno.

Perché solo se lo Stato funzionerà anche su questo versante, norme di incentivazione coraggiose, convenienti e che tengano nel debito conto che l’economia sommersa gode di vantaggi quali la completa esenzione da imposte e da contributi, la possibilità di poter operare al di fuori di normative onerose ed una ragionevole certezza dell’impunità, potranno essere avvertite come opportunità e rivelarsi efficaci.

Un coraggio che deve anche misurarsi con le possibili difficoltà che l’Unione Europea potrà frapporre al considerare le aziende riemerse come imprese di nuova creazione e che dovrà pertanto impegnare il nostro Governo nella non semplice opera di convincimento dei partner della trasversalità dell’economia sommersa, anche se non percentuali di incidenza inferiore di 10 punti a quel 25 % che mina, come una ulteriore tassa impropria, l’economia regolare del nostro Paese e ne frena lo sviluppo.

                                                               

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