| Riceviamo e pubblichiamo In queste ultime
settimane Confindustria ha rilanciato con forza il tema del come fare ricuperare alla
contabilità nazionale lingente importo stimato in 500.000 miliardi
allanno sottratto dalleconomia sommersa.
Sul problema, nella sua gravità e nelle sue spropositate dimensioni, a
dire il vero, la CNA cera arrivata tre anni fa, quando presentò lo studio
effettuato in materia dal Professor Meldolesi e, attirandosi le ire di Cofferati, formulò
una serie di proposte che, puntando sulla leva fiscale e contributiva, miravano a creare
le condizioni sociali ed economiche per far emergere gli "imprenditori del
sommerso".
Alcune di quelle proposte sono state anche recepite dal legislatore,
sia pure timidamente ed in misura parziale, ma il fenomeno sembra non essere stato
intaccato se non in modo marginale, a conferma della prevedibile difficoltà contro cui
incoccia il tentativo di redimere chi nellillegalità talvolta sopravvive ma molto
più di frequente vive e lavora tranquillo e prospera.
E, daltra parte, se non avverte il fiato sul collo e non
percepisce concretamente il pericolo che la sua attività possa venire repressa, quale
convenienza ha "limprenditore sommerso" che non paga nulla e opera
sostanzialmente senza patemi a passare volontariamente ad un regime che promette di
applicargli uno sconticino del 10 % sulle imposte e di verificargli la regolarità formale
di ogni suo atto ?
Questa considerazione induce a pensare che le misure fino ad oggi
proposte sono, se prese una per una, probabilmente tutte valide, ma, nel contesto
generale, del tutto insufficienti non solo a debellare la piaga ma anche solo a scalfirne
la virulenza.
In altre parole, la lotta al sommerso non può essere condotta facendo
appelli alletica, ne tanto meno solo con provvedimenti di incentivazione, ne
ritenendo valida ununica ricetta per situazioni oggettivamente diverse.
Occorre invece una legislazione straordinaria che permetta interventi
mirati senza ricorrere a modelli prefabbricati da applicare in serie e che sia rafforzata
da una azione di controllo incisiva e costante.
Perché è estremamente differente leconomia sommersa del
mezzogiorno da quella che, nella nostra Provincia, è alimentata dai lavoratori pubblici o
dai frontalieri ed è quindi necessario emanare provvedimenti ad hoc, studiati apposta
area territoriale per area territoriale, sulla base di un patto tra le Istituzioni, le
organizzazioni delle imprese e quelle dei lavoratori.
Nella nostra realtà provinciale, che si sta dimostrando per tanti
versi un laboratorio interessante per gli strumenti di programmazione negoziata, si
potrebbe pensare di utilizzare capitoli dei patti territoriali per "concertare"
labolizione di alcuni vincoli o lattenuazione di alcune normative che gravano
sullimpresa, nella consapevolezza che lobiettivo dellemersione del
lavoro nero deve essere perseguito, in prima battuta, con quelle imprese che operano sulla
linea di demarcazione tra i due regimi e nelle quali le variabili di costo sono sì legate
al salario ma anche a tutte quelle norme difficilmente compatibili con una gestione
trasparente dei rapporti produttivi.
Coinvolgendo, a fare da contraltare alle norme di incentivazione, le
Istituzioni e gli Enti locali perché svolgano, per la parte che a loro spetta, una
specifica e mirata attività di controllo e di repressione del fenomeno.
Perché solo se lo Stato funzionerà anche su questo versante, norme di
incentivazione coraggiose, convenienti e che tengano nel debito conto che leconomia
sommersa gode di vantaggi quali la completa esenzione da imposte e da contributi, la
possibilità di poter operare al di fuori di normative onerose ed una ragionevole certezza
dellimpunità, potranno essere avvertite come opportunità e rivelarsi efficaci.
Un coraggio che deve anche misurarsi con le possibili difficoltà che
lUnione Europea potrà frapporre al considerare le aziende riemerse come imprese di
nuova creazione e che dovrà pertanto impegnare il nostro Governo nella non semplice opera
di convincimento dei partner della trasversalità delleconomia sommersa, anche se
non percentuali di incidenza inferiore di 10 punti a quel 25 % che mina, come una
ulteriore tassa impropria, leconomia regolare del nostro Paese e ne frena lo
sviluppo.
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