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Ore 10.59.37
Giorno
04/06/07
Varese - Le piccole imprese rivestono il ruolo di "ammortizzatori" dell'impatto-immigrazione, ma si attendono dal Governo controlli sui flussi migratori e collaborazioni con le realtà produttive
"Artigianato, terra promessa dell'immigrazione"

Riceviamo e pubblichiamo

L'Italia come l'America. E a farne i conti è il mondo dell'artigianato e della piccola impresa che da tempo giocano il ruolo di veri e propri "ammortizzatori" dell'impatto immigratorio sull'economia locale, territoriale e nazionale. Un impegno - "delegato" dal Governo alla piccola imprenditoria - che è fatto di numeri. Numerosi, infatti, sono i settori che dipendono e, si suppone, dipenderanno sempre più dall'impiego di extracomunitari: i comparti edile e metalmeccanico, in Provincia di Varese, ne assorbono in percentuale il 34,5%. Seguono il chimico, il tessile, le imprese di pulizia e il legno. Senza dimenticare, poi, che nel Centro-Nord gli extracomunitari nuovi imprenditori, iscritti agli Albi delle imprese artigiane, raggiungono percentuali che vanno dal 10 al 30%. In Provincia di Varese, su un totale di 22.872 aziende, 548 (il 2,39%,) hanno titolari o soci extracomunitari appartenenti a 44 Stati diversi. Numerosi gli imprenditori brasiliani (20), egiziani (16), libici (39), argentini (54), cinesi (37), tunisini (27) e yugoslavi (59). I cittadini stranieri residenti sono 16.948. Il settore di attività degli avviati interessava, nei primi mesi del 1999, le imprese classificate nell'industria (per il 62,6%) e il terziario (per il 34%).

Il mondo della piccola imprenditoria, quindi, si dimostra preoccupato: chiede un controllo dei flussi migratori e un coordinamento, da parte di Stato, Regioni ed Enti locali, delle esigenze di ingresso nel mercato del lavoro con la domanda che proviene, effettivamente, dalle piccole e medie aziende. Chiede che il territorio, mediante la collaborazione delle sue forze produttive, associazionistiche e politico/sindacali, sia direttamente coinvolto in decisioni che dimostrano di avere un peso rilevante sulla buona salute dell'economia non solo locale. Infatti i residenti extracomunitari in Italia, dal 1° gennaio 2000, sono 1.270.553 con una variazione in più del 13,8% rispetto al 1999; il 33,1% vive nelle regioni Nord-Occidentali. E ancora: agli immigrati si deve la crescita, in percentuale, della popolazione residente in Italia (+ 0,1%); tra il 1993/1999 i nati stranieri sono stati oltre 86mila.

"Conosciamo il problema della scarsissima disponibilità di manodopera" - sottolinea Giorgio Merletti, Presidente dell'Associazione Artigiani della Provincia di Varese - "e sappiamo, inoltre, che oggigiorno la povertà di specializzazione, a maggior ragione in alcuni settori, non può che penalizzare le imprese. Pensiamo solo ai saldatori: si va in Romania perché l'Italia non è in grado di offrirceli e si prosegue nel condurre missioni all'estero nella speranza di trovare quelle risorse umane che mancano nella nostra nazione e nella nostra provincia. Con la costituzione di corsie preferenziali per gli artigiani, piuttosto, si potrebbero avvantaggiare gli imprenditori che assumono stranieri nella corsa burocratica per l'ottenimento dei permessi di soggiorno, senza alcuna penalizzazione nell'orario di lavoro e nei costi da sopportare. Volenti o nolenti, si dovrà attingere comunque dalla forza immigrata perché, dobbiamo ammetterlo, ci sono ormai compiti che nessuno vuole più svolgere: addirittura si parla, a livello nazionale e generale, di oltre 50mila posti disponibili per i quali, però, è impossibile trovare anche un solo disoccupato interessato".

Irremovibile l'Associazione Artigiani per quanto riguarda le richieste al Governo: non è possibile, infatti, che dal momento in cui si vuole occupare un extracomunitario in azienda passino ben otto mesi. I tempi burocratici sono troppo lunghi, ed è per questo che sarebbero utili strutture di collocamento nei Paesi d'origine con il controllo diretto da parte delle Regioni, nell'ottica federalista, dei flussi migratori. L'associazionismo, da parte sua, è pronto a scendere in campo per poter superare l'ingessatura legislativa italiana e far aprire gli occhi a chi crede che il lavoro extracomunitario regolare sia tuttora episodico o marginale. Per questo si è giunti alla conclusione di voler costituire un "Tavolo" permanente di confronto, di approfondimento e di elaborazione sulla tematica dell'immigrazione extracomunitaria e delle sue relazioni con le micro e piccole imprese e i loro sistemi territoriali. Inoltre, sarebbe utile comporre un "team" di processo sul tema "Integrazione e Interazione" con la partecipazione attiva del sistema Confartigianato. Sistema che è pronto ad aprire, in settembre, 15 Sportelli di assistenza e informazione presso le proprie Associazioni Territoriali maggiormente interessate dal fenomeno immigrazione. Sul proprio Sito Internet, inoltre, verrà promosso un network in cui verranno raccolte le esperienze di selezione e formazione dei lavoratori immigrati.

Conclude il Presidente Merletti: <Dobbiamo concentrare la nostra attenzione sulle qualità di chi valica i confini e si trova ad operare nelle nostre imprese: pensare alla tragedia che ha colpito la famiglia Varacalli ci servirà. In secondo luogo riconsideriamo il passato della nostra Provincia che è terra dove la xenofobia, l'avarizia e la grettezza sono cancellate dalla volontà e dalla generosità. Terzo: speriamo che il controllo dei flussi da parte del Governo (semmai ci sarà) non si trasformi in un'altra "bugia" come lo è stata la legge sull'apprendistato>.

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