| Lo segnala la
Camera di commercio in un comunicato diffuso in questi giorni: in queste settimane c'è
chi si sta spacciando per un funzionario della camera di comercio (o, in alternativa,
dell'Istat) per carpire informazioni sulle aziende. Ma
"Sia la Camera di Commercio o gli enti ad essa collegati (ad esempio, Unioncamere),
sia lISTAT sono soliti telefonare per chiedere precisazioni - spiegano dall'ente -
soltanto a seguito di lettere preventive con richieste strettamente attinenti alle
comunicazioni o ai modelli già inviati allattenzione delle imprese di cui si chiede
la collaborazione. Inoltre, gli incaricati si qualificano sempre e forniscono, su
richiesta, un numero telefonico degli uffici a cui essere eventualmente
rintracciati".
L'ente camerale invita quindi le imprese "a verificare
sempre linterlocutore in caso di richieste anomale, anche alla luce della legge
sulla tutela della privacy (Legge 31 dicembre 1996, n.675) e del decreto legislativo per
la tutela del segreto statistico (Decreto legislativo 6 dicembre 1989, n.322)".
Ma davvero sta succedendo questo nelle nostre aziende' è
un fenomeno diffuso?
L'abbiamo chiesto - via e-mail - a Angelo Bellora, artigiano di
Cardano al Campo nel settore metalmeccanico e nostro affezionato lettore che, avendo anche
un ruolo in una delle associazioni di categoria varesine, il quale dopo avere ammesso che
"no, non conosco nessuno cui sia capitato, anche se la voce gira già da qualche
mesetto", ci ha spiritosamente fornito il suo personale metodo per verificare se chi
è dall'altra parte è una persona seria o uno scocciatore:
"In casi simili applico il metodo "del carabiniere",
ovvero "ragazzo, si qualifichi! carta d'identità, patente e libretto."
Detto in parole povere: spesso capita di ricevere telefonate strane di ancora più strani
personaggi che vendono abbonamenti a fantomatiche riviste di associazioni non meglio
identificate o che, peggio ancora, ti fanno capire che se fai un'offerta o compri una
rivista, allora possono fare in modo di fare chiudere un occhio a qualcuno , ecc. ecc. I
soliti millantatori, per non dire di peggio, che fanno affidamento sul fatto che chiunque
(secondo loro) avrebbe qualche scheletro nell'armadio da nascondere e quindi.....
Qui scatta il metodo suddetto; senza scompormi chiedo all'interlocutore, più o meno,
nell'ordine:
a) nome e qualifica (o grado) di chi sta dall'altra parte
b) da dove esattamente sta chiamando
c) esatta denominazione dell'associazione, ditta o quant'altro, completa di indirizzo
(chiedo fax della carta intestata)
d) partita IVA o cod. fiscale (dico che mi serve per un controllo:, fa un effetto
devastante)
e) nr. di conto corrente bancario o postale su cui appoggiare l'eventuale pagamento (non
accettare MAI invio di pacchetti con pagamento contrassegno e neppure la visita di
incaricati, esattori, ecc.)
Se il tizio resiste a questo trattamento senza riattaccare e, soprattutto, se fornisce le
informazioni richieste, allora si tratta di gente seria con cui si può valutare l'ipotesi
di una donazione. Nello specifico del quesito, io personalmente propenderei per una
organizzazione di "cacciatori di informazioni", del tipo di quelli che dopo
l'entrata in vigore della L.675 (la legge sulla Privacy, n.d.r.) fecero razzie notturne
nelle anagrafi di molti comuni, per procurarsi i tabulati dei cittadini, da vendere poi un
tanto a riga, quasi sempre ad agenzie pubblicitarie senza troppi scrupoli".
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