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Olimpiadi - Intervista a Marco Re Calegari ad ottobre alla sua terza esperienza con i giochi olimpici
«A Sidney vado per vincere» 

Partirà per Sidney il nove ottobre dove parteciperà alle Paraolimpiadi, che vedranno competere i migliori atleti disabili del mondo e insieme a lui, Marco Re Calegari per l'atletica su carrozzina anche l'altro varesino Fabrizio Macchi.

A poco più di un mese dalla competizione mondiale gli allenamenti si sono fatti ancora più intensi per l'atleta di Cairate, che a Sidney gareggerà nei quattrocento, ottocento, millecinquecento metri su pista e nella maratona. È in forma Marco Re Calegari, anche se per il suo allenatore in queste ultime tre settimane   l'atleta ha messo su qualche chilo, complice forse le settimane passate al mare, ma «la preparazione atletica va benissimo -assicura Re Calegari- mi alleno giornalmente, sono stato tre settimane ad Alassio ed ho continuato ad allenarmi con lo stesso ritmo».

A confermare lo stato della sua preparazione l'ottimo risultato, il primo posto, portato a casa dalla Sardegna.  «In Italia mi difendo bene!» Così commenta Re Calegari la qualificazione al meeting nazionale di tre giorni svoltosi a Cagliari.  

E dopo la trasferta cagliaritana si prospetta una full immersion allo stadio comunale Franco Ossola. Per adesso gli allenamenti durano due ore mezza, ma dalla settimana prossima Marco Re Calegari, che lavora part time, chiederà un mese di aspettativa dal lavoro, per affrontare quest'ultimo mese.

Alle Olimpiadi, le terze per questo atleta, molta energia e soprattutto grande convinzione lo accompagneranno «Non vado a fare una passeggiata -dice- a Sidney vado per vincere!» E dopo l'Australia? «Molto probabilmente mi ritirerò dalle competizioni agonistiche, troppi sacrifici sull'alimentazione, gli orari e poi alla mia età -non si direbbe ma Re Calegari ha quarantuno anni- per raggiungere i risultati di un atleta più giovane devo lavorare il doppio». 

Certo non abbandonerà di colpo, a pochi giorni dal ritorno dall'Australia, partirà già il tre novembre per Palermo dove si svolgeranno i campionati nazionali e poi delle prove che l'atleta varesino non può esimersi dall'affrontare. Sembra infatti non darsi pace per quei due centesimi grazie ai quali un suo avversario milanese, Enzo Masiello gli ha soffiato il record personale nei duecento e nei quattrocento, conquistati nel 1999. E per riconquistarsi nuovamente il titolo andrà in Svizzera, in Germania dove c'è maggiore competizione.

Una passione per lo sport che rappresenta e ha rappresentato molto per Marco Re Calegari, soprattutto in passato, negli anni successivi l'incidente che all'età di ventidue anni gli ha causato l'amputazione degli arti inferiori. «Ho cominciato a rendermi conto della mia nuova condizione al ritorno da Bologna, dall'ospedale dove sono stato ricoverato per mesi.» «Là eravamo tutti nella stessa condizione -aggiunge- non ci facevi caso, ma tornato a casa mi sono reso conto della differenza, gli amici venivano anche a trovarmi, ma con loro non potevo più fare le stesse cose e piano piano sono rimasto praticamente solo».

«È soprattutto la vergogna che all'inizio ti costringe ad una vita riparata, se sei vestito male e la gente ti guarda, torni a casa e ti cambi, ma in questo caso non è la stessa cosa». Sorride Re Calegari mentre racconta di quanto è stato difficile ritornare a vivere una vita qualitativamente apprezzabile, con libertà di movimento, viaggi e quant'altro è possibile fare anche su una sedia a rotelle.

Anche fare dello sport, cosa che all'inizio sembrava paradossale anche allo stesso atleta «Io sulla sedia a rotelle cosa posso fare..?» Deve essere stata più o meno questa la risposta a chi gli propose nel 1988 di provarci. Si trattava di Rodolfo Rossi, allora presidente della Polha, l'associazione polisportiva per disabili, che per lui ha rappresentato la svolta, la reazione all'incidente e ad un periodo molto nero.

«Dal 1990 una soddisfazione dietro l'altra, con molti sacrifici si, ma sono tornato a fare le stesse cose». Oltre alle vittorie l'impegno nell'associazione, nella quale è responsabile sportivo per il settore dell'atletica, le innumerevoli gare a livello nazionale, il bronzo con i millecinque a Barcellona, poi Atlanta e adesso Sidney. «Emozione? No, già a Barcellona ero arrivato rodato, la paura delle prime gare era già passata, certo che gareggiare di fronte a trentamila persone è diverso, ma anche per Sidney sarò tranquillissimo».

Catia Spagnolo

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