Il consigliere regionale Giovanni Martina e il sindacalista della
Cgil Paolo Bursich si sono recati in visita nella casa circondariale di Busto Arsizio. Una
visita che fa parte di un progetto più strutturato, denominato "Agosto nelle
carceri", che segue quelle già effettuate nei penitenziari di Voghera e di San
Vittore, per monitorare le condizioni di vita dei detenuti. «Se paragonata alle realtà
già visitate - dice Giovanni Martina- qui a Busto Arsizio ho trovato, dal punto di vista
igienico e sanitario e complessivamente in tutta la struttura, una buona situazione. Non
sono stati risolti però i problemi di sovraffollamento, gli spazi a disposizione dei
detenuti sono poco rispettosi della dignità umana». Martina
e Bursich appaiono provati e non è certo solo l'effetto della calura estiva. All'interno
del carcere ci sono stati due ore abbondanti, hanno potuto ascoltare e raccogliere le
storie di chi dietro le sbarre ci sta da anni.«Ci fermavano tutti, ognuno dalla propria
cella aveva qualcosa da comunicare. Mi ha colpito la condizione di uno slavo, un
montenegrino, molto giovane, che da tre anni e mezzo è in attesa di giudizio e da
altrettanti anni non puo' comunicare con la sua famiglia. È solo, e i parenti non hanno i
mezzi per venire in Italia a trovarlo. Un altro detenuto invece mi ha ricordato, con amara
ironia, che il wwf si indigna per l'allevamento dei polli in batteria, per l'assenza di
spazio e per loro?»
Nel mese di agosto nel carcere di Busto non si fanno attività
rieducative perché il personale è tutto in vacanza. Si sta parlando di personale
costituito esclusivamente da volontari, perché a loro è affidato il futuro dei detenuti.
«Lo Stato nelle sua azione rieducativa fallisce costantemente- continua il consigliere
regionale (nella foto a sinistra) -. Basti pensare che il 78
per cento di quelli che escono dal carcere ci rientrano nel giro di poco tempo. In realtà
quelli che riescono a ricostruirsi e a reinserirsi nel tessuto sociale sono pochi. C'è un
senso di inutilità sociale, c'è bisogno di progetti e di investimenti seri, soprattutto
da parte di chi le risorse le ha, come la Regione. La Regione fa, ma non abbastanza. Noi
come Rifondazione comunista, ci attiveremo e batteremo nella Commissione consiliare
per i diritti dei detenuti».
Corsi professionali ce ne sono, ma non interessano però tutti
i detenuti; alcuni corsi poi hanno un numero di posti limitato e viene fatta una selezione
tra gli interessati. «Quello del lavoro e della formazione all'interno delle carceri è
un altro capitolo interessante- aggiunge Paolo Bursich-. Spesso nei penitenziari ci
troviamo di fronte alle situazioni che si incontravano nelle fabbriche molti anni fa, con
problemi di sicurezza e di diritti dimenticati».
Sulla questione amnistia e indulto, che negli ultimi tempi aveva alimentato
non poche speranze nella popolazione carceraria, Martina è perentorio.«Quella è stata
un'operazione cinica del Polo e della Lega. L'iniziativa e la richiesta non erano partite
dalle carceri e dai detenuti, ma da chi aveva un altro scopo, cioè sdoganare i
protagonisti di tangentopoli. Una volta posti i paletti alla questione la cosa è stata
fatta cadere. Si è alimentata una falsa speranza sulla pelle di questa gente». (nella foto sopra il carcere di Busto Arsizio)
La visita e la denuncia della condizione carceraria da parte dei
consiglieri regionali di Rifondazione comunista continuerà anche a Ferragosto. Visite in
più carceri lombarde, tra cui anche i Miogni di Varese.
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