| "Questi, li si vede sempre in
uniforme militare con a fianco lo strumento dell'assassinio, la sciabola. L'assassinio è
per essi un mestiere. Ma basta che uno di loro venga Assassinato e li udirete recriminare
e Indignarsi" (L.Tolstoi) Così Tolstoi, al culmine della sua carriera
letteraria definiva il regicidio, riferendosi a quel 29 luglio 1900, alle ore 22.30, nella
città di Monza, quando l'anarchico Gaetano Bresci, uccise il re d'Italia Umberto I°.
Sono passati alcuni giorni da questa storica ricorrenza, e lontani dalle retoriche
commemorazioni monarchiche e le allegre rivendicazioni anarchiche, vorremmo aggiungere un
tassello che interessa anche la nostra storia locale per quell'accadimento, che trovò
molti detrattori, ma anche molti sostenitori per il gesto rivoluzionario del libertario
Bresci, gesto che va comunque giudicato in quel contesto epocale. È uscito proprio in
questi giorni, per la casa editrice Storia Ribelle di Biella, un libro intitolato
"Gli anarchici che uccisero Umberto I°. (sopra:
A. Beltrame , L'assassinio del re Umberto I da parte dell'anarchico pratese Gaetano
Bresci, disegno di copertina de La Domenica del Corriere, 6 agosto 1900 )
L'autore ed editore Roberto Gremmo, dopo accurate ricerche nel Fondo
Bresci, custodito nell'Archivio di Stato di Milano, riscrive un pezzo di storia e la
stravolge tranquillamente, forte delle sue ricerche. E il personaggio principale di questa
storia è un cittadino di Busto Arsizio, il chimico Romolo Galimberti, che un secolo fa si
trovò proprio vicino a Gaetano Bresci. Galimberti fu l'unico testimone tra virgolette
laico, tra i tanti carabinieri, militari e cortigiani, che la pubblica accusa convocò,
durante il processo all'anarchico. Ma non fu solo questa la sua caratteristica, infatti la
sua deposizione era in netto contrasto, con quelle date in pasto all'opinione pubblica. La
versione ufficiale, negli atti del processo, diceva che l'attentatore aveva preso la mira
e colpito con tre colpi Umberto I°. Mentre Galimberti sostenne che i colpi sparati furono
quatto.
Dagli atti del processo: «Dalla folla ho visto protendersi il
braccio di un individuo, armato di rivoltella, che ha sparato un primo colpo contro Sua
Maestà, ma a mio avviso ,mi è sembrato dal fuoco dell'esplosione che quel colpo non
possa aver colpito il Re, perché sparato troppo in alto. Poi vidi un individuo dare un
colpo al braccio dell'assassino, il quale sparò ancora tre colpi contro Sua Maestà
escludo che altri possa aver sparato contro il Re...».
La descrizione di Galimberti sia in istruttoria, che in fase di
processo, cambiano completamente la dinamica dei fatti, sarebbe stato quindi
involontariamente il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Salvatori a deviare i colpi
omicidi su Umberto I°. Le imbarazzanti testimonianze del bustocco, mettevano in cattiva
luce l'Arma e potevano dare una svolta clamorosa alla sentenza nei confronti di Bresci.
Non fu così, il collegio giudicante e gli accusatori avevano già preconfezionato sia la
verità che la condanna per l'anarchico. Sette anni di cella di isolamento e poi
l'ergastolo, da scontare nel carcere di Porto Azzurro all'Elba. Il 22 maggio del 1901
venne annunciato il suicidio di Gaetano Bresci.Stessa sorte toccò al maresciallo
Giuseppe Salvatori, dopo essersi congedato dall'Arma tra onori e prebende, la sera del 30
marzo 1910, si suicidò gettandosi nel torrente Aposella, nei pressi di Imola. Del chimico
bustocco Romolo Galimberti si sono per il momento perse le tracce, ma stiamo indagando.
Bibliografia : casa editrice Storia Ribelle Casella postale
292 13900 Biella Pier Carlo Masini, Storia degli anarchici italiani nell'epoca
degli attentati, Rizzoli Editore Milano 1991
Luigi Bonante, Terrorismo internazionale, Giunti,
Firenze 1994
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