| Prostitute albanesi e prostitute africane.
Due clan etnici, due modalità organizzative diverse, due fronti dello stesso fenomeno. La
zona della statale Varesina rappresenta un punto di riferimento la prostituzione. Nei mesi
scorsi erano state soprattutto organizzazioni albanesi a prendere il controllo della zona.
Una situazione bloccata da una complessa indagine della Questura di Varese, l'Operazione
Acheronte, che questa primavera fece scattare le manette a circa 30 persone italiane e
albanesi. Si trattava di un gruppo di persone legate
prevalentemente da vincoli familiari e provenienti da alcuni quartieri della città
albanese di Durazzo. Insieme a questa organizzazione, alcuni italiani vivevano a margine
del racket, prestando assistenza logistica e accompagnando fisicamente le ragazze sul
luogo di lavoro. Una gestione particolarmente crudele, quella degli albanesi, dediti ad un
vero e proprio commercio di connazionali e di ragazze moldave, valutate con grande favore
in questo momento dai mercanti di donne.
Le prostitute africane hanno invece un'altra modalità di
aggregazione. Le ragazze non sono gestite da protettori radicati nel territorio. Vivono
più facilmente nelle grandi città, in qualche modo controllate dai loro padroni per
questioni legate al permesso di soggiorno, e si spostano con frequenza. Il fenomeno del
pendolarismo é stato in passato associato principalmente alla prostitute nigeriane che si
spostavano sull'asse ferroviario Milano-Torino. Nella nostra Provincia sono presenti
soprattutto ai confini con il Piemonte, nella zona tra Castelletto Ticino e l'aeroporto
intercontinentale Malpensa 2000.
Le "nere" si muovono quasi sempre in coppia, ai bordi
delle strade. Non tengono con loro la borsetta con i soldi e spesso cambiano posizione
dopo qualche mese. A Lonate Ceppino, secondo quanto riferito dalle forze dell'ordine,
c'erano solo due prostitute di colore che da tempo battevano la zona di Via Veneto.
Grossi problemi di concorrenza con altre prostitute non ce n'erano
mai stati, almeno alla luce del sole. Le controversie infatti si regolano sottobanco,
magari con una scenata tra donne, con intimidazioni o anche con percosse. Raramente si
arriva alle lesioni o all'omicidio. L'importante é non fare troppo rumore.
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