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Ore 11.05.37
Giorno
04/06/07
Il quartiere di Sant'Anna
Cassano Magnago – Sette famiglie, quaranta persone, roulottes e auto scassate. Da anni i Rom vivono tra Saronno, Busto e Cassano Magnago
Né santi né mostri: viaggio tra i nomadi di via Gasparoli

Jelena é seduta davanti alla roulotte. Sorride. Dall’alto dei suoi 77 anni guarda il campo nomadi di via Gasparoli. Sette famiglie e quaranta persone in tutto. Jelena è nata in Francia e ha girato l’Europa come ogni zingaro Rom. I suoi parenti dicono sia molto brava a divinare il futuro, in particolare con i fagioli secchi, 41 bulbi che vengono sbucciati opportunamente secondo un antico rito, che loro assicurano essere infallibile. Ogni tanto vengono anche delle signore da Cassano Magnago per ascoltare le sue profezie. Si fanno leggere il fondo della tazza, dopo aver bevuto con lei il caffè turco. Perché nel fondo della tazza, dopo aver ingerito la bevanda, ci sarebbe la traccia dell’anima. La figlia, Miriana Stonojevic, 43 anni, già nonna a dispetto dell’età, ha voglia di parlare. Sa che sulla loro testa pende un'ordinanza di sgombero: «vogliamo restare qui. Siamo in condizioni igieniche difficili, ma vogliamo che i bambini vadano a scuola e poi a lavorare». Ma come si mantengono questi nomadi? «Vendiamo fiori – spiega Nebojsia Jovanovic, 43 anni – qualcuno va a fare la carità, ma non i bambini». Già. I bambini. Ce ne sono molti in giro. Vanno in bici o siedono fuori dalle roulottes. Jovanovic, detto Pusko, è serbo. In Jugoslavia la casa ce l’ha. Ma manca dal suo paese dall’età di 12 anni. «Non saprei più che fare lì» dice. «Qui i nostri bambini vanno a scuola». E mostra le pagelle. Che non sono affatto male, con voti che vanno dal buono al distinto. Ne leggiamo una: «K. Non ha fatto alcuna fatica ad inserirsi nel nuovo ambiente allacciando rapporti positivi con i compagni. Partecipa volentieri alle attività, generalmente presta attenzione, sa organizzarsi in modo autonomo quando comprende con sicurezza le richieste. Procede gradualmente negli apprendimenti». Le altre dicono più o meno le stesse cose.

Le condizioni igieniche non sono granché. Per i bisogni vanno nel bosco e l’odore a tratti si sente. Le roulottes all’interno sono pulite e dignitose. Le auto non sono di grossa cilindrata. «Non sono nostre le Mercedes» dice Pusko. Dopo un attimo però arriva proprio una Mercedes nera molto lussuosa. «È un nostro amico che viene da Milano». «Sì è vero – ammette sempre Pusko – qualcuno di noi rubava, ma da quando siamo qui non é più successo. Qui noi vogliamo restare onestamente. Io sono operaio. Adesso lavoro come muratore saltuario a Milano. Alcuni di noi sono iscritti in cooperative per le pulizie domestiche». Ma che un ricercato per omicidio sia passato da qui, non lo negano. «È passato perché lo conoscevamo, ma non si è fermato». Qualche giorno fa, il comunista Renato Pagnan diceva al sindaco che i nomadi non sono dei santi, che se qualcuno ruba non bisogna scontare nulla, ma che contemporaneamente non sono persone così diverse da noi. L’impressione è proprio questa. Un pizzico di furberia forse è da mettere in conto. Se la guardiamo dal lato giudiziario, poi, rileviamo che spesso i nomadi si macchiano di reati di furto e ricettazione. Raramente di rapine e omicidi. Quanto al resto non c’è proprio nulla di cui aver paura ad andare in via Gasparoli. Tanto che qualche settimana fa ci sono venuti 150 bambini con le parrocchie. È passato anche il sindaco, dicono loro, ma è rimasto in macchina e poi è andato via. Dicono di volere solo acqua e luce, e di non chiedere nessun sussidio, che poi, il lavoro, se lo cercheranno da soli. Pochi giorni fa è venuta una vigilessa a spiegare come dovevano dividere i rifiuti, tra sacchi gialli e sacchi viola. «Siamo andati anche a noi a comprarli, i sacchi, come tutti gli altri cittadini». Di Uslenghi non vogliono parlare. «Lui ci odia» dicono. Per capire le sue intenzioni, dovrebbero chiedere alla vecchia Jelena di leggere il fondo della sua tazza di caffè.
«Sarà molto difficile che venga a prendere il caffè con noi» dice Jelena in francese. E ride.

R. R.

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